noi over 40

dopo averci fatto il lavaggio del cervello sulla opportunità offerta dall’inseminazione artificiale e le immense gioie della maternità tardiva, senza però avvertirci del prolasso e altre storie, come ogni estate importanti Magazine e numerosi stati social, in barba al politically correct, dettano nuove regole sul bon ton femminile.

l’elenco, lunghissimo, ci vorrebbe non troppo suore e nemmeno troie.  non potremmo portare capelli lunghi, mettere rossetti troppo accesi, indossare shorts o minigonne nemmeno se in possesso di belle gambe, tatuarci, correre, bere, perché l’alcol sta meglio addosso a un uomo, anche se poi torna a casa e ammazza di botte moglie e figli. severamente proibito indossare gioielli in spiaggia così come essere troppo abbronzate, mai abiti senza maniche e bikini, proibito lanciarsi in balli di gruppo; banditi gli atteggiamenti da ragazzine (forse ridere, cazzeggiare, innamorarci), perché poi il marito trova la scusa per lasciarci e mettersi con la giovane straniera, come dichiarato qualche giorno fa da un mio contatto machista, e allora non potremo neppure lamentarci perché certe cose vanno messe in conto e aggiunte all’infinita lista del “ve la siete voluta voi“, compreso il fatto che, come dichiarato stamane su Il Fatto da Massimo Fini, è la nostra aggressività a farvi froci.

se decidessimo d’indossare il buqua, giusto per non infastidire i criticoni, avremmo la sollevazione delle femministe.

per gli uomini, invece, una sola raccomandazione: fatevi pure vedere sul corso con la ventenne, ma mai e poi mai con il colletto della polo alzato.

i mostruosi commenti dei lettori

da quando non devo perdere tempo a dare risposte ovvie a idioti di passaggio leggo il triplo, e non intendo soltanto romanzi che comunque sì, sto divorando in pochissimi giorni dilapidando così il mio già esiguo stipendio da correttrice di bozze a un euro a pagina, ma leggo soprattutto articoli, blog ed etichette dei detersivi.
Così, di pagina in pagina ho trovato questo bellissimo articolo di Massimo Fini (lo so, disturba molti ma non me), http://www.massimofini.it/1986/oggi-dostoevskij-non-troverebbe-un-editore, che racconta lo stato dell’editoria oggi, e che mi è servito a evitare di lanciare un’altra volta le monete de li Ching domandando loro sempre la solita cosa.

poi ho scoperto dell’annuncio dato d Fini l’8 Marzo di quest’anno, http://www.corriere.it/cultura/15_marzo_11/massimo-fini-si-congeda-lettori-sto-diventando-cieco-basta-libri-0e6cf5d4-c7f8-11e4-a75d-5ec6ab11448e.shtml, e me ne sono rammaricata di cuore, amo la penna di Fini, seppure talvolta mi trovo a non pensarla come lui.
Poi ho letto i commenti dei lettori con facoltà di digitazione di puttanate, e mi sono domandata che tipo di gusto ci sia nel fare l’insultatore, se venga pagato da qualcuno per rendersi onnipotente e sputare sulle capocce del prossimo, se qualcuno gli fornisce i link dove recarsi a dire la propria o li cerca da solo, se soffre di sindrome da social media (che se non ricevi abbastanza like ti prende lo sturbo), se è uno scrittore frustrato, un giornalista male in arnese o un maschietto con ansia da prestazione.

si pensa alla democrazia come a un luogo dove poter fare ciò che più ci piace senza restrizioni e freni, non come a un dono da tutelare e preservare rinunciando magari a dire la propria.