bulli

ieri, mentre correvo su una strada pubblica ma un po’ defilata, un giovanotto su auto bianca mi ha inchiodato accanto minacciando: se ti vedo correre ancora qui, ti ammazzo. poi ha aggiunto che se avesse visto chiunque condurre cani a passeggio o correre lì, avrebbe fatto una strage. infine ha accelerato in una nuvola di polvere.

in prima battuta ho pregato andasse a scornarsi contro il primo muro utile, poi ho segnato parte della targa, poi sono andata a denunciarlo ai Carabinieri. stamattina mi sento ancora a disagio come se qualcuno mi avesse messo la mano sul culo: chi ti conosce, la strada è pubblica, che cazzo vuoi? se vuoi vivere da solo, pezzo di escremento umano, cerca di fare carriera e acquista una villa isolata al centro della sugheraia.

pacifismo, tolleranza, pratica buddhista, ogni mio sforzo di essere migliore diventa vano di fronte a questi bulli, perché altri termini per identificarli non ne ho. affidano ogni istante della propria esistenza a Instagram e poi pretendono di proteggere la loro proprietà privata di merda: 70 mq in culo al mondo con giardino pavimentato.  è l’ignoranza che produce questi guerrieri della notte con iPhone ultimo modello, fidanzata sedicenne con la terza media al guinzaglio e un’esistenza da frustrati tutta di vivere.

non ce la faccio a pregare per te, imbecille. spero soltanto che prima o poi capirai di aver sbagliato, la vedrai chiara la tua arroganza da burino: non merito la tua violenza, non ti ho scelto, non ti ho mai cercato.

infine, e non meno preoccupante, la discussione in Parlamento sulla legittima difesa che si sta tenendo proprio in questi istanti: perché, presumendo lo stolto che la strada sia sua, chi gli vieterà un domani di tirare fuori la pistola e puntarmela addosso?