buona delazione a tutti

vi state scannando su cani a spasso, corsette in solitaria per i boschi, la passeggiata del nonno sul corso deserto; scrivete oscenità indegne di voi sulla vicina che va a far la spesa due volte in una settimana perché si è dimenticata di comprare proprio la pasta, sulla ragazzina che canta al balcone; sperate che la vostra frustrazione e sofferenza sia quella di tutti; siete nati con la necessità di odiare; chiedete l’esercito e la corte marziale dopo essere andati a fare incetta di alcol e mascherine appena iniziata l’epidemia, fottendovene del prossimo.

pregate, invece, se non avete dimenticato come si fa, pregate per i medici e gli infermieri, per i morti e le famiglie private anche del rito della sepoltura. e se pregare non vi si addice provate a leggere qualcosa che non sia la time line di FB, così da scoprire che la maggior parte della gente in giro va a lavorare in fabbrica e senza protezione perché così ha deciso Confindustria.

 

comunque: buongiorno delatori e Viva l’Italia!

Legenda per i malpensanti:

  1. non possiedo cani ma gatti
  2. non esco da casa dal 2 gennaio, quando caddi da una scala e mi ruppi un piede. a causa del virus non posso più fare fisioterapia e mi arrangio con il pilates NEL MIO GIARDINO, ma non mi lamento.
  3. sono misantropa. non ho mai fatto una passeggiata per il corso con un’amica: ho poche amiche. odio uscire, vedere gente. al limite viaggio. passo la vita a leggere e scrivere: questo virus non mi causa scompensi.
  4. da buona precisetti con ascendente in Vergine faccio una lista della spesa puntualissima.
  5. non ho figli che cantano sul balcone.
  6. credo che fossi adolescente canterei sul balcone e scapperei di casa ogni giorno.
  7. da 25 anni pratico la meditazione profonda; da 25 anni ho abiurato al cattolicesimo per frequentare una Scuola filosofica Buddhista che comprende l’esercizio della compassione, della comprensione e il perseguimento del bene comune.
  8. degli articoli non leggo soltanto il titolo
  9. la pratica del giudizio è pornografia
  10. la delazione è un’oscenità, sempre
  11. #Iorestoacasa

cantavo l’Inno di Mameli

per cui considero una figuraccia indegna, gonfiare il collo e passare la giornata a digitare puttanate galattiche sul colpevole immigrato di turno, e invece. oggi ce n’è di gentaglia del genere che va a votare, papà. che parcheggia fuori dalle strisce e in doppia fila e che quando glielo fai notare, dandogli dell’incivile, ti risponde pure che l’incivile sei tu e che ti devi informare prima di parlare, perché lui stava “a portà a spesa ar padre, che porello nun se move”.

è gente che ti passa avanti alla cassa e poi dice: nun l’avevo vista, me scusi. tanto per farti sentire indegno di nota.  invisibile ai suoi occhi bovini, come chiunque non abbia un nome sulla porta di un camerino TV di un programma becero del pomeriggio casalingo.

qui si tratta di fermarli. di fermare la valanga di opinioni non richieste, di insulti. ho conosciuto un mondo diverso, fatto di obblighi e di dati di fatto, di dogmi incrollabili, di punti di riferimento e del bello oggettivo.

ho acceso la luce e ho visto moltitudini, gente che ucciderebbe a mozzichi i tuoi figli per difendere i suoi, anziché ragionare per trovare un modo di salvarli entrambi.
e il mondo si ferma, papà.
beato te che non li vedi.

qui il mio libro da leggere con due mani nonostante il titolo

qui il mio romanzo Castelvecchi, in attesa del prossimo, a gennaio

spam e pissing

oggi, su twitter, un tizio cui restituisco il follow, un hypster come altri, mi manda il consueto messaggino privato degli spammatori di professione: seguimi qui, seguimi là, sono certo che non vorrai perdere nessuno dei miei post né dei miei tweet. gli rispondo che, in effetti, non vedevo l’ora né aspettavo altro. non gli confesso che ho ancora due Carrère nuovi nuovi sul comodino, sebbene li abbia acquistati due mesi fa, perché ho tra le mani un Murakami veramente extralarge che mi sta assorbendo tutti i tempi di lettura e non posso non finirlo.

lui si risente molto, mi domanda se sono ironica. io non gli rispondo. evito sempre di digitare ovvietà. lui allora prepara i siluroni, mi scrive che sì, c’è gente che in effetti si è risentita per il suo spam, ma nessuno mai che abbia avuto l’ardire di scrivere qualcosa come Pioggia Dorata.

gli rispondo candidamente che se vuole può leggere alcune recensioni, quella di Filippo La Porta su Left, o su CriticaLetteraria e che comunque può gugolare da sé, giacché adulto, benché io non capisca proprio quale nesso ci sia tra il suo spam cafone e la mia Pioggia Dorata molto snob, che di recensioni ne troverà molte in giro, e che, comunque, di pissing parlano in tanti, da de Sade, che tutti dicono di aver letto, a Philip Roth, nella splendida scena al cimitero ne Il teatro di Sabbath, o la nostrana signora delle biografie, Sandra Petrignani, nel suo splendido romanzo Marguerite, sulla vita della Duras. e che comunque il pissing per fortuna è roba per pochi, anche perché costa un bel po’ a sessione, perché sicuramente bisogna farci la bocca a certe finezze. perché la Pioggia Dorata è la sola materia possa scalfire l’attitudine al puttanesimo ignorante della maggior parte degli scopatori e delle scopatrici seriali senza morale. perché anche l’erotismo è una questione culturale.

credo non capirà e m’insulterà. è possibile anche che andrà a parlar male di me in giro, ma ormai ci sto facendo l’abitudine. e adesso vado a correre.

 

eh ma lo faccio anch’io

ci riflettevo stanotte, svegliandomi da un sogno pieno di gatti, nel quale, un poliziotto che somigliava a Bardem mi perquisiva in cerca di fumo.
insomma, il fatto che portiate sempre voi stessi a esempio, per giustificare o condannare le altrui azioni, m’inorridisce. che vi eleggiate a pietra di paragone mi fa veramente tanta paura.
quindi, se vi scaccolate in auto pensate sia giusto lo facciano tutti?, o vi disgusta un po’ vedere il tizio al semaforo che fa pulizia nelle narici scavando con insistenza?
allora piantatela di dire: eh, ma anch’io lo faccio. chi minchia sei tu? pensi di essere così straordinario da potere esser un buon esempio?, mai sentito parlare di etica?, quella roba che dovrebbe regolare il vivere nella società, i rapporti tra cittadini e cittadini e tra cittadini e Stato?, che segna il confine tra “bene” e “male” come concetti assoluti cui tutti dovremmo guardare, per misurare i nostri gesti e le nostre parole? cos’è questo delirio di onnipotenza?, o si tratta del terzo punto che descrive l’analfabeta funzionale?
che lo faccia anche tu, di bestemmiare, trattare male il prossimo in un momento d’ira, tirare il piatto addosso a tua moglie perché sei frustrato, non me ne frega niente, non ti conosco e non so nemmeno se mangi con la bocca aperta o navighi su FB mentre sei nel buio di una sala cinematografica.
se tutti scrivono cagate, ecco che vi adattate alle cagate, soprattutto se hanno successo.
io penso invece che se anche non troviamo buoni esempi in questo presente pietoso, dobbiamo cercarli nel passato, e iniziare a fare per primi quello che vorremmo facessero tutti. 
qui il mio ultimo libro.

essere, oggi, equivale a possedere.

la maggior parte delle argomentazioni del popolo del web è un misero “ne ho sentito parlare“, che non è un “eufemismo ironico”, come scritto stamattina tale Max, fan dell’iperproduzione cinese e della crescita immotivata dei prodotti inquinanti; ne ho sentito parlare è la nuova certezza del tuttologo social, perché, in effetti, vista la vastità di argomenti cui ci si sente chiamati a trattare ogni giorno, non si può sempre conoscere ciò di cui si parla.

ma non m’interessa parlare del solito webete, lo fa meglio Crozza. vorrei invece sapere che cosa c’è di così attraente nell’essere schiavi delle cose, di telefonini, automobili, case di proprietà, borse firmate, Louboutin, cene, vacanze extralusso, corsi extrascolastici per i figli, master inutili in costose università private che già sappiamo non ci daranno lavoro. perché difendiamo l’idea che esistano persone mal pagate che fanno pubblicità occulta, perché meglio mal pagate che niente, anziché protestare per la chiusura dei teatri o delle orchestre.
ci siamo dati per vinti, prendiamone atto. qualcuno ci ha detto che siamo un fallimento e noi gli abbiamo creduto.

certi desideri, travisati per bisogni, sono un po’ come chi inizia ad andare in palestra a maggio per avere un corpo perfetto a giugno.
mi sembra, ma forse sbaglio, che le forme di schiavitù si siano semplicemente evolute e adattate al cambiamento sociale, che siano cambiati i personaggi ma il risultato sia sempre lo stesso, lavorare nelle peggiori condizioni, oggi anche gratis, per morire appagati al suono della suoneria del nuovo IPhone.
se nel dopoguerra ci si prostituiva per dare da mangiare a uno stuolo di ragazzini affamati, oggi lo si fa, a quindici anni, per ottenere ricariche telefoniche o un provino per il Grande Fratello, il discorso, però, per me non cambia. e l’odio sociale è ancora quello. sebbene la sopravvivenza non s’identifichi più nel cibo, che almeno qui in occidente c’è, bensì nella fama, sui social, sui giornali, in TV.
essere, oggi, equivale a possedere.
si diventa “qualcuno” per possedere altra roba, e non per essere felici, non per sentirsi appagati.
la fama, anche per poche ore, è la nuova rivincita sociale. cellulari e abiti i mezzi con cui ottenerla.