la filosofia della tetta

mi commuove fino alle lacrime la solidarietà femminile. l’antropologia ne fa una questione di seme, di preservazione della specie. la scienza, viceversa, non ha ancora fornito risposte esaustive alla crudeltà che anima  alcune, spingendole  a digitare affermazioni  tipo questa: Per quanto amore possiate provare per qualcuno, nella vita, se non avete figli non saprete mai cos’è l’amore. Non offendetevi è la natura. 

sorvolando sull’inciso evitabile immaginavo fossimo distanti dai tempi di Rachele e Lia, al sicuro da queste idiozie da santa inquisizione: senso di colpa, indice puntato, compassione. che tutte le mamme siano felici è messo in serio dubbio dalla cronaca purtroppo nerissima: alcune assumono antidepressivi perché hanno rinunciato alla carriera e il marito le tradisce dacché loro si trascurano; molte, purtroppo, si suicidano; altre infilano i bebè in lavatrice, li tolgono di mezzo a colpi di ferro da stiro, li colpiscono a sangue freddo, altre ancora li abbandonano in auto con 40° all’ombra.

insomma, mi piacerebbe dire alla signora, poetessa del volgo, che esistono donne che non hanno potuto avere figli, e che saranno colpite a morte dalle sue esternazioni idiote, ma ce n’è anche, viva Iddio, che non ne hanno voluti, e che sono felici.

questo genere di differenziazione ha più a che fare col razzismo che con la stupidità.

per quanto passa sembrare strano, non avere figli può anche essere una salvezza.

qui Pioggia Dorata (all’interno un racconto su una manager felice di non essere madre)

qui, Conversazioni Sentimentali in Metropolitana

 

la Festa del prolasso uterino

che idiozia discutere certi temi nel post femminismo. che tristezza. mi sento tanto Donna Sgualda. voi altre non fate una bella figura col grembiule di Donna Catte.

non per senso di superiorità verso le fan dell’allattamento a oltranza, né perché abbia tre lauree (in effetti ne ho una sola e pure breve), ma ora dovreste spiegarmi per quale ragione se io mi permetto di fare una citazione, perché ho la disgrazia di leggere da quando ho il bene di farlo, o di parlare di Rodari nel dopoguerra e del suo splendido lavoro di alfabetizzazione dei braccianti del nord, risulterei supponente, e se una si fotografa il culo dandosi da sola della strafiga gnocchissima  e sostiene che può ritenersi tale soltanto perché ha sgravato due volte, è una brava persona e neppure offensiva.

ora, le signore dovrebbero saperlo ma forse no,  che la scelta di non mettere al mondo figli è rispettabile quanto quella di farne, e se qualcuno pensa che l’incremento delle nascite  sia un bene, ce n’è altri, tanti, che sostengono esattamente il contrario, l’ultimo in ordine di tempo è stato Jonathan Safran Foer, che è un po’ la Chiara Ferragni di noi lettori. le signore madri, proprio poiché madri, dovrebbero anche supporre che molte donne non hanno figli perché sterili, o disoccupate, prive dei quattrini per pagare cliniche per la fertilità, e che, mi pare ovvio, la loro supposta superiorità potrebbe ferirle a morte.  io non mi metto nel gruppo. figli ne avrei avuti per una serie di accadimenti: il mio primo marito mi fece cadere dalle scale, poi iniziò a menarmi, infine mi occupai di liberarmi di lui.

ma niente. le puerpere pensano che scrivere su twitter sia come scrivere per sé, e non soltanto indulgono sulla propria crudeltà e supposta superiorità, ma neppure chiedono scusa. quindi pace fatta, e vi regalo la vostra Santa del giorno, care mamme, Giovanna di Castiglia, grande fan della maternità. magari, leggendo la sua storia potreste anche imparare qualcosa. ci rivediamo tutte per la festa del prolasso uterino. ah, per voi arriverà molto prima.

qui il mio (ancora in distribuzione dal 2015) Pioggia Dorata

qui  l’ultimo mio romanzo Castelvecchi.