metodo Montessori

nel mio lavoro di approfondimento storico per  Proibito ’50, antologia di 9 racconti sulle parafilie nel dopoguerra (in uscita non so ancora per chi e se o quando), mi sono imbattuta nella Professoressa in medicina e pedagogia Maria Montessori e nei suoi rapporti con  il fascismo.

inizialmente, Maria Montessori e Mussolini andarono perfettamente d’accordo. il Metodo era particolarmente apprezzato all’estero, e si sa quanto “testina secca” fosse in definitiva un provinciale con la genialità del grande comunicatore, ecco perché lo sviluppo dell’Opera Montessori ebbe una forte spinta. viceversa, la maggior parte delle biografie ci raccontano di una fuga di Maria all’estero, a causa dei rapporti tesi con il regime, e di un suo ritorno dopo la Liberazione. ma la storia, i diversi documenti ora resi consultabili da chiunque anche presso l’archivio dell’Istituto Luce, ci mostra altro, ossia un Mussolini particolarmente affascinato da quel Metodo che consentiva ai bambini di 3 anni di imparare a leggere, una crescita auspicata per i giovani Balilla dell’Italia analfabeta, e di un partito tutto a favore della nuova scuola, grazie anche alle intercessioni del figlio legittimo di Maria e sebbene il Metodo avesse come fulcro pedagogico la libera scelta del bambino.

la loro cooperazione portò alla trasformazione dell’Opera Montessori in Istituto morale, e fu uno dei primi regali che il Duce fece alla pedagoga ormai famosa in tutta Europa, contemporaneamente, furono fondate scuole di formazione al metodo per i docenti e diverse Case per bambini, come sul Lungotevere di Testaccio e in via dei Marsi a San Lorenzo. i problemi iniziarono nel ’35, quando la politica di Benito si fece colonialista, quando la “possibilità di scelta” di un bambino non era più presa in considerazione e la propaganda politica era tutta volta all’esaltazione dell’italiano ariano eroe di guerra. Fu, infatti, Giuliana Segre, una delle assistenti della Montessori a dare il primo colpo di grazia a un sodalizio difficile ormai di portare avanti.

qui Conversazioni Sentimentali in metropolitana (Castelvecchi 2017)

qui lo scandaloso Pioggia Dorata (GiaZira 2015, cui domandare anche Justine 2.0, INK Edizioni)

il 2 novembre, invece, potrete leggermi in anteprima su questa nuova PAUROSISSIMA Antologia.

tutto iniziò con un alto debito

anche Benito fece la sua fortuna iniziale in Patria grazie al debito contratto durante la prima guerra mondiale. ma già, certe analogie le vediamo in tre, ci sono piccole fan del Ruspa che nemmeno sanno chi fosse Alida Valli benché vogliano fare le attrici, figurarsi conoscere  la strategia autarchica del Duce o le migliaia di documentari di propaganda sul Lanital, tra gli altri prodotti tutti italiani, il filato simil lana  che si estraeva dal latte: troppo caro, poco competitivo con il vello animale, un totale fallimento ben architettato dal regime.

anche le scuole di economia domestica per donne coloniche fu tutta una manfrina di “testa secca” nel tentativo di pubblicizzare i nostri  satelliti africani. in Italia si faceva la fame, ma le braccianti non avevano nessuna intenzione di lasciare la loro Patria per andare a vivere tra le belve feroci e mettersi in competizione, tra l’altro con le belle “selvagge”, di cui il caro Montanelli, beatificato post mortem, potrebbe certamente raccontarci i pregi durante una seduta spiritica.

in questi mesi, per la stesura di Proibito ’50 ho visionato una grande quantità di film e documentari di propaganda fascista, non giustifico nulla, ma capisco come l’italiano medio, già tramortito dalla propria ignoranza, abbia ceduto a quel paradiso di nazione che avrebbe dovuto essere l’Italia fascista nella fantasia di Mussolini.

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