perché trovo noiose le narrazioni social

parlo di scrittori, amici, sconosciuti, professionisti o disoccupati. con narrazioni social intendo i post infiniti sulle giornate in attesa alla Posta, per strada. parlo dell’eccezionalità che pare colpisca tutti tranne me nel percorso che va da casa al lavoro, dalla scuola del bimbo al supermercato, nel parcheggio sotto casa.  mi annoia la narrazione quotidiana dei super eroi social, così come l’autofiction (termine inviso a Carrère) di chiunque non sia Limonov, e mi annoia per un motivo molto semplice: non potrò mai farla mia.

che cosa fa la differenza tra un personaggio inventato e un personaggio reale? almeno per me, per carità. il personaggio inventato sono io a completarlo, a definirne la voce, io lettrice lo possiedo in modo diverso da chiunque, perché un personaggio ben scritto può assumere diversi volti a seconda di chi lo legge. dai, non fate finta d’ignorarlo, lo avete ascoltato milioni di volte durante corsi e corsetti di scrittura, lo avete ripetuto ai vostri allievi. le narrazioni social, che penso siano comunque rese epiche affinché divertano di più, stanno lì soltanto per sorprenderci, non per diventare nostre.

un personaggio reale non sarà mai mio. non avrà mai segreti da lasciare tali. curiosità da non poter soddisfare, non durerà in eterno. potrò sempre interagire col nostro moderno autore/attore e domandargli come è poi andata a finire quella vicenda, se è capitato altro. non otterrà mai la stendhaliana cristallizzazione che può fare di un uomo un mito.

tralascio la mancanza di bellezza, di cura, l’immancabile indicativo presente, la sovrabbondanza di pronomi personali, lo stile, le parole, che come scrive Marias, se scelte e cercate sono esattamente quelle che servono.

qui Conversazioni sentimentali in Metropolitana

qui Pioggia Dorata