metodi

si dibatte spesso sui metodi. personalmente i metodi mi hanno sempre gettata nel panico. come tutte le persone poco sicure di sé ho studiato molto, e prima di definirmi “attrice” ho frequentato la scuola per attori più importante ed esclusiva. e comunque, la Silvio d’Amico era per me l’unica possibilità per fare l’attrice. quando ero ragazza non esisteva questa nuova specie di genitori imbecilli che fanno il tifo per il proprio pargolo a prescindere dal suo reale talento. mio padre fu chiaro: vai a Roma solo se entri in Accademia. e così sarà.

lì di metodi ce ne fanno digerire a decine. ogni attore ci parla del proprio metodo e ci insegna a metterlo in pratica: nessuno è quello giusto e in qualche misura lo sono tutti. e la sfida più grande è proprio quella di trovare il nostro metodo, ascoltare l’esposizione di ognuno, studiarlo, elaborarlo e poi prendere ciò che ci serve.

ciò che conta per me, allora per la recitazione e oggi per la scrittura, è la preparazione, il riscaldamento, la regolarità, perché scrivere costa anche fatica fisica. non uso strutture, non seguo formulette, non sono in grado di prevedere cosa scriverò e dove andrò a parare. so a grandi linee quale sarà il colore da usare. così mi preparo ogni giorno facendo un’ora di allenamento fisico e quaranta minuti di meditazione poi, dopo una buona colazione, preparo la tavolozza dei colori e mi metto a scrivere.