gollismi e scrittori perduti.

stanotte mi ripassavo tra le mani l’ultimo volume letto dello scrittore ebreo russo  (e poeta) Romain Gary, ultimo in assoluto finché Neri Pozza non tradurrà qualcosa di nuovo. “Delle donne, degli ebrei e di me stesso” è una raccolta di interviste (troppo breve) che parla di femminismo, argomento caro a Gary, di questione ebraica e guarda caso anche di gollismo, e di come per esempio tanti confondano patriottismo con nazionalismo, quest’ultimo sentimento tipico dei regimi totalitari e populisti, o che, pensando al Generale, lo si accosti con convinzione alla destra razzista, dimenticando che invece ha liberato l’Algeria dal giogo francese.

comunque sia, tutto ciò che di sensato si scrive è ormai inutile, l’80% delle persone “social e non” apre raramente un libro, parla per sentito dire, digita per affermare senza sapere, e combatte per farsi bannare, restando così delle proprie idee messe assieme guardando un po’ di TV.

Gary politicamente assomiglia a mio padre, un uomo sensato, insomma. afferma ad esempio che il suo essere di sinistra e antirazzista, perché l’autore di “Cane bianco” e “Le radici del cielo” non può essere definito altrimenti, non ha mai superato l’orrore della fede comunista, ossia del tesseramento senza possibilità di replica. Gary vota il programma e non l’ideologia,  il contrario di quanto avviene oggi nell’homus digitalis, che  va per slogan e nemmeno conosce i punti principali del partito cui aderisce, e che promuove in rete instancabilmente quasi fosse una questione di onore personale.

da questa esperienza letteraria durata più di un anno, ho guadagnato un amico per la vita, (fossi ancora giovanissima anche un amante, ma Gary le voleva ragazze), un gran carico di informazioni e un racconto su di lui che proporrò inutilmente a un Concorso, ma senza rancore, perché soprattutto, l’uomo dagli occhi “trasparenti come zaffiri” mi ha insegnato che la critica letteraria era inutile e poco obiettiva anche 50 anni fa, e che sono sempre i meno meritevoli a salire sul carro dei vincitori, checché ne dicano certi addetti ai lavori.

qui il mio ultimo libro.

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essere in due

La coppia è una nozione essenziale, fondamentale, primordiale, che non può certo essere divisa in parti “d’indipendenza”. La vera coppia costituisce un’unità in sé che non è costituita da un solo uomo e una sola donna, ma che è la coppia in sé. Per questo, torno a ripeterlo, la coppia è un uomo che vive una donna; una donna che vive un uomo. La coppia va “al di là di ogni appartenenza di genere”, oltre ogni concezione “separatista”, è un’altra dimensione, un altro sesso, un’altra specie. Nella coppia non è più possibile sapere chi dei due ruoti intorno a chi: ognuno è serra, ognuno è sole“.
Essere in due per me è l’unica unità concepibile.

Romain Gary
Vita e morte di Emile Ajar, Neri Pozza

farselo tutto e ripetutamente.

vabbeh, sto di doppi sensi, un po’ perché sono annoiata dai luoghi comuni di cui riempite la mia casella di posta elettronica, manco avessi scritto una trilogia con donne in reggicalze invece che sei racconti sulla pornografia sentimentale, un po’ perché quando il titolo è ammiccante ci cascate sperando in una confessione hard core e io invece vi frego con consigli di lettura.

vi racconto brevemente di Romain Gary, di cui non posso per ovvie ragioni dirvi tutto ora, ma limitarmi a brevi cenni provando a restare in tema, sorvolando anche il discorso sugli pseudonimi che anche i partecipanti a #ioScrittore ormai conoscono.
del gaullista Gary mi sono messa in testa di leggere l’opera omnia un paio di anni fa, cosa che non mi riuscirà data la mole di scritti (circa ventinove romanzi), e le scarse traduzioni in italiano (la maggior parte Neri Pozza), ma che sto conoscendo comunque a fondo, come un amante che s’incontra spesso. perché capita così quando ci s’innamora di un autore, che lo vuoi tutto e finisce anche per annoiarti, o angosciarti, come mi capitò con Buzzati, forse perché ero troppo giovane.

la conclusione che ho tratto è che uno scrittore, come un amante, si ripete ma può sorprenderti proprio quando pensi che sia finita. si ripete all’interno di un romanzo, come succede a Romain nell’acclamato Le radici del cielo, Premio Goncourt 1956, comunque da leggere perché unico per le tematiche ecologiste, e si ripete nello stile, un po’ involuto come nel caso del conosciutissimo La vita davanti a sé (Premio Goncourt 1975) e l’introvabile L’angoscia di Re Salomone, che in comune hanno l’ebraismo e il tema della vecchiaia e della morte, o Il mio caro pitone che racconta invece la solitudine dell’uomo moderno.

ho capito anche che un autore deve essere libero di scrivere ciò che vuole senza seguire la moda del momento, o i dictat degli editor, perché sono le nostre ossessioni a voler scrivere e noi non siamo che il loro tramite, perché come lui stesso sostiene in quello che per ora mi sembra il suo più emozionante romanzo, La promessa dell’alba, sono risposte che un vero artista cerca, non la celebrità: L’assoluto mi rivelava improvvisamente la sua presenza inaccessibile, sicuramente nacqui quel giorno, come artista; attraverso lo scacco supremo che è l’arte, l’uomo, eterno ingannatore di se stesso, cerca di contrabbandare una risposta ciò che è destinato invece a restare un tragico interrogativo. 

Pioggia Dorata, ora anche in ebook

dare la vita per un ideale

Romain Gary è un autore pieno di passione. sì, certo, era un politico, da ragazzo arrivò a pregare de Gaulle che lo lasciasse partire per la guerra, salvo poi scriverne atrocità, come sul colonialismo, lui, francese, impiegato al Ministero degli esteri, Ambasciatore, politologo.

la sua vera passione era la natura, nei suoi numerosi spostamenti viaggiava con due cani, tre gatti e un tucano. ne scrive ne romanzo “Cane bianco”, che racconta la lotta delle pantere nere e di un cane bianco, trovato davanti alla sua porta di casa a Hollywood, dove viveva con Jean Seberg. il suo cruccio erano gli africani, l’impronta distruttiva che noi bianchi abbiamo lasciato nella loro vita (e lasciamo) soltanto per interessi economici, per fare, delle zampe degli elefanti, cestini della carta da ufficio, con le loro zanne posacenere e collane.

quando leggo Gary penso si sia suicidato per stanchezza. amava troppo la vita, ne era entusiasta, perciò scriveva così bene. e mi domando se esistano ancora uomini come lui, o se siano ridotti tutti davanti allo specchio a fare lo storytelling del proprio brand su Instagram e Twitter. che poi, vaffanculo, in italiano si dice NARRAZIONE.

sì: conservatrice, passatista… quello che vi piace di più. vorrei soltanto capire se esiste ancora qualcuno, uomo o donna, disposto a dare la vita per un ideale, come Morel e Minna ne “Le radici del cielo”, che arrivano allo stremo, alla dissenteria e ai miraggi, per affermare la libertà degli elefanti.

il fatto è che non riusciamo più a pensare ad altro che a noi stessi. ma la vita che si svolge tra noi e noi è così misera da non consentirci di raggiungere alcun sogno di celebrità. perché è soltanto se dai che ti viene restituito, tutto il resto è storytelling, non narrazione.

appunti di scrittura 1

ho terminato stanotte “Biglietto scaduto”, di Romain Gary, e mi piacerebbe sottoporlo a certi Editor accreditati che si danno arie da esperti, e insistono pure, e valutano romanzi un tanto al chilo come salumi, seguendo mappe piene di acronimi e di regolette che sciorinano in lingua inglese soltanto per metterti a disagio. ricordo di uno che per “Pioggia Dorata” (che non ha avuto editing ma soltanto la mia revisione) insisteva dovessi aggiungere descrizioni realistiche degli ambienti. oddio, ma dove ha studiato?, perché il punto è proprio questo, che l’editing non s’impara, come non s’impara a leggere. senza contare i lettori che dimenticano un romanzo dopo nemmeno una settimana che l’hanno letto. mentre scrittura e lettura hanno un gran bisogno di memoria.

facciamo il punto sulla descrizione degli ambienti contenuti in questa bella storia che potrei inserire -giusto perché pare fondamentale oggi dare una traccia al lettore-, tra il thriller, il politico e il sentimentale. della casa di Jaques, il protagonista, Gary descrive poco niente. eppure io l’ho immaginata tutta: ampia, open space e stanza da letto, terrazzini che danno su una grigia strada parigina, arredamento essenziale da single ricco. di casa di Lili la prostituta, Gary ci mostra un elemento soltanto, la poltrona rossa sulla quale Jaques, disperato, siede.

di Laura sappiamo ciò che serve a capire quanto sia bella. senza dover conoscere la misura esatta di reggiseno, ci è bastato vedere il suo largo cappello di paglia, o il nastrino di velluto al collo. anche Dooley, l’incontro iniziale che darà il via alle riflessioni di Jaques, e che sarebbe stato  gonfiato di elementi “realistici”dal neofita della scrittura e narrato per mezzo della solita descrizione pedissequa: lo vidi al bar, era alto così e messo colà… invece Gary fa entrare in scena il vecchio industriale raccontandoci pettegolezzi su di lui, tralasciando del tutto il bar dove i due si danno appuntamento e gli ombrellini nei bicchieri, dimenticando giustamente di metterci al corrente di ciò che essi vedono e ascoltano.

per me nella scrittura ci sono poche regole, e sicuramente una è quella di non seguire regole, l’altra di evitare gli editor di primo pelo e i corsi di scrittura, ma impegnarsi a leggere almeno due romanzi non di genere al mese. le regole di questi addetti ai lavori sono una gran presa in giro, perché alla prima stranezza letteraria che puzza di sperimentazione gridano al miracolo, s’inginocchiano e si battono il petto, mandando a fanculo ogni “regola” in nome del coraggio.