vietate le sculacciate, soltanto sui bambini.

«ieri a leggere la notizia mi stavo sentendo male. pensa se vietassero anche qui lo spanking, come in Inghilterra, nei film porno, pissing e face sitting …».
«lo sai che se dici “spanking”, o “pissing” nessuno ti capisce qui in Italia?».
Marité ride: «pensa che perfino alla Farnesina c’è gente stipendiata che parla soltanto romanesco, non mi meraviglia che ci siano in giro tante troie che non sanno ciò che fanno».
«e poi, senti che suono… SPANKING!, e ti pare di sentire il colpo sulle chiappe!» dico io, battendomi la mano aperta sulla coscia.
«huuummm… », facciamo in coro.

ridiamo, sebbene ci venga un po’ da piangere.
«per pagare la prima rata di Equitalia ho dovuto alzare tutte le tariffe», mi fa Marité rabbuiandosi.
nessuna delle due parla più.
immagino i suoi vecchi clienti che contrattano, su da lei ai navigli, per quei tre euro in più su ogni prestazione che sul rapporto completo pesano eccome, come quando vai a comprare indumenti sportivi in un ipermercato, e alla fine esci con due bustone e un conto ben più salato di quanto avevi previsto, perché più è basso il costo più sei invogliato a comprare.

così, Maria Teresa, la mia amica che con tre lauree fa marchette per fare la spesa, sospirando mi racconta le sue ultime scoperte su Equitalia: «e quindi son stata dl commercialista… e poi dall’avvocato, e ho saputo che sebbene la legge sostenga l’incostituzionalità di richiedere più del 20% dell’introito mensile del contribuente, loro se ne fottono».
«cioè?», dico io allargando gli occhi per la sorpresa.
«cioè ti chiedono il foglio ISEE ma alla fine la rata deve essere dell’importo che dicono loro… sebbene fuori legge, anche se non sai come fare a pagare».
«e nessuno li arresta?».
«no».
«e non si può fare niente?».
«no».

provo a dire ancora qualcosa ma nessun improperio mi pare abbastanza incivile e incisivo. viviamo in un Paese in cui le leggi sono palesemente eluse da SpA che fanno le veci di Enti pubblici e nessuno reagisce.
restiamo tutti con il culo all’aria a farcele dare di santa ragione, ma senza neppure il piacere di prenderle.

qui la mia ultima pubblicazione

esibizionisti

in tutto questo inutile cercare spiegazioni agli altrui suicidi, alle violenze tra adolescenti ubriachi nei bagni delle discoteche e a quelle sulla nostra pagina FB, dove ogni giorno qualcuno si prende la briga di venirci a insegnare come stare al mondo, mi sono dimenticata di scrivere della legge che consentirà di masturbarsi in pubblico senza finire in galera. la multa fino a 12mila euro potrebbe essere scoraggiante, sebbene pensi sia del tutto inutile, giacché gli esibizionisti godono proprio perché è proibito farlo, e chi ne è vittima, solitamente adolescenti timide/i, non correranno mai a chiamare aiuto nel momento opportuno. ma sono le contraddizioni di un Paese che non ragiona più, e che solo 10 anni fa chiedeva di punirli al pari degli stupratori

di esibizionisti ne ho visti tanti, e tutti quando ero troppo giovane per prenderli a martellate sulla testa. anche se a me la violenza mi immobilizza ancora oggi.
tante volte, anzi, mi domando se maschi con questa natura: padri di famiglia pingui, bavosi e osceni, siano stati collocati tutti negli anni 70′ (verso la fine), per tendere agguati a ingenue ragazzine senza web che in TV guardavano Heidi e Happy Day’s, oppure se ce ne sono anche oggi da vedere live, magari conservati in qualche teca nei musei di zoologia, giacché la maggior parte son tutti sul web, finalmente liberi di mostrare il proprio arnese.

l’esibizionista classico si appostava nei pressi delle scuole, elementari e medie, in una utilitaria fatiscente verde o arancione. aspettava pazientemente che la folla diminuisse e la malcapitata  si attardasse con le amiche davanti ai cancelli per poi seguirla, e rallentare nei pressi delle vie isolate domandandole: ragazzina, vieni qui, che me la dai un’informazione? e lei abboccava, restando impietrita con le lacrime agli occhi a bordo marciapiede, o scappava con il cuore pieno di rabbia per non essere maschio, adulto e armato.

una sera ne vidi uno che avrebbe potuto lavorare in un circo. io quindicenne rabbiosa seduta sulle scale della mia casa in viale Kennedy in attesa del fidanzato di turno, e il maniaco, alle dieci di sera, si masturbava su un Ciao rumoroso andando su e giù per il  viale deserto. non era facile eh… il movimento masturbatorio mal si accorda con quello di acceleratore e frizione sui manubri. e faceva anche linguetta, per non farsi mancare nulla. ed io piansi lo stesso, nonostante fossi armata di coltellino e di più esperienza, perché era nello sguardo concupiscente il germe della violenza che avrei subito ancora.

la fotografia del paese

ciò che mi lascia perplessa degli intellettuali moderni è l’incapacità di vedere dove si trovano.
siamo in un Paese del mediterraneo pieno di corpi emersi che non sono isole ma vittime della guerra, nella terra degli evasori fiscali e dei graziati come Gianna Nannini e Valentino Rossi, e noi, disoccupati e pezzenti, riceviamo a giugno copiose di minaccia da Equitalia che non onoreremo mai.
io, almeno, non possiedo neppure una bicicletta.
la borghesia l’avete fatta fuori, rilanciando invece bancari ladri e cafoni con il cabinato a motore.

siamo un Paese in cui si parla per lo più dialetto e l’analfabetismo è dilagante quanto l’arroganza di chi si siede dalla parte sbagliata, dove in definitiva anche chi scrive parla dialetto, e in cui si sbagliano anche gli hashtag.
e anziché discutere di come risollevare la sintassi elementare del popolo, attaccando magari le riforme della scuola, o proponendo in RAI programmi educativi del genere “non è mai troppo tardi”, qui si fa finta di niente ci si litiga la stampa delle 70/80mila copie (questi sarebbero i numeri ma secondo me son gonfiati) che la magica fascetta dello Strega farebbe vendere.
minchia, 70mila lettori di Albinati?
ma se 70mila non hanno nemmeno letto I promessi sposi?

e quando vedo la gente vera capisco perché il voto politico è per lo più una scelta di disperazione, perché i critici popolari di Anobii s’infastidiscono per le citazioni, perché quello stronzo di D’Alema sta ancora in TV, perché il populismo sarà la nostra tomba.
un Paese cresce solo con la cultura.
l’Europa andava costruita con la cultura.
e invece.

gli stessi che ovunque.

arrivano, ti follouano e se non ricevono il follow back defollouano.
se non ricevono un rilascio immediato di dopamina, puoi anche essere Moravia, non si fermano.
ti copiano e non virgolettano.
citano ma storpiano ciò che hai scritto.

ciò che non possono decifrare è brutto.
ciò che è alla loro portata è bello.
ciò che è difficile da leggere è mal scritto.
ciò che è semplice è un capolavoro.

ti fottono il parcheggio.
alla cassa del cinema ti passano davanti.
parlano ad alta voce durante la proiezione.
inviano messaggi lasciando alto volume della tastiera.

portano il pupo al ristorante.
raccontano della cacca del pupo al ristorante.
se al ristorante il pupo piange non è colpa loro.
al buffet si riempiono il piatto per abbandonarlo pieno sul proprio tavolo.

amano i cani ma non li educano.
non inseriscono il chip ai cani.
non raccattano le deiezioni dei propri cani.
se i cani disturbano il nuovo assetto familiare li abbandonano.

lavorano per lo più in uffici pubblici.
sono per la meritocrazia ma anche per il voto di scambio.
parlano con il boccone in bocca.
postano foto languide sugli anziani ma poi li maltrattano.

sui treni regionali urlano abbasso Berlusconi.
nel segreto della cabina elettorale votano Berlusconi.
educano i figli adolescenti a suon di schiaffi.
si fanno le seghe su youporn e sulle adolescenti.

i loro slogan sono, libertà e uguaglianza.
che la fraternità vada pure a farsi fottere, a meno che non abbia il loro stesso cognome.

(P.S. non facciamo come sui social, dai quali sono scappata, non venite qui sotto a scrivere che VOI lavorate in un ufficio pubblico MA non siete cafoni. non sono dio, anche se mi piacerebbe: parlo soltanto di ciò che conosco).

da te non me l’aspettavo

perché vi meritate tutti l’isola dei famosi.
perché, appunto, avete difficoltà a leggere un paragrafo intero comprendendo il senso della frase.
perché forse necessitate di occhiali.
perché avete guardato il mio dito e non la luna.
perché siete voi i primi a non tollerare chi la pensa diversamente. o forse, semplicemente chi pensa.

ieri ho scritto un post circa il fatto che son stufa e stanca di tutto questo parlar male del Presidente Mattarella senza che si sia nemmeno insediato, che l’invito a B. è dovuto perché il Presidente è una figura istituzionale “super partes”, che ho conosciuto degni membri della DC, che in definitiva la DC di ieri ha rubato meno che il PD di oggi, che comunque Mattarella è l’unico parlamentare che si sia dimesso perché una legge che aveva combattuto era invece passata e, concludendo, che siete pappagalli che ripetono ciò che leggono.

il capo dello scontento e il Re della dietrologia è come sempre Travaglio, che io detesto pur sognando spesso di fare sconcezze con lui.
non amo “Il fatto quotidiano” per molte ragioni e che talvolta dica anche cose giuste non toglie niente a ciò che penso della testata in sé.
è il giornale dei radical chic per eccellenza, di chi ha sotto il culo la pensione garantita, di chi vive in Indonesia facendosi servire dagli indigeni per pochi dollari e di chi non fa un cazzo per cambiare questo Paese.
ciò che per me è GRAVE, in special modo quando si perora MERITOCRAZIA e trasparenza, è che il quotidiano in questione non conceda di inviare il proprio curriculum e che, il modo di diventare BLOGGER NON RETRIBUITI DE “il Fatto Quotidiano” per me rimane un mistero.
bisogna forse appostarsi sotto la redazione?
o come sempre avere “i numeri” giusti?

a me tanto basta per NON comprare quel giornale e NON credere a tutto ciò che dice.
tra l’altro, vero è che avete la memorietta corta, non sono poche le rettifiche fatte dal giornale di Padellaro cui ho dedicato oggi fin troppo spazio ed energie.

un consiglio agli amici di FB comunque mi sento di darlo.
il fatto che abbiate cliccato su qualche mio post o letto di sfuggita un mio stato o gioito per l’uscita del mio romanzo, che comunque non avete comprato, non fa di voi dei miei amici.
ci si aspetta qualcosa da chi si conosce.
ci si aspetta qualcosa, sempre quella, da chi non cambia mai.