inerzia

cambia che se non ho un altrove e un oltre cui rivolgermi posso stare seduta sul muretto della Casa del Jazz a non pensare, a guardare il cielo che si tinge di notte, il volo degli uccelli. posso non occuparmi di nulla e lasciare sia l’inerzia a prendersi cura di me. cambia che quando sono fuori dai social, lontana dal confronto con il mare di gente in cerca di notorietà e scontro, mi sento meno speciale, meno intelligente, meno bella ma più viva.

diversamente dall’altra volta, quando chiusi i social per sette mesi, non ho neppure avuto l’astinenza delle prime ore. il tempo si è dilatato e la mente si è svuotata in meno di un’ora, e tutto è diventato meno indispensabile, meno magnifico. soprattutto la corsa idiota verso il nulla che una pubblicazione più importante potrebbe darmi.

i social ci friggono il cervello perché nessuno sa usarli veramente con parsimonia. si dice, ma nessuno lo fa. ho visto giornalisti famosi cascare su una discesa montana a Cortina per rispondere a un post.
i social sono mortali. enfatizziamo ogni cosa, anche la più scialba, e noi enfatizziamo ciò che vediamo fuori, al supermercato, in Metropolitana, sul rettilineo dell’autostrada, la rendiamo speciale per sbatterla sui social e suscitare un po’ di clamore.
ed ecco che anche una vita di merda diventa accettabile.
un rifiuto l’onta pubblica.
un amore del cazzo l’unione della nostra vita.

tornerò, ma ciò non toglie sia sempre più consapevole di ciò che ci tiene prigionieri. perché si muore comunque, nonostante tante like.

che cosa è stato di #twitter?

dopo anni dalla mia #deriva http://www.bibolotty.blogspot.it/2012/08/la-deriva-di-twitter.html, qui non è cambiato niente, con l’aggravante che i VIP sono sempre meno reperibili, e le twitstar non più giornalisti e attori e scrittori ma poco originali impiegati della P.A.
sul social dall’uccellino azzurro ho accumulato comunque pochi follower rispetto ai veterani che passano le proprie giornate a digitare, e che allevano assieme all’account principale almeno una dozzina di alias cazzuti pronti a difenderli e pubblicizzarli in giro.

i miei follower, l’80%, sono emeriti sconosciuti, persone che di me non sanno nulla, gente che la curiosità forse non l’ha mai posseduta, rituittatori compulsivi di banalità accessibili.
ora che la massa ha il totale possesso del mezzo, ora che tra gattini e pranzi orrendi su tovaglia quadrettata non è nemmeno più possibile trovare frasi salaci e non copiate, non so quanto convenga perderci tempo.
talvolta riesco a scrivere robetta adatta.
ma giuro, non è facile surclassare la massa.

ricordo un tempo di twitter durante il quale giravano soltanto notizie che nemmeno l’ANSA, e battute originali.
twitter faceva veramente notizia, oggi tutt’al più fa opinione, ed elegge la Leosini a reginetta della TV.
e i nuovi koan che leggo ogni giorno? tentativi mal riusciti di ermetismo,
frasi incomprensibili che rituittate da ragazze discinte con boccuccia (che magari si chiamano Cesare e hanno “il muscolo”) vanno manco fossero Montale.
e le slave?, sempre in prima linea, che non passano mai di moda e ci propinano foto in bianco e nero con la solita donna cagna e sotto l’orrenda poesiola?

e poi ci sono i gruppetti che hanno rovinato tutto, i clan del malaffare di casalinghe disperate che RT soltanto i propri amici.
e poi ci sono gli amici. che prima di comprare il tuo libro vogliono sapere cosa ne pensi delle loro performance erotiche.

il gioco del misero ha vinto.
e noi proviamo a capire se valga la pena restare.