l’artista impiegato.

ieri con il Man si tornava dall’Auditorium e si parlava di grandi scrittori e che è perfino idiota domandarsi se si scrive di sé o di altri, perché basterebbe conoscere la vita di Maupassant, Dostoevskij, Duras, per sapere che si parla sempre di sé. ci raccontavamo di Massimo Urbani, che la morte ci portò via troppo presto, e per la cui memoria la New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini (appunto, il Man, il mio), ha strutturato un concerto veramente emozionante che però non vi sto a raccontare qui. e così ci dicevamo quanto sia difficile essere creativi puri, della pubblicazione prestigiosa di ottobre di cui però non vi dico ancora, e che questi nuovi artisti in cravatta fanno ridere, giacché mi domando che cosa ci racconteranno del loro mondo regolato da tredicesime e aspettative.

Susanna Camusso ha provato a tracciare l’identikit dell’artista italiano, ossia di colui che campa SOLTANTO del proprio lavoro, ed è agghiacciante, perché l’eroe guadagnerebbe non più di 5.000 euro l’anno, il resto son buffi, lavoro in pizzeria, per le giovani attrici magari anche marchette. comunque la situazione è questa, e tu, caro impiegato creativo (scrittore a pagamento, attore al sabato, musicista di cover che suona gratis nei locali, anzi, li affitta), tu sappi che di Kafka ne nasce uno ogni millennio, e se non capisci la battuta, è proprio perché sei un impiegato.

ed è così in teatro, nell’arte figurativa, nella fotografia (anch’essa svuotata di senso dai cliccatori della domenica con IPhone), è così nel vero mondo musicale, non quello che sempre l’impiegato/creativo giudica dal divano di casa propria per commentarlo sui social, e che di fatto è un’idea di musica costruita soltanto per lui, sulle sue esigenze di ascoltare ignorante e non su un pentagramma perché resti in eterno.

a guardarvi e leggervi da qui la mancanza di competenza è ragguardevole. e io devo difendere chi per l’arte è morto, chi si sbatte per cercare i soldi dell’affitto e deve pure sorridere agli spettatori. Romain Gary l’aveva scritto che il pubblico non sarebbe rimasto a guardare, che sarebbe salito sul palco anche lui, non ci aveva detto, però, di quanto avrebbe abbassato il livello del prodotto.

qui la mia raccolta di racconti “Pioggia dorata”

genericamente capre

che nessuno se la prenda eh, per carità, son riflessioni le mie, e non fanno riferimento a qualcuno nello specifico, ma mi sorprende sempre la vostra assurda e immotivata affezione alla TV. e se pensate che io ho vissuto senza per tutti gli anni della Silvio d’Amico, e non ho mai visto una puntata di Uomini e Donne, o Amici, o XFactor e non accendo mai prima delle 21:00, si capisce che sono io fuori dal mondo io, non voi.

ma vedete, se si vuole affinare il senso critico bisogna leggere sul serio, e imparare a pensare, e non citare soltanto titoli per farci belli, e per scrivere, non dico dieci ore al giorno, come affermato ieri su la7 quel simpaticone (e bugiardo) di Sorrentino, ma le cinque umane, il tempo non basta. o fai una o l’altra cosa. o ti dedichi alla meditazione, alla corsa, alla lettura, al giardinaggio o guardi la TV, e basta. tenendo conto che su #twitter iniziate ad hashtaggare alle o7:00 del mattino e a sera siete ancora lì, che cosa vi lamentate della crisi dell’editoria?, cosa vi fregiate di essere grandi lettori?, in quanti mesi finite un romanzo?, o ci mettete giorni?

ho avuto l’esempio ieri del maledetto potere della televisione, quando il trombonista, compositore, arrangiatore Mario Corvini, (casualmente mio marito), è stato intervistato a Speciale TG1 a proposito dell’electric swing, e ha trovato su FB una quantità mostruosa di richieste di amicizia, da parte di persone comuni e management musicali.
e allora dico: genericamente e comunemente capre, perché quest’anno la New Talent Jazz Orchestra ha fatto quattro splendidi concerti al Teatro Garbatella e ci son voluti due Uffici Stampa per fare Sold Out, ma appare tre minuti in TV e potrebbe riempire la Sinopoli.
genericamente capre perché avete bisogno che qualcuno vi indichi dove guardare, cosa leggere, chi ascoltare, e pazienza se si tratta di una youtuber che non sa nemmeno dire tre frasi sensate una dopo l’altra, o un cantante dai melismi già sentiti. seguite il gregge, perché certo, a insultare su FB ci vuol poco, pensare da soli, invece, capire la differenza tra Blues e Jazz, ascoltare Coltrane e capire che Arbore poco c’entra con il vero swing, beh, mette quasi paura.

stasera c’è tanto Jazz

è difficilissimo schiodarmi da casa, soprattutto se ha piovuto tanto, ho il frigo pieno e sono alla stesura dell’ultimo capitolo. ma per Massimo si può fare, lui è stato il più grande, come spiego qui a chi se lo fosse perso http://bibolotty.blogspot.it/search?q=Il+jazz+l%27ho+conosciuto , e in ricordo di lui c’è una rassegna a Monte Mario, anche stasera domenica 11 settembre, una tre giorni di grande JAZZ organizzata con tutto l’amore del mondo, e grazie al cielo anche con un finanziamento pubblico. qui il comunicato http://www.vignaclarablog.it/2016090864082/ricordando-massimo-urbani-festival-jazz-monte-mario/).

per cui si va, le gatte si son consegnate spontaneamente e già dormono. certo, non potrò indossare i sandali nuovi perché il cielo è tutto grigio, e poi il Man mi intima di prepararmi che sono appena le cinque, perché lui, giustamente, deve arrivare presto. oggi me la sento giusta. ascolto jazz da quando approdai qui a Roma per studiare alla Silvio d’Amico, spinta dalla mia amica Lavinia dalle grandi tette, negli anni ’80, quando tra noi ragazze perdute si diceva che i maschi veri li trovavi soltanto nel buio dei Jazz Club.

oggi di Jazz Club ce ne sono sempre meno, e stasera infatti siamo a Monte Mario, zona Santa Maria della pietà, che chissà se il Comune si degnerà mai di assegnare a chi ne possa fare qualcosa di utile, come avrei fatto io con l’Università della Musica e l’enorme finanziamento milanese che, i passacarte del Comune di Roma, 10 anni fa, nemmeno presero in considerazione. il Jazz riapre in me ferite che sanguinano ancora tanto. succede ogni volta così, e il Man, che è comprensivo, mi dà un buffetto sulla guancia e un bacio: dai lascia perdere, dai, ora hai la scrittura.

sì, è vero, e resta anche tutto il bello del jazz, gli ex studenti dell’UM che quando mi vedono mi fanno le feste, gli amici, e stasera ce ne sono tanti, perché il ricordo di Massimo e dei tempi del Music Inn unisce proprio tutti, c’è anche Nicola Puglielli che non vedo credo da 15 anni. e sul palco c’è veramente molto bel Jazz romano, tutto quello che conta sul serio, e pubblico, tanto, tra addetti ai lavori e gente del quartiere, e ci sono anche le Apette di Street Food e i bagni chimici. anche se questo è un parcheggio c’è veramente tutto ciò che serve, anche la macchina due passi.

i Corvini Bros (il Man e suo fratello Claudio), sono chiamati sul palco da Mauro Verrone (che dio come suona bene), Maurizio Urbani prova il suono, e il suo è sempre una bella certezza per tutti noi, al contrabbasso Massimo Moriconi (sì, sì, quello di Mina ma mica solo quello), Gianpaolo Ascolese, vestito etnico, accarezza la batteria, Ettore Gentile, che tira, ammazza quanto tira. e poi Roberto Gatto, e Toni Formichella, Francesco Puglisi, Biseo, Faraò, Rosciglione, Ghigliordini. c’è così  tanto bel jazz che non respiro più.

e a voi non so chi ve la fa fare a stare in casa con tutto il Jazz che c’è qui a Monte Mario.

 

 

ma non avevano lo stesso ufficio stampa di Veltroni

Daniele Tittarelli e Mario Corvini scrivono musica straordinaria, quella, pare che Veltroni no, ancora non la sappia comporre, per fortuna.
anche se le mani sul jazz l’ex Sindaco aveva provato a metterle, fondando la Casa del Jazz approdata al nulla per anni, ora finalmente nelle mani di musicisti veri, non più in balia di direttori artistici designati dalla politica.

comunque loro sì, qualcuna delle maestranze sotto botox avrebbe dovuto vederli, magari avrebbe potuto anche ascoltarli i giovani della New Talent Jazz Orchestra, così bravi e pieni di un’energia che gli zombie approdati ieri sera all’Auditorium Parco della Musica nemmeno sanno cosa sia, che nemmeno possono vederla sui propri figli viziati, l’energia di chi viaggia dalla Sicilia fino a Roma per partecipare al laboratorio di Mario Corvini e che nemmeno se la sognano, di contro, la folla sorprendente di intellettuali stregati da Walter.
loro, i ragazzi snobbati anche dalla sinistra democratica italiana, hanno però il desiderio di crescere; lavorano per pagarsi gli studi, magari all’Autogrill dell’autostrada Frosinone Roma, per poi imbracciare lo strumento, e suonarlo da dio.

ma loro non avevano lo stesso Ufficio stampa di Veltroni.
da un lato il Jet Set dall’altro il Jazz Set.
una bella differenza.
anche di sovvenzioni.
New talent Jazz Orchestra ZERO EURO.
film di Veltroni chissà.
e i soldi a Franceschini li hanno anche domandati i ragazzi ma i denari del FUS (Fondo unico per lo spettacolo) sono andati ai soliti noti e nonostante le numerose date sold out della New Talent Jazz Orchestra http://www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/index.php/contributi-extra-fus/478-musica-jazz-italiana-contributi.

tra tanti hanno sfilato per omaggiare il Premier ombra del PD: Antonello Venditti nero pece, la Di Gregorio scrittrice, la Cuccarini e Silvio testi, Bonolis spacciatore di programmi culturali, Ministri, Sottosegretari, leccaculi e Ladylike con auto di lusso parcheggiate davanti al teatro e un dispiego di polizia in divisa e non, che farmi una canna in santa pace, come ogni signora per bene dovrebbe poter fare, è stato un rischio altissimo.

Il docufilm di Veltroni parlava dei bambini e del loro domani: il loro presente, il presente che arranca, era nella sala accanto a registrare http://video.huffingtonpost.it/culture/da-venditti-al-ministro-boschi-alla-prima-del-nuovo-film-di-veltroni/3882/3873

comunque complimenti, al prossimo appuntamento di recording studio faremo una colletta per l’ufficio stampa di Sky.