lettrice da letto

no no no, niente di particolarmente erotico eh.
è che da lettrice da letto mi faceva piacere smentire categoricamente l’insistente voce di chi sostiene (proprio tanti) che il letto sia nemico della narrativa.
per me è esattamente il contrario, perfino Murakami mi conduce rapidamente sulle rive tiepide del sonno se mi metto a leggere in pieno giorno in giardino, all’ombra di un albero, come normalmente dovrebbe accadere in questa stagione.
uno volta mi addormentai in un caffè a Montparnasse: BUM, sul tavolino e su A perdifiato di Covacich, che pure è un romanzo che tiene svegli.

da lettrice notturna mi bastano 60 pagine a notte per tenere un buon ritmo.
il mio uomo (il Man) lo sa che se voglio andare a letto presto non è per accoglierlo dentro di me con ardore, e che se sospiro non è per un altro. c’è chi farebbe meglio a non tenere la TV in camera e chi i libri.

come mi disse una volta l’editore Cesare De Michelis parlando di uno dei libri di maggior successo della sua Casa Editrice, al termine di un incontro con gli studenti Luiss al Master in editoria e scrittura creativa, un buon libro è come un appuntamento fisso, il desiderio di tornare a casa e mettersi in poltrona per eclissarsi altrove. un desiderio che ti tiene sveglio come un amante. (questa del desiderio è mia, non del noto editore).

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture

collezionisti di applausi

siete più bravi di me. anche qui su wordpress, dove leggo righe del tutto prive di senso e punteggiatura piene zeppe di “like” che io nemmeno mi sogno.
ma come fate a essere così bravi a prendervi consensi?
sapete come si dice, gli artisti sono quelli che se ne stanno in disparte, mai appagati dal risultato raggiunto, sempre in corsa verso un traguardo inarrivabile.
lo dissi anche a un tizio che in Luiss anni fa venne a parlarci della nuova moda del self publishing, e glielo domandai confusa dal rossore di parlare in pubblico: ma come faranno quelli che non hanno il culo in faccia? quelli che non preparano le proprie nozze cafone per partecipare al talent, che non cercano di sposare un contadino per evitare l’impiego alla Giesse, che non studiano per scrivere un romanzo pieno di nozioni?
moriranno.
moriremo.

ma un po’ di coraggio lo sto prendendo.
chi ha apprezzato Justine 2.0 compra Pioggia Dorata e viceversa. un vecchio amico ieri mi ha detto: sai, sembra di leggere una scrittrice vera. poi si è messo a ridere per la contentezza, o forse per l’imbarazzo. allora, mi dico stamattina aprendo gli occhi, non sono un’organizzatrice di eventi travestita da scrittore come scrive Covacich. e chissà se lui, lo straordinario scrittore triestino, mi leggerà come promesso quattro settimane fa a casa sua davanti a un caffè, dove per sbaglio sono arrivata con una settimana di anticipo incontrandolo al ritorno dagli allenamenti, e forse infastidendolo, o se magari ha simulato anche con me, usando la tattica del compiacimento, come descritto a pagina 173 del terzo libro della sua quadrilogia Einaudi.

io non ho bisogno delle vostre storie.
ho soltanto bisogno di un Agente letterario che si prenda cura di me. che mi lasci il tempo di scrivere e basta, di non uscire mai più dalla trappola che mi sono creata, questo pozzo profondissimo cui sono arrivata passando per il palcoscenico, per le cattiverie di Antonino Iuorio in camerino, per le paghe da fame, per il letto di Tizio e Caio che però amavo da morire.
perché tutto si fa per amore. sennò non vale.

ed io non posso distribuire “like” come fate voi per poi riaverli indietro.

ristoranti kids free

perché sono favorevole ai ristoranti Kids free? ve lo spiego con le parole di uno scrittore che apprezzo molto e che gira da sempre attorno all’argomento “figli”. La sua analisi del genitore moderno, e che evidentemente nasce dall’osservazione, è a mio avviso perfetta e spiega perché, oggi e non ieri (e ciò è determinante per una discussione seria), sentiamo il bisogno di analizzare il problema dell’educazione che non impartite ai vostri figli.

“Noi sterili non sopportiamo i bambini anche perché, durante quel lungo pezzo di strada, l’altra metà degli adulti non fa niente per renderceli simpatici. Esattamente al nostro opposto i genitori sono convinti che il mondo non abbia bisogno di loro, bensì dei loro figli. I genitori credono di aver lasciato un segno, e il loro segno, il loro ineguagliabile, meraviglioso, stupefacente segno, è quel coso che lancia brandelli di marinara in giro per la pizzeria. Eccolo lì, è quel coso che strilla perché la mamma ha rivolto la parola a un’amica. Eccolo lì, è quel coso che prende a calci il cane. Una volta, quando tutti gli adulti si riproducevano, i bambini crescevano ai margini delle tavolate senza per questo ricevere meno affetto, trovavano subito il proprio posto nella gerarchia del branco, chiedevano “papà posso?”, giocavano tra loro senza bisogno di animatori. Adesso che gli adulti sono in grande maggioranza sterili, i bambini sono capolavori dei genitori, sono segni, gioielli creati non più con la naturalezza di chi semplicemente asseconda gli automatismi del ciclo vita-morte-rinascita, bensì con la pianificazione mediata e sofferta di un’opera unica. Ed eccola qui l’opera unica, che tortura un’intera carrozza di Frecciarossa con i suoi pianti rabbiosi perché la Playstation ha finito la batteria”. (Tratto da “La Sposa” di Mauro Covacich- Bompiani)

scritto bene=bello?

lui, il mio amico, sostiene che se un testo è ben scritto e si lascia leggere, significa che è oggettivamente un bel libro. e un bel libro, sempre a suo parere, deve piacere a tutti.

gli ho portato l’esempio di Saramago. L’uomo duplicato io l’ho amato alla follia e letto in meno di quattro giorni, tanto da regalarlo e sponsorizzarlo in giro.  eppure una mia amica piena di lauree e master per il mondo, non è riuscita ad andare oltre la cinquantesima pagina. significa forse che Saramago non scrive bene? che la mia amica è un po’ tonta?, o che la correttezza della scrittura è una questione oggettiva, mentre la bellezza di un’opera non lo è?

iniziamo dicendo l’ovvio, che una buona scrittura significa correttezza grammaticale, che non è un’opinione, quindi l’uso  corretto degli accenti, (e a tal proposito vi prego, blogger, evitate di dichiararvi scrittori riempiendo le vostre paginette di “né” senza cappellino, i refusi ci stanno, sono umani, ma non gli errori reiterati), perché la scrittura è RIGORE, una ricerca accurata di termini, ritmo, profondità. è fantasia!, di cui nessuno più parla ma che sarebbe basilare per uno scrittore.
in Mauro Covacich per esempio, dal quale vi garantisco c’è moltissimo da imparare, e che ha una scrittura personalissima, ho trovato la profondità abissale in un linguaggio apparentemente semplice.
l’emozione, almeno per me, non sta quasi mai nella storia, ma nelle immagini che la parola riesce a evocare, come nel ritmo determinato dalla musicalità delle parole e dalla costruzione del periodo.
“La nera schiena del tempo”, per esempio, immagine che Javier Marias utilizza spesso, ha toccato in me delle corde profonde, ma sicuramente ha un significato differente sia per lui che ha scritto quelle parole, sia per chiunque altro le legga.

direi quindi che tutti siamo scrittori ma non tutti siamo SCRITTORI PROFESSIONISTI.
questa netta separazione che Murakami opera tra lo “scrittore professionista” e lo “scrittore e basta” potrebbe bastare affinché ognuno occupi il posto che gli compete. il primo, lo scrittore professionista, è in grado di fare un buon editing al proprio scritto e a quello di altri. ha la capacità di scrivere più di un romanzo e che non sia soltanto la propria autobiografia, il primo ha dei progetti, non butta giù un po’ di righe per il gusto di farlo. e direi anche che lo scrittore professionista conosce la differenza tra un testo ben scritto e un una bella opera.
leggo romanzi ben scritti ma che non fosse per lavoro non leggerei mai. privi di personalità, costruiti ad hoc su manualetti made in U.S.A. e niente sorprendenti.
leggo bei romanzi, quelli che il 70% dei miei amici definirebbero “mattoni pieni di pippe mentali” (le pippe mentali sarebbero le digressioni), e sono quelli che rileggo nel tempo, e dopo anni mi fanno lo stesso effetto, e sono ACCURATI, lirici, eterni.
ma per fortuna siamo diversi. anche se poi abbiamo tutti la pretesa di scrivere capolavori, mentre basterebbe un po’ di sana ambizione e senso critico, perché ognuno tornasse tranquillo a far ciò che gli compete.