la prossima volta che ti incontro ti faccio mangiare il telefonino

non sono d’altri tempi, suvvia.
sono un po’ classista, questo sì. nel senso che considero la buona educazione una questione “di classe”, e non di diritto. la buona educazione non si acquisisce guardando la televisione e neppure scorrendo la home di FB.
perché se dicevo “scemo” a qualcuno mio papà mi dava i buffetti sulla bocca, quelli che facevano male perché battevano sui denti. oppure quando qualcuno telefonava a casa mia doveva salutare educatamente e dare nome e cognome, e guai, guai veri se il malcapitato chiamava all’ora di pranzo.
“a casa sua non si pranza?”, esordiva mio padre con tono sarcastico, poi chiedeva gli si passasse il genitore che normalmente si faceva piccino a parlare con l’onorevole avvocato della villa, infine, poteva semplicemente salutare dicendosi onorato della conoscenza, oppure partire con la ramanzina.

l’altro giorno sono stata a vedere il mio maschione suonare con la splendida Marina Rei, Marina Restuccia, un concentrato di talento, nervi, musicalità e presenza scenica. concerto gratuito all’ex mattatoio di Roma, grandi arrangiamenti, bellissimo clima e poi, vederla suonare la batteria rock e cantare a quel modo è stato un vero spettacolo.
e infine lei, la signora della prima fila con smartphone, egoista per aver privato il pubblico di una delle poche sedie libere e che per tutto il concerto non ha fatto che giocare a catturare angurie e meloni, e lui, suo marito, che su un’intro molto ballabile ha messo su un video scemo, domandando poi al mio sguardo allibito: che se sente?

e infine gli altri, dietro, loro, tutti, appesantiti dalla carne rossa e dal prosciutto, dai cornetti pieni di strutto che i romani divorano al bar pur lamentandosi della forma. loro, gli abitanti della notte, con questi cazzo di smartphone in mano, lo sguardo fisso su FB, assenti, alieni da ciò che si svolgeva sul palco, dall’energia che le centinaia di persone che stavano sotto al palco emanavano.
loro, gli altri, immobili, lo sguardo fisso tipico degli imbecilli che escono da casa per prendere aria, come i cani al guinzaglio anche loro muniti di catena digitale, loro che guardano il concerto attraverso lo schermo di un maledetto smartphone.