consigli per mariti dormienti

ossia: come risvegliarli.

al primo posto dell’inutile prontuario per cougar in astinenza, (uno qualunque son tutti uguali), troviamo l’intramontabile baby doll o lingerie sexy,  e che in definitiva piace più a te che a lui.

al secondo posto il bagno caldo, fatale per un uomo distrutto dal lavoro e dalla noia.

un regalo, il solito profumo o una bella camicia (che già gli serviva).

una cenetta afrodisiaca, che se non te lo avesse suggerito il Magazine…

infine dargli baci, tanti baci. e su questo stendo un velo pietoso perché nulla di tutto questo funzionerà. ecco cosa invece andrebbe a meraviglia per il tuo lui assopito, in caso tu desiderassi realmente risvegliarlo anziché continuare a chattare con chiunque non sia lui, cosa più comoda e meno impegnativa.

  • fargli trovare, sul cuscino del letto rifatto di fresco, bollo e assicurazione dell’auto pagati dai suoceri o le rate scadute del mutuo, meglio se tutto assieme, e in tal caso  potrebbe saltarti addosso come dieci anni fa.
  • l’assegno per la rottamazione Equitalia delle cartelle di quando andava al liceo, ossia nel 1977, e che lo Stato non ha dimenticato, perché lo Stato pensa sempre a noi e ai propri vitalizi.
  • pillole azzurre.
  • un video in stop su Youporn da guardare assieme senza sensi di colpa da catechismo.
  • una bella sconosciuta (ovviamente dell’Est come consigliato dalla RAI), disposta a farvi godere entrambi. se non puoi trovargli la ragazza perché costa troppo, andrà bene anche una tua amica, possibilmente disinibita, da incontrare su Skype.
  • per non rovinare tutto, a fine serata evita di fargli notare che con quella lì si eccita e con te no, anzi, promettigli che se farà il bravo lo farete ancora.

Qui il mio ultimo libro ora anche in ebook

la tecnica della nonna

ieri l’incubo del Man che mi tradiva per la giovane cantante di jazz rumena e un tantino calante. da qui una serie di telefonate domenicali tra amiche (il Man era fuori).

chiunque pensi che l’idea di “tenersi un uomo” sia tramontata, messa in naftalina assieme a tutte le tecniche seduttive culinarie e casalinghe, non ha mai presenziato a una cena tra donne etero ultra quarantenni. sì, si tratta di luogo comune, infatti ci si dà appuntamento  in pizzeria, dove possiamo, senza rischiare di farci sentire, scambiarci notizie sulle ultime tendenze in fatto di uomini, sia analogici che digitali. informazioni ovviamente privatissime su giornalisti, attori, editorialisti in vena d’inviar poesiole e richieste di foto hard sui social.

le tecniche su come, appunto, “tenercelo”, o su quanto lunghi debbano essere i tempi di attesa prima di “dargliela” in base a ciò che vogliamo ottenere, sia l’obbiettivo della”concessione” un lavoro a tempo indeterminato o la proposta per un giro in barca, sono di fondamentale importanza, e non è raro assistere a veri e propri simposi sul tema. la tecnica della nonna, carpita alle donne di famiglia durante i pomeriggi del lungo e macchinoso cambio di stagione, ha salvato la vita a  molte.

se scopri che il tuo uomo ti tradisce, lascia che neghi. non farsi prendere dall’orgoglio e dal desiderio di farli fuori entrambi, (metaforicamente è ovvio), invitando, per esempio, i tre allenatori della palestra in fondo alla strada a prendere un tè a casa, può essere un buon antidoto al fiele della gelosia. calmati, quindi, e se il fedifrago nega, lascia che sia. l’amante ha soltanto lo scopo di rimpiazzarti, e riconoscere la sua esistenza, crederci, è il primo favore che tu, cornuta, puoi farle. il marito preso dalla passione temporanea per la ventenne coscia lunga, conserva sempre un barlume di razionalità che gli consentirà di capire che non conviene lasciar la vecchia per la nuova via.

se l’amante non esiste, lui, e il suo lavoro, e i suoi vizi, e soprattutto la sua pensione di reversibilità, resteranno a casa, continuando a pagare il mutuo e a farsi piccole storie on line.

libere ma in catene

oggi mi chiama L. e mi racconta una storia triste triste, la propria giornata di donna d’affari che corre dall’estetista dopo un consiglio di amministrazione fiume perché il suo uomo la vuole sempre perfettamente depilata, anche quando non si degna di andare “laggiù” a vedere come sta e se ha bisogno di un po’ di compagnia; di lei che arriva da Carla l’estetista che sono già le sette, e visto che c’è si fa scorticare anche le ascelle e quel po’ di peluria che ha sul viso, che corre poi al supermercato provvidenzialmente ancora aperto per fare la spesa, che torna a casa dall’altra parte della città e s’infila sotto la doccia, che in tuta da ginnastica porta giù il boxer del marito che invece non è ancora tornato e che poi si sbatte davanti alla TV.
L. mi dice che quando lui torna lei dorme davanti alla TV accesa, che è mezzanotte e lui nemmeno l’ha chiamata per dirle che avrebbe tardato: perché non lo hai fatto te? le dice con il suo fastidioso accento milanese.

ecco, la mia amica non si domanda cosa faccia suo marito fuori fino a mezzanotte, o perché la prenda soltanto una volta al mese, e per non più di dieci minuti compresi i preliminari, e che con la scusa dei problemi prostatici del cazzo eiacula come un tredicenne la prima volta.
L. pensa ci sia qualcosa in lei che non va.
Che quindici anni di matrimonio sono un bel numero e che dopo la menopausa si è appesantita.
L. non sa che suo marito è uno di quelli che accompagna la testa della segretaria sotto la scrivania ordinandole di succhiarglielo.
no, con L. non l’ha fatto mai.
perché suo marito la rispetta. è perciò che lo chiede alle altre.

torno sempre a Monti

ci penso da un po’. in qualunque parte di Roma io debba andare, partendo da qui, dal lago di Bracciano e dalla provincia, trovo sempre una buona scusa per arrivare sotto la mia ultima casa venduta in fretta per pagare i miei debiti aziendali. la casa della menzogna e dell’abbandono, delle cene per venti persone in terrazza e delle bottiglie di vino stipate ovunque, della violenza e dell’inganno.
come un cane abituato a fare sempre la stessa strada, torno lì dove ho passato la maggior parte dei miei anni a Roma, il quartiere che mi ha vista Justine 2.0 e moglie perfetta.

lì, però, m’innamorai anche del “man”, quello vero, la sera prima che decidessi di smettere di bere il 17 settembre di undici anni fa. ricordo che lo guidai per i Fori Imperiali quella Notte Bianca, credo l’ultima. a San Pietro in Vincoli, mi domandai perché non mi baciasse. lui si domandò la stessa cosa, frastornato dalla vitalità di una donna nata Libera.

ritorno sempre a Monti. anche se non c’è più niente del quartiere che ho amato. da via Cavour, altezza Salita dei Borgia, mi sporgo appena e vedo parte della terrazza. i nuovi proprietari hanno piantato una bouganville al posto del gelsomini, forse, hanno pensato di togliere le sbarre alle finestre, eliminando anche il complicato sistema di allarme che mi ha impedito di fuggire da lì per tutti quegli anni.

sì, non mi spiego altrimenti la ragione di quella prigionia.

pizzo e tulle

è così, come se il cinismo di una donna ormai nell’età della ragione non potesse superare una certa soglia, un certo orario, che so, la mezzanotte della vigilia.

a me è successo ieri sera alle nove, qualcosa si è mosso facendo un gran baccano dopo che ho chiamato mia madre, quando le ho detto quanto mi dispiacesse non averla qui, ma che stavolta ho deciso di trasgredire ogni regola: la celebrazione in un venerdì di novembre, l’abito semplice bordò, i capelli corti e spettinati, nessuna bomboniera, le perle: tutte le lacrime che ho pianto e che non voglio piangere più. sì, mi è successo proprio mentre parlavo con lei. è stato quando le ho detto quanto fossi puerilmente emozionata che una nuvola di tulle e pizzo in forma di abito principesco è scesa su di me.

non importa quanti anni abbiamo o quanta acqua sotto i ponti sia passata, o quanto il dolore ci abbia rese forti. a un certo punto si diventa spose, e basta, con tanto di gonna a ruota e di velo principesco. come se l’essere spose, per qualche ora soltanto, evocasse in noi tutta la bellezza dell’essere donna, anche un po’ romantica.

ora vado. ciao.