fusioni

ieri mi è arrivato l’impaginato e ho provato più di un attimo di terrore. il rischio di non piacere è sempre in agguato ed è sempre grande, l’ansia che una virgola del cazzo cambi il significato di tutto, pure. il mio editore lo sa, non ho avuto un editing, né questa né la prima volta ho avuto un editor famoso a cambiare i connotati al testo cercando di farlo diventare un best seller. non sono una ventenne bonissima, né un diciottene capace. non sono una youtuber né una fashion blogger. il mio editore lo sa, noi lavoriamo artigianalmente. e anzi vi consiglio di leggere questa intervista per capire meglio cosa intendo: http://www.edizioninottetempo.it/it/news/view/i/che-cosa-e-cambiato-ginevra-bompiani-sul-corriere-della-sera.

comunque è così, lo aspetti e arriva. arriva il giorno della copertina e il giorno del pdf e il giorno del comunicato stampa e il giorno dell’uscita. così arrivano alle fusioni tra Rizzoli e Mondadori anche quelli che fino a un minuto prima si stavano autoscattando il pranzo, prendendo poi a digitare banalità: che minchia hanno fatto dacché lo hanno saputo alla firma ufficiale?

niente hanno fatto. son cose, queste, contro le quali nessuno fa niente. né i servi né i padroni fanno niente. solo che i servi non hanno nemmeno il buon gusto di tacere. come quando commentano gli articoli di “trucco e parrucco” sui giornaletti on line di “trucco e parrucco” e fanno le femministe, quelle del “non facciamo razzismo estetico” manco stessero leggendo Repubblica. e mentre acclamate blogger scrittrici rizzoliane continuano a blaterare che “chi ha successo ha ragione”, vietando il diritto di critica a chiunque non abbia al proprio attivo almeno 3 pubblicazioni importanti, pena l’accusa d’invidia cronica, io spazzo foglie secche dal giardino e vado a correre.

no comment: monopoli letterari

il 29 giugno si saprà l’esito definitivo della fusione RCS Mondadori, e nel frattempo assistiamo alla fusione di alcune tra più importanti (e inaccessibili allo scrittore comune) Agenzie letterarie: ALI di Chiara Boroli e la Luigi Bernabò & Associates.
Roberto Santachiara commenta: “è un’ottima cosa. La risposta più giusta alla fusione Rizzoli/Mondadori”http://www.illibraio.it/the-italian-literary-agency-fusione-agenzie-234706/.

a maggio, si parlava della fusione di altre due agenzie Penguin e e Random House, che gestiscono il capitale di diritti dei latinoamericani e i 300 lavoratori licenziati soltanto a New York.
Roberto Santachiara commentava: A monopoli editoriali si può rispondere soltanto con altri monopoli http://www.affaritaliani.it/libri-editori/agenzie-letterarie-santachiara-e-la-fusione-tra-andrew-wylie-e-carmen-balcells.html.

questa è la nostra Italia.
provate a digitare la notizia e troverete pagine e pagine di informazioni e nessun commento veramente interessante. nemmeno una parola si solleva contro le azioni che porteranno all’appiattimento totale dell’offerta culturale.
un pieno di vuoto che soltanto qui possiamo avere. nella provincia d’Europa, nel buco del culo del mondo, in un’italietta dove anziché difendere la produzione interna, e originale, si tende a farla somigliare a quella anglosassone o comunque sempre e soltanto mainstream.
ecco, infatti, cosa si scriveva sul Corriere della sera soltanto nel 2011, a proposito di Confindustria http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_18/crescita-frenata-da-troppi-monopoli-francesco-giavazzi_3065cdb6-f946-11e0-bc4b-5084eabf7820.shtml?refresh_ce-cp
segno chiaro che non c’è più una direzione giusta da prendere ma soltanto quella più conveniente al potere forte.

l’intellettuale, quello che innova, combatte e attua cambiamenti, è stato sostituito con autori usa e getta (malleabili e poco ribelli), che offrono il prodotto più vendibile e poi, in silenzio, spariscono nel nulla.
l’intellettuale, si legge nei commenti belati da legioni d’imbecilli, è cattivo, snob, radical chic.
l’intellettuale, però, è il solo che non si adagia al pensiero comune, l’unico, che sceglie cosa leggere senza seguire le classifiche.
l’intellettuale è l’invidioso che parla male dei colleghi che hanno più successo di lui. quello che si lamenta sempre.
l’unico che ha il coraggio di dire ciò che pensa senza aver paura di essere messo da parte.

non lamentatevi

corro ogni giorno perché filo come il vento e mi sento libera, perché rinnovo le mie cellule, perché non ho voglia d’invecchiare, perché arrivo fino al lago e la sera mangio tante ciambelle senza sentirmi in colpa.
perché fumo cannabis, perché correggo orribili bozze per pochi euro. perché sul lastrico ci son finita da sola. perché oggi vivrei di rendita fossi stata intelligente.
perché il nuovo dictat è “non lamentatevi”, e correndo eviterò di farlo.

anche mia zia me lo diceva sempre. ed io non mi sono mai lamentata, a parte quella volta che Umberto Orsini ci fece sfilare sul palco dell’Eliseo come mucche da latte al mercato, o quando Ferrero scelse i suoi attori tra gli studenti da lui preferiti, non tra i migliori, o quando mi chiamarono per un work in progress di tre mesi non pagato, o quando capii che il diploma della Silvio d’Amico non bastava a lavorare e bisognava invece accedere a certe terrazze, e avere l’abito giusto e dire cose come da copione, e piacere.

“non lamentatevi” è il tormentone tuittero che certe bogger e twitstar con abbonamento annuale a pubblicazioni qualsiasi: saggio, romanzo, raccolta di barzellette, hanno ripreso dal Ministro degli esteri inglese William Hague.
“non lamentatevi”, lavorate di più e offrite una fetta di culo a chi ve la chiede, dicono i VIP nostrani in seguito alla dichiarazione del Ministro ripresa alcune settimane fa dall’immancabile, onnipresente e nuovo guru, Roberto Saviano.

e invece io non solo mi lamento, ma piango, urlo, batto i piedi, maledico il giorno in cui non mi son fatta quello giusto e quello in cui ho aperto il primo file, e affermo pubblicamente e senza vergogna di essere frustrata (ossia “colei che a causa d’altri non raggiunge uno scopo”), e incazzata nera per le inutili pubblicazioni che vedo esposte in giro (non ultima quella di Francesca D’Aloja, sorella di Dado un mio ex socio, che dopo aver tentato con il teatro e averci ammorbato per anni con la sua mancanza di talento, si lancia giustamente in editoria, pubblicando, ovviamente e soltanto per merito, con il più grande).

sì, sono rosa d’invidia verso chiunque ottenga successo con uno schiocco di dita, una trilogia scritta con i piedi e pubblicata per Einaudi, una copertina, una recensione importante, la stima di taluni, lo sguardo di talaltri.
adesso comunque vado a correre. poi starò meglio.