nepotismo fascista

il figlio di Giovanni Gentile per esempio, Giovannino, fu un noto raccomandato fascista. no, perché quando parlate della meritocrazia del ventennio non avete neppure idea di che cosa dite. pare addirittura che quel genio di Ettore Majorana fosse sparito proprio a causa di ciò, quando vide il giocondo pargolo di famiglia entrare nel portone del Regio Istituto di Fisica dell’Università di Roma senza averne diritto.

quando ero ragazza io, che sembrano secoli fa per la cultura del rispetto che regnava sovrana, essere figlia del Prof, e poi di che Prof, era già di per sé sinonimo di privilegio. eh sì, immaginate la mia gioia nell’essere tenuta sotto osservazione dai Prof che temevano una mia debacle e dai colleghi studenti che magari l’auspicavano. il puntuale “ah, tu sei figlia della Bibolotti”, era condanna certa, domande assai più difficili, verifiche.

anche quando affrontai la difficilissima audizione per la Silvio d’Amico (620 richieste per 12 posti) mi trovai in grande difficoltà. mia zia Barbara Valmorin, attrice ronconiana e cobelliana di grande rettitudine, mi persuase a non fare mai il suo nome, che sarebbe stato controproducente. puntualmente (il mio è un cognome che non si scorda, soprattutto se sei stato comunista) Mario Ferrero m’individuò subito come la nipote di quella “mezza toscana polemica” che lavorò per lui nella Fedra quando ancora non aveva cambiato cognome ed eccomi marchiata a fuoco. il: vediamo un po’ come se la cava la nipote della Valmo fu il ritornello odioso della mia formazione artistica.

oggi, invece, che bello. fratelli recensiscono sorelle, mogli pubblicano mariti, fidanzati nominano fidanzate a capo delle imprese. oggi il nepotismo non è soltanto inevitabile ma addirittura esibito. tanto, se poi ti azzardi a mettere in dubbio le capacità del raccomandato, minacciano di trascinarti in Tribunale.

qui Pioggia Dorata, la raccolta erotica da leggere con entrambe le mani

qui il mio romanzo uscito per Castelvecchi

fusioni

ieri mi è arrivato l’impaginato e ho provato più di un attimo di terrore. il rischio di non piacere è sempre in agguato ed è sempre grande, l’ansia che una virgola del cazzo cambi il significato di tutto, pure. il mio editore lo sa, non ho avuto un editing, né questa né la prima volta ho avuto un editor famoso a cambiare i connotati al testo cercando di farlo diventare un best seller. non sono una ventenne bonissima, né un diciottene capace. non sono una youtuber né una fashion blogger. il mio editore lo sa, noi lavoriamo artigianalmente. e anzi vi consiglio di leggere questa intervista per capire meglio cosa intendo: http://www.edizioninottetempo.it/it/news/view/i/che-cosa-e-cambiato-ginevra-bompiani-sul-corriere-della-sera.

comunque è così, lo aspetti e arriva. arriva il giorno della copertina e il giorno del pdf e il giorno del comunicato stampa e il giorno dell’uscita. così arrivano alle fusioni tra Rizzoli e Mondadori anche quelli che fino a un minuto prima si stavano autoscattando il pranzo, prendendo poi a digitare banalità: che minchia hanno fatto dacché lo hanno saputo alla firma ufficiale?

niente hanno fatto. son cose, queste, contro le quali nessuno fa niente. né i servi né i padroni fanno niente. solo che i servi non hanno nemmeno il buon gusto di tacere. come quando commentano gli articoli di “trucco e parrucco” sui giornaletti on line di “trucco e parrucco” e fanno le femministe, quelle del “non facciamo razzismo estetico” manco stessero leggendo Repubblica. e mentre acclamate blogger scrittrici rizzoliane continuano a blaterare che “chi ha successo ha ragione”, vietando il diritto di critica a chiunque non abbia al proprio attivo almeno 3 pubblicazioni importanti, pena l’accusa d’invidia cronica, io spazzo foglie secche dal giardino e vado a correre.