europeisti dei miei stivali

“Credo che l’Europa possa ritrovare le sue realtà, la sua vitalità solo tornando alle sue grandi, alle sue vere origini: le città italiane, le province francesi, i principati tedeschi. E’ una sopranazionalità che si può fare solo partendo dalle radici. Altrimenti sarà un’America da quattro soldi”

Romain Gary, La notte sarà calma.

aveva torto? campeggiamo perfino sui loro social network. e abbiamo smesso di pensare. l’Europa non si fa con la moneta. questa Europa è sbagliata perché senza cuore.
ma io sono una che si costruisce opinioni leggendo scrittori suicidi.
la sola cosa giusta fatta da Franceschini (che ritengo incapace anche come scrittore), è stato istituire un concorso Europeo per direttori museali e importare un po’ di professionisti capaci, alcuni proprio italiani, capacissimi ma immigrati all’estero, pensate un po’.
così andava fatto per tutto, e 20 anni fa non oggi. perché la nostra ricchezza è la storia, con tutto ciò che contiene.
imbecilli che non siete altro, è dalla fine della guerra mondiale che state costruendo l’Europa. di tempo ce n’era.
per non dire che viviamo in un paese semianalfabeta dove l’inglese parlato lo conoscono giusto i ragazzini di dieci anni.

teatri, compagnie di balletto, carrozzoni della sinfonica, orchestre,  tutto andava condiviso, perché noi artisti figli del mondo non abbiamo pregiudizi, e attraverso l’arte avremmo cambiato la testa, e l’economia.
invece voi siete economisti e bancari. il mondo potete soltanto affamarlo. e lo state facendo benissimo, voi, Bruxelles e il debito pubblico.

per me non cambierà niente. povera ero e povera resto.
mi spiace per gli italiani, tantissimi, giovani, che in Inghilterra avevano trovato opportunità di lavoro e che ora emigreranno altrove, spero.
comunque gli inglesi non si lavano e bevono troppo.
comunque svegliatevi, non è più tempo di obbedienza.

per dimenticare Angela ho sognato Colin Farrell

sulla Grecia non ho mai scritto niente. eppure l’uscita di Varufakis non mi era piaciuta.
il referendum ci aveva resi gioiosi: finalmente si alza la testa, si lotta, daje alla culona! (e piantatela di fare i tolleranti perché la Merkel è quello è: una faccia come il culo che ha dimenticato quanto il suo popolo sia stato aiutato dopo i casini fatti durante la prima e la seconda guerra mondiale; faccia di culo, come il mio vicino di casa tedesco, che lancia i suoi pacchetti di sigarette nel mio secchio della carta appena pulito).

invece si torna ai sacrifici, e ciò mi rattrista, perché penso a noi liberi professionisti senza garanzie né reddito minimo garantito, e all’IVA sempre più alta e quindi agli evasori sempre più furbi, e a tutti quelli che sbavano sui social contro chi non paga lo stato e poi trovano scorciatoie per evadere.
dispiace perché noi cittadini siamo soltanto un mezzo, quando dovremmo essere il fine. visto che la politica degli uomini dovrebbe servire gli uomini. ma forse, lasciatemi dire una banalità, la politica serve soltanto certi uomini.
e allora perché sacrificarsi.
cosa cambia?
siamo ostaggio di questa cazzo di Europa e non ci libereremo mai dal giogo del debito.

così il referendum sull’uscita dall’Europa è stato un fuoco di paglia, non credo una mossa demagogica, penso piuttosto a un tentativo di calmare gli animi all’interno; un uomo appassionato che ha moglie, che si è ubriacato, e dopo la nottata in albergo di sesso sfrenato e passione travolgente si risveglia nella dura realtà. Come Colin Farrell nel sogno di stanotte, che leggeva e commentava i fatti greci con un giornale sportivo in mano e nel frattempo mi teneva d’occhio, possessivo come un maschio latino, poi mi prendeva il braccio mentre ignara passavo davanti alla sua stanza, infine… beh, infine non vi dico altro, tranne che aveva un notevole attrezzo.
cosa non si fa per dimenticare la Merkel, la sua intolleranza un po’ sadica, e il pignoramento del Partenone.