non hai le palle

un tizio che mi perseguita politicamente da mesi ieri mi ha domandato per l’ennesima volta perché sono per l’accoglienza dei migranti, opponendo alla mia idea il solito slogan: preferisci lasciarli nelle mani dei mercanti di morte. gli ho spiegato che è sempre meglio questa morte, i nostri centri di accoglienza piuttosto che le torture nei loro territori, e la morte certa, e che basterebbe leggesse i giornali che leggo io per capirlo e che, comunque. infine che parlare di politica su twitter è come discettare di filosofia nel camerino di prova di Intimissimi in via del Corso un sabato pomeriggio pre natalizio.

ha insistito. allora gli ho detto che stavo lavorando e non avevo nessuna voglia di mettermi a cercare per lui articoli e interviste, e che comunque mi seguiva solo per provocarmi e mai e poi mai una discussione social porta a una dialettica sincera, e che ho imparato a non perdere tempo e quindi sciò, via, alla larga, non superare il limite consentito.

ovviamente stamattina mi ha scritto che sono “senza palle”.
e meno male, gli risposto io. ma un fascista ha una visione pallocentrica del mondo, è ovvio che pensi che il coraggio e la forza siano attributi maschili.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture

F come cretini

me li immagino i gendarmi che nel cuore della notte”scaricano” gli africani su territorio italiano al grido di: facciamo un dispetto a Salvini.

intanto, a Taranto, Amadou Jawo, un 22enne del Gambia che da due anni viveva in Italia, si è tolto la vita impiccandosi, sui social la raccolta fondi per rimandare la salma in Africa.

sapete dov’è il Gambia e come ci si vive? no, al massimo voi siete stati a Gardaland.

 

 

qui il mio ultimo romanzo edito Castelvecchi

qui Pioggia Dorata (anche in ebook)

il diritto di avere diritti

non è importante come la pensi: che le nostre città sono fogne, che siamo in troppi, che in estate chi non si lava puzza, che si drogano, che ci rubano il lavoro, la casa, che dobbiamo sapere chi facciamo entrare, che “eh però l’Europa”, che le ONG sono ladre, che il latte in polvere è scaduto, e che “voi di sinistra non avete fatto niente”. vi chiedo soltanto di essere onesti con voi stessi di tanto in tanto, di andare indietro con la memoria e mettere in fila quello che di buono la sinistra ha fatto, nonostante i nepotismi, per la Cultura, per l’Arte, per il welfare.

la storia è fatta anche di fallimenti. soltanto chi non conosce i fatti può pensare che a ogni azione di Governo corrisponda una vittoria. della storia dobbiamo fare tesoro anche di quelli che sono vani tentativi, proposte sbagliate.

i leoni da tastiera allevati dai populsti lebbrosi (citando il Presidente della repubblica francese) a me poco interessano, sta di fatto che il partito di maggioranza della sinistra italiana si è sbriciolato, ma non la sinistra, che non sta sotto nessuna bandiera, che è un modo di pensare e di essere, non un programma o un contratto politico, perché significa solidarietà, uguaglianza, il tentativo di far sì che TUTTI abbiano il “diritto di avere diritti“, come scriveva Hannah Arendt (citata spesso a sproposito), e motto caro a Stefano Rodotà, di cui domani, 23 giugno, sarà il primo anniversario della scomparsa.

lottiamo tutti insieme per questo diritto, contro chi vuole convincerci che ci sia qualcuno più meritevole di altri ad avere il diritto di avere diritti: per etnia, censo, nazionalità.  nascere in un Paese piuttosto che in un altro, è soltanto una questione di fortuna, non di merito.

qui il mio ultimo Romanzo edito Castelvecchi

qui Pioggia Dorata, scandaloso e coraggioso.anche in ebook

 

Marité e le credenze popolari

«…quindi il tipo digita: e vatti a fare una bella scopata così ti rilassi».

lei non parla, io lascio che la stronzata cosmica arrivi fino al suo attico ai Navigli e riprendo: «giuro!, siamo nel 2016 e c’è chi la pensa  ancora così».

«ah… », dubbiosa, lei.

«soltanto perché avresti scritto che il menginococco di tipo “c” non proviene dai migranti africani… ah», riassumendo il fatto.

Maria Teresa, la mia amica che con tre lauree fa marchette per fare la spesa, ci riflette sopra un attimo:
«ma questi che si accalorano per certi temi, che fanno proclami e di tutto per provare che i migranti sono una piaga, che ci rubano il lavoro e sono cellule terroristiche, sono mai stati in guerra?, lo conoscono il significato della vita?, sanno che manca sempre poco?, perché la vita dura un respiro per quanto appaia lunga?, e quando pensi a domani ti accorgi che è già finito e nel frattempo non ti sei goduto un cazzo e sei rimasto a ringhiare dietro il monitor per anni?».

accende il phon.

«o forse pensano che le donne portano ancora la camicia da notte bianca con sopra scritto: “non lo fo per piacer mio ma per far piacere a Dio”?, e in nome di che cosa, poi,  e di chi?, se loro non sono nemmeno Principi di Salina ma tutt’al più quarantenni nevrotici, che per la maggior parte non possono più prendersi alcuna responsabilità, e la prima cosa che ti domandano è se hai un lavoro a tempo determinato?».

io non intervengo neppure. Maritè fa la puttana, sa meglio di me quante calorie brucia a ogni appuntamento, quante energie a ogni nuovo amore.

«e anche se volesse, l’italiano medio dopo i 30 mette su pancia!, di norma preferisce starsene sotto a guardare le performance di lei, notoriamente bonissima e ben rasata come quelle dei film hard, altrimenti meglio la moglie».

spegne il phon.

«vivono attaccati alle proprie appendici digitali ma credono ancora in Babbo Natale, nella vincita alla Lotteria e nel maschio attivo che ne fa “due senza levà”». ride. «ma son credenza popolari… ».

il fiume Amore

oggi ragiono un po’ tra me e Romain Gary, che nel suo strano romanzo “Il mio caro pitone” (Neri Pozza), sicuramente da leggere e in francese, per via dei giochi di parole che in italiano non rendono convincentemente, sebbene abbia una traduzione professionale (ma la lingua madre è la lingua madre si sa), racconta tra l’altro del fiume Amore, un fiume russo di cui non ho verificato l’esistenza preferendo credere in Gary, che è uomo maschio e scrittore suicida, e che dirà certamente il vero seppure inventandolo di sana pianta.
il fiume Amore, quindi, il cui cammino ognuno di noi dovrebbe deviare perché possa nutrire la vita di tutti, anche dei più soli, però non si trova più. forse, la presa di corrente cui ci siamo attaccati per ricevere “amore”, come previsto sempre da quel genio gollista del mio scrittore preferito, ci ha fatto dimenticare che c’è gente che al contrario di noi non ha corrente elettrica e chi vive accampata ai confini con l’Europa e di cui l’Europa non sa bene che fare.

è veramente incredibile, amici miei, la tristezza che mi prende il cuore quando qui sui #social, al posto delle notizie sui rifugiati di guerra, perché non si chiamano nemmeno migranti i disgraziati che fuggono lasciandosi dietro macerie, leggo hashtag come #gioire, come #amare. anni fa non era così. giravano soltanto articoli importanti, si litigava e si discuteva e si bannava anche ma per ragioni serie.

mi domando se sia per via dell’analfabetismo di ritorno (o anche funzionale), quello di cui leggevo ieri e che dice chiaramente che il nuovo analfabeta sa leggere e purtroppo anche scrivere ma 1) non comprende il senso del testo, 2) non costruisce analisi articolate, e 3) paragona il mondo alle sue esperienze dirette. e quindi sarà per questo terzo punto, perché non riusciamo a vedere oltre il nostro naso, o l’ombelico pieciato su pancia piatta, perché stiamo tutti al calduccio che in tanti non riusciamo proprio a non vedere la guerra, a sentirne l’odore acre, a connetterci a loro, a vederci nei loro panni, noi occidentali rammolliti alle prese con la fame.
è perché ci accontentiamo del consueto “buongiorno mondo”?, che non riusciamo a interessarci ad altro che a noi stessi nonostante la guerra sia ovunque?
o perché il fiume Amore si è prosciugato?
o non è mai esistito?