la benedizione dell’eros

– comunque l’eros è una benedizione
– non per me, giacché ti ho già scritto che non lo leggo e non lo scrivo.
perché sesso non è necessariamente quello che ci impongono, non è un gioco divertente, non sempre. può essere anche solo disperazione, o fobia, accanimento, tic nervoso, un modo come un altro per affermare se stessi, per trovare lavoro e apprezzamento. è moneta di scambio lo sappiamo tutti. prova di coraggio e di forza. gioco tra carnefice e vittima.
Simenon doveva fare sesso almeno due volte al giorno, lo racconta chiaramente nelle sue Memorie intime. non poteva farne a meno. e che cos’era, eros o nevrosi? una mia amica viaggia per tutta Italia per la sua scopata settimanale con sconosciuto. poi torna a casa dai bambini e dal marito e cucina torte torte giganti. più sono umilianti gli incontri fuori casa più lei cucina e prende chili. che cos’è questo? calze a rete e seduzione rosa o qualcosa che si può scrivere senza essere etichettati?
forse no.
non io: sono una donna.

 

porno al femminile

il porno al femminile, ossia scritto, diretto e interpretato da donne, nasce in Svezia nel 2009 da un collettivo femminista, “Dirty Diaries” e prosegue la sua esperienza in Francia, Inghilterra e in Italia, dove troviamo, tra le altre, le “ragazze del porno“.

chi mi conosce lo sa, non sono maschilista, è che mi oppongo con forza a qualunque forma di ghettizzazione, compresa quella di certe femministe con patente da femministe, la maggior parte delle volte così impegnate nella lotta contro il maschilismo, da dimenticarsi di essere inclusive e accoglienti con le colleghe.
e comunque, questa distinzione tra maschile e femminile mi pare più che altro pretestuosa, un modo per alzare muri più che abbatterli. a quanto ne so, i pomipini si fanno per lo più stando in ginocchio; anche per un attore maschio penso sia umiliante star lì a riempirsi di Viagra e farsi misurare l’uccello.

ma l’editoria ha bisogno ogni anno di nuovi argomenti da ridurre a luoghi comuni, e si sta dando da fare a sfruttare anche questo settore, dopo aver distrutto quello del sadomaso riducendolo a un giochetto per collegiali, giacché da quando se ne parla in TV, ogni sedicente scrittrice del pianeta pare abbia lasciato le saghe famigliari (non seghe purtroppo) e gli anni di Piombo su fatterello autobiografico, per darsi alla descrizione pedissequa del funzionamento della propria vagina. come ha fatto Marc Dorcell, ovviamente maschio e colosso del porno che, grazie ai video didattici del “porno femminile”, ha incrementato la vendita dei suoi gadget clitoridei.
l’industria deve pur vendere. e allora, anziché ricominciare a parlarci, mettiamo altri filtri, nuovi abitini tagliati su misura che ci collochino con esattezza in una precisa fascia di consumatori.

faccio uso di pornografia da quando mia madre smise di comprare cataloghi Postal Market, so cosa intendano le femministe per discriminazione e che il porno sarebbe fatto per lo più per umiliare la donna, eppure conosco milioni di donne che cercano soltanto questo, e  non perché costrette da abitudini sociali, ma perché talvolta certo desiderio somiglia tanto a una liberazione.

qui Pioggia Dorata, da oggi anche e in ebook

per oggi ti basta

dei romanzi rosa che correggo amo la mancanza di pensiero. manca il punto di vista dell’autore, le motivazioni, il focus della storia. non c’è nulla dietro la vicenda che, onesta, si presenta per ciò che è. non ci sono le metafore di McEwan, gli studi sulla tragedia di Marias, non c’è l’eros malato, oscuro e spiacevole di Covacich, il possibilismo di Murakami o la cronaca impietosa della Jelinek. non c’è altro che una storia “rosa” che si dipana su sfondi marittimi, in luoghi bellissimi e case da sogno dove, una protagonista bellissima, si troverà circondata da uomini meravigliosi, senza problemi di calvizie, di narcisismo, d’impotenza o lavoro, e che faranno a gara per soddisfarla.

ed ecco che invece sono due giorni che del testo in questione, l’ultimo che mi è arrivato, mi rimbomba una frase in particolare, quella che il primo dei quattro “man” che riesce a farsela già a pagina 20, le dice dopo averla fatta godere due volte (e scusate se rido).
e non mi ha colpita la poesia (che non c’è), la scelta dei vocaboli o il ritmo del paragrafo, ma il senso che, digitato da una donna tra l’altro matura, mi fa accapponare la pelle: per oggi ti basta.

basta cosa? e perché devi essere tu, a decider come dosare le mie voglie?

se ho mai conosciuto maschi così devo averli castrati senza accorgermene.
il “per oggi ti basta” ha in sé il peggio della cultura maschilista, e all’orizzonte vedo perfino i roghi, e l’infibulazione, e le botte alla moglie che ne vuole di più, e che prima di sposarsi le ha prese pure del padre che, del per oggi ti basta, ha fatto la sua bandiera.

ma nel 2016 si può ancora pensare che sia lui a darcelo? è possibile che non sia ancora in voga il libero scambio tra Venere e Marte?

e con questa riflessione vi saluto per un po’. buona estate.

 

e più son giovani peggio è

quindi niente. è guerra persa. tempo sprecato.
per alcuni ex sessantottini maschi io sarei una pazza isterica che scrive cose inutili e noiose, perché di femminismi non ce n’è più bisogno.
per molte donne, invece, siamo irrecuperabili e basta.
per altre i maschi sono indubbiamente meglio di noi, poi scopri che hanno vent’anni e vivono con papà e mamma.
per la maggior parte non vale nemmeno la pena parlarne, e mia madre era una cretina quando negli anni settanta rischiava la propria incolumità andando in giro per le campagne pugliesi a diffondere l’uso della pillola contraccettiva.
nonostante mio padre le dicesse di lasciar perdere.
nonostante le porte sbattute in faccia.
nonostante i fucili a sale puntati in faccia da mariti violenti.

ma avete ragione voialtre.
la violenza sulle donne basta utilizzarla una volta l’anno per ottenere qualche retweet. con l’hashtag più giusto. e i ricatti sessuali vengono perpetrati anche a danno del maschio.
meglio mettersi le armi in spalla e passare il resto dell’esistenza a guardare nel mirino: casomai qualche troia volesse rubarmi il marito.
e più son giovani e ignoranti, e si son formate al Cocoricò facendo scuola sui giornali di gossip, più la loro idea di donna nemica è radicata.
son cresciute badando agli amori di Belen mica leggendo Romain Gary!, anche se poi, quando lo cito, annuiscono come caprette.

non so quali libri abbiano letto quelle che si mettono a prendere le difese della categoria avversa e a dare addosso alle altre, ma l’immagine che mi viene restituita dalle vetrine delle librerie è quella di una donna in confronto alla quale Emma Bovary era un esempio di autonomia e indipendenza.

ti voglio
ti cerco
non lasciarmi
frustami
legami
e precipito in un incubo che nemmeno il più brutto romanzo della Invernizio.

te ne ritorni da dove sei venuta

la sfortunata se ne ritornerà da dove è venuta“, è questa la minaccia gracchiata da quel “mostro mediatico” di Simona Ventura che, non bastassero le inutili autobiografie pubblicate, continua a occupare posti nei palinsesti televisivi.

il meccanismo de “Il contadino cerca moglie“, nel quale son sfortunatamente incappata stanotte, è obbrobrioso, offensivo, vecchio. svegliatevi!, siamo nel futuro eppure ancora costrette a battagliare contro l’ignoranza di chi ci vorrebbe a casa, sempre in numero esiguo ai posti di comando, in finale per i premi letterari, nei consigli di amministrazione, mai alla pari, mai, e peggio ancora alle prese con chi ci vuole così disperate da metterci in gara con altre poverette, per conquistare non un tronista dal muscolo tirato, bensì un contadino con i rossi di vino sulle guance.

le tre Miss in questione, tre per ogni bracciante, devo gareggiare tra loro spaccando legna, acciuffando pecore, dipingendo alberi di antiparassitari e beccandosi tra loro che manco in una stia per galline, lanciandosi epiteti e mandandosi gentilmente  affanculo se una di loro viene scelta dal contadino in questione per un pranzetto romantico o un pic nic. l’apoteosi del moralismo però, del tutto inappropriato a una come la Ventura che sta da anni sul podio del maledetto piccolo schermo, è stata l’eliminazione, probabilmente decisa sin dall’inizio da quei geni degli autori dello Show, di Roberta, una bella Miss che aveva però il difetto, questo secondo la Ventura e il contadino, di non aver confessato di essere una ex olgettina.

un marchio d’infamia questo? sì, così è stato deciso da quelle volpi che costruiscono i reality in base alle preferenze del pubblico che dovrà guardarli. olgettina=bugiarda, però, non troia, per carità, troppo furbi per farsi prendere in fallo dalle femministe. ma ciò non cambia il mio disgusto nel sentire uno dei contadini dire: “questa è casa mia e si fa come dico io“, il senso è ancora quello, basta poco al sonoro ceffone e all’affermazione che “il mio cervello di maschio pesa più del tuo“. siamo ancora alle feste di paese, quando le ragazze da marito si mettevano in bella mostra per potersi maritare, non importava con chi, importava soltanto farlo presto, per togliersi di mezzo e farsi sfamare da qualcun altro.

e così ha tuonato Simona nel suo solito accentaccio chivassesse: Roberta se ne torna da dove è venuta.

colpa delle “sfumature”, delle centinaia di Romance che la nostra editoria continua a sfornare, colpa del fatto che non scendiamo più in piazza, accontentandoci di ricevere una mano all’amico potente di turno, in cambio di qualche foto zozza.