manicheismo o più semplice ignoranza?

tra incazzatura e felicità esistono tante e diverse sfumature.

l’incazzatura prevede sempre un piglio un po’ volgare, la bocca atteggiata nell’insulto, l’espressione arricciata dal disgusto.
la felicità senza alcuna sfumatura ci induce allo sguardo beota di chi non merita.
ma esiste anche la gioia, la trascurata gioia un po’ infantile che esplode di vocali, l’appagamento adulto, la contentezza, che con tante dentali è per forza spumeggiante.
la rabbia esagerata può essere ancora più molesta e diventare furia, anch’essa cieca, travolgente, folle. ma può anche trattarsi di un’irritazione curabile. o di un dispiacere, che prevede un pizzico di compassione verso l’imbecille che non è stato in grado di strutturare una scusa adeguata alla propria mancanza di rispetto, e di attenzione.

dove l’abbiamo messa l’attenzione?
tutta nello smartphone?
se sono capace di dare un nome a tutti i miei stati d’animo posso anche vivere più gradazioni di felicità o di disappunto. così per l’amore, che può essere attrazione e basta, affetto fraterno, niente di più che un passeggero colpo di testa.

perché più il nostro vocabolario è ricco più abbiamo pensieri da sviluppare, parole per spiegare, gradazioni di dispiacere da curare, sfumature di odio da dispensare.

“L’unico modo per far finire la violenza è smettere di usarla” Gino Strada

postare e rituittare è facilissimo, mettere in pratica il suggerimento di Strada pare proprio di no. il nostro è un microcosmo dove non si smette mai di combattere. gonfi di autostima procediamo armati fino ai denti perfino quando andiamo al supermarket. proviamo a dare un’occhiata allo specchio e al ghigno che mostriamo al mondo, prima di affermare che non è così. fotografiamo la bruttezza, quella che con ferocia mostriamo al vicino di carrello.

la guerra si combatte ovunque: per trovare parcheggio, al cinema, quando guardiamo con sospetto il tizio in fila che tenta di superarci, e così alle poste, o dal panettiere. durante il consiglio di classe, quando alziamo la voce perché vincano i nostri punti di vista sull’educazione del cucciolo. a calcetto. a danza, a scuola di musica: perché nostro “futuro” sia anche celebre e ricco. combattiamo con il talento altrui, anziché apprezzarlo, con la giovinezza, la bellezza e la realizzazione di chi ci sta intorno. con i follower in aumento di Tizio e Caio. miseramente, proviamo gioia, che è solo in apparenza sconforto, per chi cade in disgrazia e si leva di mezzo.

insultiamo, più che cedere il passo: per strada, su social, contro quello che sta dibattendo in TV e che ne sa sempre meno di noi. secondo noi. combattiamo con le unghie per il lavoro, per tenercelo stretto o portarlo via a qualcuno, per quella parte in teatro o per lo spot televisivo, per il provino, per la tesi di laurea, per la pubblicazione del nostro capolavoro. combattiamo contro il nostro corpo a cominciare dalle cellule, fiaccate o ribelli, pronte all’autodistruzione. combattiamo con la morte.

citiamo Maestri Zen, ci gonfiamo di hic et nunc, ma restiamo attaccati al futuro, rifiutando il normale ciclo delle stagioni, della vita, e della sconfitta naturale che è conseguenza di ogni guerra, che bisogna mettere in conto, e per una volta accogliere.

botte

non giustifico chi rimane ma deploro chi non capisce.
si parlava di una legge che tutelasse le donne consenzienti attraverso denunce di terzi.
manco fossimo povere imbecilli, incapaci d’intendere, scemotte.
ne conosco alcune che il giorno dopo essere state picchiate a sangue leccano i piedi al proprio uomo giurandogli amore eterno, le mani che le hanno colpite, le dita che le hanno molestate.
che ne sapete voi.
non è masochismo. si chiama complicità, senso di colpa, complesso di cenerentola. abitudine.

credo si possa fare poco o niente per chi preferisce andare in giro con braccia e gambe coperte piuttosto che aprire gli occhi e mostrare i lividi.
ma si può fare qualcosa per la frustrazione di chi si sente poeta ma non ce l’ha fatta e insulta il prossimo dal proprio blog sentendosi, così, onnipotente.
meglio l’oblio.
meglio le botte.
meglio qualunque cosa che piangersi addosso affermando che piove.