gestione aziendale

ci siete cascati, lo so. da ex imprenditrice però qualcosa potrei anche scriverla sulla gestione aziendale, tipo che in un ufficio dove ci sono sei donne e un uomo, le sei donne non si coalizzeranno mai, anzi, si daranno addosso per primeggiare agli occhi del gallo.
ma ho trovato una frase esemplare, ieri sera, utile a spiegare ai non credenti quanto poco siamo attrezzate all’autonomia, quanto in tempi di sfumature non si riesca a limitare la pratica della sottomissione alla stanza da letto, e si fraintende, trasformando una pratica esclusivamente sessuale in masochismo, deviazione mentale e gattamortismo, patologia tutta femminile.

pesco in rete e m’ispiro, non mi va di fare polemiche e nomi, chi sa, chi si ritrova in questi post, s’interroghi. sempre ammesso che io abbia colto nel segno.
quindi, in tempi di “trivelle”, Ministre e giornalisti misogini, io per prima provo a pensare meglio e a digitare con cautela.
gli uomini amano le donne intelligenti ma non sanno gestirle. questo ho letto sulla mia TL ieri sera.

il guaio, ragazza mia, perché son sempre le donne a sorprendermi, è pensare che qualcuno debba gestirci e soprattutto che noi vogliamo questo. o peggio ancora che il “piacere” abbia come naturale conseguenza la sottomissione.
certo, sì, lo capisco. è un brivido bestiale illudersi di poter lasciare ogni responsabilità in mano a un uomo. ma io preferisco credere in qualcuno che anziché gestirmi renda la mia esistenza più semplice, magari prendendosi un po’ d’incombenze.
l’utilità di un uomo che sappia “tenermi testa”, o meglio che sia mio pari, la vedo soltanto in una collaborazione pacifica per la buona riuscita dell’esistenza.

trovarne uno che mi “gestisca” non m’interessa.
non sono un’azienda, non sono un patrimonio, non sono una situazione che richiede la gestione da parte di qualcun altro.
e qui sta l’equivoco, pensare che essere sbattute al muro durante un amplesso, che fa sempre piacere garantisco, magari mentre lui ci trattiene per i capelli prendendoci dalla nuca e ci sussurra cose dell’altro mondo, abbia come conseguenza l’essere trattate da schiave, da imbecilli, da povere cretine con sbalzi umorali.
e ciò che è ancora più pericoloso, se non folle, è affidare la gestione della nostra esistenza, o anche solo pensarlo, a un uomo. non bastassero gli imbecilli di mezza età che per una ventenne perdono il senno.

masochismo

mani sporche di terra, odorose di campagna, erba alta sui prati incolti, solchi da percorrere in equilibrio, alberi da scalare con sprezzo del pericolo, per amore del rischio. alberi da discendere, gambe graffiate, il solito bruciore elettrizzante.
forse il masochismo è stato per me un tentativo estremo di sentirmi viva, di vedere fin dove può arrivare quella segreta felicità, il pianto che attrae l’attenzione, la fragilità presunta che invece, dentro, si fa forza.
i giorni che scorrono e l’emozione per quella caduta che pulsa ancora sul ginocchio: sono viva, sono viva, sono viva.
io non so più cosa sono o chi. non mi piace definirmi, so che il più delle volte comando e conduco.
forse è soltanto perché sono diventata irrimediabilmente adulta.
perché ho fatto un casino di scelte sbagliate e me ne sono presa il merito.
ma provo ancora un piacere immenso al ricordo della mia pelle che brucia.