a domanda, domanda

l’atteggiamento tipico da social è quello di avere il tasto “on” della polemica sempre a portata di dita. come se il fastidio di vivere (non più un male) che si è aggrappato alle vite di noi “consumatori frustrati”, ci imponesse di salvaguardare il prodotto che abbiamo deciso di pubblicizzare.
sicché, quando io digito sotto il vostro articoletto un inequivocabile “siete sicuri?”, rispondermi “di che cosa?”, significa voler fare a botte.
e io, dei social, mi sono liberata mesi fa.

il mio “siete sicuri?” sotto un pezzo che parla della genialità letteraria di Massimo Gramellini, ha bisogno soltanto di un momento di autocritica da parte di chi ha scritto l’articolo, evidentemente spettatore di”Che tempo che fa”, non di ulteriori spiegazioni da parte mia, senza lancia e senza spada, che strenuamente combatto la pseudo letteratura dei redattori di giornali che ha invaso ogni maledetto scaffale delle librerie, e dei blog, redatti da perfetti impiegati, perfetti seguaci di star e schiavi in catene delle mode letterarie, esaltatori di qualunque prodotto (perché soltanto di questo si tratta), solletichi lo scarso appetito dei loro lettori.

ma si sa, oggi bisogna stare sul pezzo, leggere ciò che il mercato impone, e commentarlo.
facendosene un’idea, magari, dalla quarta di copertina -scopiazzando qua e là si risparmia sul libro e si fa comunque bella figura.
questo è il solo modo per avere seguito, like e condivisioni su Feisbùk.
se va di moda Murakami si postano le sue copertine, se invece è Roth a far parlare di sé, sarà lui che commenteremo sul nostro blog.
il problema della letteratura?
la crisi del libro?

nessuno più sceglie con la propria testolina cosa leggere.
il mercato impone trilogie napoletane scritte con il culo, i consumatori le comprano, si nauseano e non leggono più.
io, che mi sollazzo tra lenzuola da troppi mesi con Romain Gary, ora so perché si è suicidato: perché la vita di un essere pensante, non merita mai di finire in pasto a chi aggredisce prima ancora di rispondere.
non ve la prendete, adesso.
intanto io vado a correre.
(p.s. il nome del vostro blog non l’ho fatto, potete stare sereni e commentare il prossimo Romanzo di Gamberale).