un vago punto d’arrivo

tra i tanti libri che affollano la mia scrivania, un istruttivo Cechov, “Né per fama, né per denaro“, Minimum Fax, (casa editrice che non accetta manoscritti da sconosciuti). si tratta di un manuale di scrittura davvero istruttivo, una raccolta di lettere, diari e articoli attraverso cui, il drammaturgo scrittore russo traccia una linea ben precisa tra intellettuale organico e impiegato dello storytelling, per usare un termine caro alle nuove generazioni di editor e addetti ai lavori che affollano le fiere.

il mio lavoro è raccontare la realtà così com’è, non come dovrebbe essere. disgiungermi dal sentire comune. perché contrariamente a quanto recita uno spot Mondadori, la letteratura non deve divertirmi quanto pormi quesiti e indicarmi soluzioni, perché almeno il mio punto d’arrivo (non so il vostro), non è tanto cavarmela, arrivare al traguardo sana e salva, magari avere successo e diventare celebre, ma capire il senso di nascita e morte.

rinunciai a fama e denaro quando a quattordici anni decisi di fare l’attrice di prosa, e a questo punto lascio agli altri la ricerca della felicità in terra e di un personaggio papabile per una fiction, io preferisco quella dei termini più appropriati, sebbene sappia quanto poco influisca la scelta della parola giusta sul giudizio di chi siede dalla parte del torto ma sente di aver sempre ragione, anche quando discetta di questioni che non conosce. purtroppo, con la scomparsa della classe media abbiamo perso anche il senso della misura, e il metro per tracciare la linea di partenza e di arrivo, così da illuderci di sembrare tutti uguali. 

qui il mio ultimo libro

ancora Saviano nei TT

non scrivo mai di attualità né di politica e no, non ho un altro account. ma su twitter si entra anche senza chiave, basta digitare un nome e sei dentro. così, ieri, finite le correzioni, lavata casa, steso il bucato, corso, meditato, cucinato e letto -perché la vita di una disoccupata è sempre occupatissima-, sono andata a spiare tra i TT.

si parlava di una tizia di “uomini e donne”, ovvio che in Italia nessuno legge un cazzo a parte il “rosa”; e poi, immancabile, c’era il povero Saviano. sì, povero. perché pur non piacendomi come scrittore, giornalista, attore, presentatore, commemoratore e uomo, sono diventata solidale con lui.

nausea. non fosse bastato l’articolo di Raimo contro De Luca http://www.minimaetmoralia.it/wp/le-parole-si-difendono-e-si-combattono-a-parole-non-con-i-processi/, eccessivo, bilioso, inutile. scritto male. ma tanto chi darà addosso a Raimo e alla sua setta a parte Massimiliano Parente?

silenzio. tutti zitti. plotoni di emergenti in attesa di pubblicazione son lì a difenderlo e a “laikarlo” su FB. silenzio, omertà vera. nonostante in minimum fax non ci sia traccia di autori che non siano legati al clan, parenti, sorelle, amici. mentre contro Saviano… che problema c’è? non è così vicino da aiutarci, è abbastanza lontano da lasciarsi colpire.

Twitter, dove anch’io e chiunque come me non valga nulla -stando a quelli che usano il termometro della celebrità per misurare il valore di chiunque-, anch’io posso mandar giù frustrazioni insultando lo scrittore famoso, nonostante siano anni che si parla di “plagi” che abbiamo già dimenticato. o forse ci serve un motivo per scaricare bile.

Saviano prodotto della sinistra, di Napoli, del sud, della camorra stessa; Saviano copia dal foglietto illustrativo dello xanax; omertosi quelli che lo denigrano, biliosi e invidiosi.

valanghe e valanghe di tweet, originali?, per lo più no, e che denotano un solo, misero fenomeno cui la massa è sempre più affezionata, la partecipazione e l’essere social come momento di aggregazione per il lancio d’insulti all’uomo famoso (o alla donna) esposto alla pubblica gogna; tutti in fila per la critica distruttiva e l’ironia a tutti i costi. ho la sensazione che non sempre scriviate ciò che pensate, ma il più delle volte vi accodiate alla massa nel gridare “a morte Barabba!”.

che pena. che noia. siete peggio del sesso matrimoniale.