pisellodipendenti

ce la faccio amò?
dove vado amò?
salgo amò?
o devo da scenne amò?
oddio quanta tenerezza. e quanto sarebbe bello se fosse così, se in nome dei piatti lavati e dei calzini raccattati e dei guasti emendati, loro, gli uomini, fossero veramente un sostegno per noi.
ma ci vuole esperienza per sapere che non è così. e ci vuole testa per convincersi che l’amore è una partita a due che non vuole vantaggi.

lo so che dovrei stare sul pezzo perché ieri sera è morto il Maestro Ettore Scola, ma non credo di avere niente da aggiungere, io, alla carriera di un gigante. tra l’altro ci sono già orde di account che, edotti o meno sul personaggio, stanno spandendo lacrime social, e critiche infondate, dopo aver strenuamente difeso Zalone a la sua arte cinematografica.

pertanto oggi mi dedicherò alle pisellodipendenti, o fallocrati, donne insomma, laureate o meno non importa, che in qualsiasi situazione si trovino, in alto mare, sulla neve, in barca o in ufficio, preferiscono dare ascolto alle parole di un uomo piuttosto che a quelle di una donna. perfino in ospedale, se la donna è medico e il maschio in questione un portantino, daranno più credito alle parole del tizio in possesso di proboscide.

qualche giorno fa, una signora dal nickname conturbante, è venuta ad azzuffarsi in TL con me per un tweet su certe fragilità femminili a mio avviso eccessivamente pubblicizzate, concludendo che io non amo né gli uomini né le donne.
ah!, sapesse quante lacrime.
i conti in banca prosciugati.
le sue amanti appena ventenni nel mio letto.
tutti gli errori commessi per essermi fidata di un maschio alpha.

gli uomini non sempre sono affidabili.
le donne non sempre sono distratte. molte, però continuano a cedere la responsabilità della propria esistenza a un uomo. che a me sembra un buon modo per difendersi dai propri fallimenti, piuttosto che salvaguardarsi dai propri errori.