#iononbevo

essere astemi, non bere alcolici per necessità o per scelta, non è un delitto. è un delitto picchiare a sangue tua figlia di 20 mesi perché sei ubriaco e non tolleri più che pianga; schiaffeggiare la tua fidanzata dopo il quarto spritz, finché ti restano mani, davanti alla discoteca e davanti a tutti, perché fare il gradasso è più facile con tutto quell’alcol in corpo; è un delitto metterti al volante dopo la festicciola al bar tra amici e andare a ottanta per le vie del centro di domenica pomeriggio, e ammazzare l’anziano sulle strisce, e non fermarti neppure a soccorrerlo: perché ubriaco equivale sempre a coglione, ricordalo; è un delitto vendere alcolici ai minorenni nonostante esista una legge che però neppure le grandi catene di supermercati rispettano, che poi li incontri che non hanno nemmeno sedici anni, al sabato sera, a Milano, in piazza Gae Aulenti, con la bottiglia da litro di superalcolici in mano, e pensi che a trent’anni già saranno impotenti, sterili, a un passo dalla cirrosi epatica, violenti, gonfi e irriconoscibili.

sentire dell’ironia nella voce di chi in TV annuncia che Salvini e di Maio hanno aperto il #Vinitaly senza brindare, mi pare da veri imbecilli. una volta, avevo forse due litri di vino in corpo, convinsi un amico a prendere una viuzza del centro storico di Roma contromano, ad altissima velocità. quando arrivai al termine della strada lo pregai di farmi scendere: non ero che io che mi sarei ammazzata, ma chi per caso e per disgrazia si fosse trovato lì per strada. smisi poche settimane più tardi. bere con moderazione è per pochi. la maggioranza dei coglioni al secondo bicchiere si sente Superman.

qui il mio ultimo romanzo “Conversazioni Sentimentali in Metropolitana” (Castelvecchi Editore)

no comment: monopoli letterari

il 29 giugno si saprà l’esito definitivo della fusione RCS Mondadori, e nel frattempo assistiamo alla fusione di alcune tra più importanti (e inaccessibili allo scrittore comune) Agenzie letterarie: ALI di Chiara Boroli e la Luigi Bernabò & Associates.
Roberto Santachiara commenta: “è un’ottima cosa. La risposta più giusta alla fusione Rizzoli/Mondadori”http://www.illibraio.it/the-italian-literary-agency-fusione-agenzie-234706/.

a maggio, si parlava della fusione di altre due agenzie Penguin e e Random House, che gestiscono il capitale di diritti dei latinoamericani e i 300 lavoratori licenziati soltanto a New York.
Roberto Santachiara commentava: A monopoli editoriali si può rispondere soltanto con altri monopoli http://www.affaritaliani.it/libri-editori/agenzie-letterarie-santachiara-e-la-fusione-tra-andrew-wylie-e-carmen-balcells.html.

questa è la nostra Italia.
provate a digitare la notizia e troverete pagine e pagine di informazioni e nessun commento veramente interessante. nemmeno una parola si solleva contro le azioni che porteranno all’appiattimento totale dell’offerta culturale.
un pieno di vuoto che soltanto qui possiamo avere. nella provincia d’Europa, nel buco del culo del mondo, in un’italietta dove anziché difendere la produzione interna, e originale, si tende a farla somigliare a quella anglosassone o comunque sempre e soltanto mainstream.
ecco, infatti, cosa si scriveva sul Corriere della sera soltanto nel 2011, a proposito di Confindustria http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_18/crescita-frenata-da-troppi-monopoli-francesco-giavazzi_3065cdb6-f946-11e0-bc4b-5084eabf7820.shtml?refresh_ce-cp
segno chiaro che non c’è più una direzione giusta da prendere ma soltanto quella più conveniente al potere forte.

l’intellettuale, quello che innova, combatte e attua cambiamenti, è stato sostituito con autori usa e getta (malleabili e poco ribelli), che offrono il prodotto più vendibile e poi, in silenzio, spariscono nel nulla.
l’intellettuale, si legge nei commenti belati da legioni d’imbecilli, è cattivo, snob, radical chic.
l’intellettuale, però, è il solo che non si adagia al pensiero comune, l’unico, che sceglie cosa leggere senza seguire le classifiche.
l’intellettuale è l’invidioso che parla male dei colleghi che hanno più successo di lui. quello che si lamenta sempre.
l’unico che ha il coraggio di dire ciò che pensa senza aver paura di essere messo da parte.