crisi

i Maestri che si alternavano in Accademia ripetevano che nessun metodo è quello giusto ma tutti sono utili.
noi ventenni venuti a Roma si cercava qualcuno che potesse insegnarci la formula magica della perfetta interpretazione, e invece ci trovavamo davanti a professionisti carismatici che sorridevano alle nostre domande ingenue, si commuovevano al nostro entusiasmo e ci sottraevano sadicamente qualunque certezza.

ogni volta che arrivava un nuovo insegnante ricominciavamo daccapo. e la voce non doveva partire più dalla pancia ma dalla testa, e l’interpretazione migliore era quella pacata e realistica piuttosto che marcata e colorita di espressioni.
è perciò che per me l’espressione artistica non può essere frutto di semplice intuizione né dell’intuizione del semplice. perché il metodo va conosciuto per essere superato, perché la sperimentazione vuole conoscenza e molto tempo a disposizione. perché Modigliani non dipingeva nei ritagli di tempo.

la crisi di metodo è finalmente arrivata anche con la scrittura. ed io la trovo di buon auspicio come la febbre alta una volta l’anno per i medici cinesi, perché per me continua a essere più importante il percorso che la meta, checché ne pensino gli arrivisti ottusi, quelli che scrivono un solo romanzo con la speranza di fare il botto e anche un film.
l’espressione artistica costa fatica e vuole ambizione, il sogno di superare te stesso che non coincide quasi mai con l’aderire al gusto degli altri.