ti vogliono santa ma ti sposano puttana

«…bellino il telefilm Nurse Jakie! è umana, ha la pelle di una quarantenne e la tossicità di qualunque persona normale alle prese con un’esistenza che evidentemente non la appaga».
«e tu che ne sai? ieri sera non dovevi vedere quello con tanti capelli che hai conosciuto su FB?».
«certo, l’ho visto. l’ho fatto salire da me con la scusa di un drink e qui siamo rimasti. ma poiché sotto di lui mi annoiavo, ho fatto un po’ di zapping sui canali on demand e ho visto un paio di puntate di Nurse Jakie».
«ah»
«non potevo mandarlo a Como a becco asciutto. benché della nostra misericordia nessun uomo se ne ricorderà mai… ».
«ma mica era un cliente?».
«sì, lo so. ma che differenza fa? pensi veramente che tanti di quelli che ti fanno i complimenti per come scrivi siano interessati soltanto alla letteratura?».
«i cicisbei?,  che sembrano non poter fare a meno della mia pagina FB?, e se non gli rispondi a uno dei 400 messaggi giornalieri, spariscono come per una morte improvvisa, senza neppure dire ciao… ».

«ecco. per me gli uomini sono tutti clienti», confessa la mia saggia amica Maria Teresa, che con tre lauree fa marchette per fare la spesa.
«e d’altra parte ci trattano comunque da puttane, non considerando quanto il cambio con la sicurezza economica, in un matrimonio, possa talvolta essere svantaggioso, frustrante, e che salire alla Casa Bianca mentre le casalinghe di tutto il mondo twittano quanto sia stato facile per te aprire le gambe, sia un’ottima ragione, per una donna, per considerare ogni rapporto sotto la luce della convenienza economica. l’unica differenza è che io mi faccio pagare cash».

di là sento un ronzio sospetto: «tranquilla, per pranzo ho la passata di verdure».

beh, certo, Maria Teresa ha ragione. l’ultima volta che ho parlato con un uomo mi ha fatto l’elenco delle donne importanti della mia città che avevano offerto prestazioni di letto in cambio di una buona carriera.

«ci vogliono Sante ma ci sposano Puttane e viceversa. mai soltanto donne. e il guaio vero è che sono quasi sempre gli uomini ad assumerci».

eppure Cohen era canadese

«eppure Leonard Cohen era canadese», dice Maria Teresa, la mia amica plurilaureata che fa marchette per fare la spesa.
«e somigliava tanto tanto a un mio ex».
«quale?»
«non importa, forse è morto anche lui».
Marité tratta la morte come un incidente di percorso, anzi, sostiene che il modo in cui muori definisce chi sei stato, che è come una cornice attorno alle tue azioni, ti rispecchia.
infine, saggia: «diciamo che si muore, il guaio è quando come oggi non ci sono sostituti degni ma soltanto cattivi imitatori».

«comunque ne ho lette di ogni in questi giorni», e sento il ronzio nervoso del Silk Epil.
«tipo che la sinistra occidentale del 900 sarebbe stata tutta radical chic. e avrei voluto domandare alla tizia, sicuramente una studiosa di storia contemporanea, sicuramente una scrittrice giacché si commentava sulla home di un noto direttore editoriale, a quale occidente si riferisse, e se dentro i comunisti gauche caviar novecenteschi, (perché radical chic non va più di moda), ci mette anche il Partito del lavoro o il socialismo liberale di Carlo Rosselli, o il Partito di Gramsci. insomma non mi puoi far morire così tutta la classe operaia! il 900 è lungo! », conclude.

«sì, lungo», dico io, affranta, mentre penso ai titoli dei giornali di oggi, che Trump ferma Parigi e la conferenza sul clima e toglierà l’assistenza sanitaria ai più poveri.
«che poi… », e Marité riflette, «la lunghezza per me non è mai così rilevante».
«nemmeno per me», io, che non so mai quando cogliere il doppio senso.
«appuntamenti per oggi?», curiosa di avere dettagli del suo lavoro.
«al venerdì i mariti sono della famiglia, come durante il fine settimana».
«sempre prevedibili eh?».
«come il sole all’alba. e poiché l’ironia si nutre di cultura, sarà sempre e comunque una risata che li seppellirà».

Gloria e gli altri

come ha fatto a convincerla a dargli quei soldi?, tanti, tutti. e soprattutto che cosa le ha detto, e scritto, per farle credere di amarla, lui giovanissimo e così bello?, quante e mail, e messaggini dai diversi profili dei suoi account FB; ormai ingigantito l’ego, con tutti quei like a provare la propria indiscussa superiorità, il fascino degno di Brad Pitt, la sua capacità di recitare, di diventare uomo, donna, tutto ciò che voleva.

anche Davide era così, anche Davide sarebbe arrivato a questo punto qui ne avesse avuta l’occasione, o forse l’ha fatto, e adesso è in galera, con tutti i cinquantenni che si servivano di lui a stazione Termini gli sarà pur capitato quello fragile; perché i ragazzi le marchette le hanno sempre fatte nei cessi delle stazioni, solo che i giornali, e la polizia, se ne interessano soltanto adesso http://espresso.repubblica.it/archivio/2016/02/18/news/noi-i-ragazzi-dello-zoo-di-roma-1.250863.

lo conobbi a Leonessa, nel reatino, negli anni ottanta, io già con la fregola di provare tutto, lui, a tredici anni come me, con le tasche piene di fumo e dei soldi che guadagnava a farselo succhiare dagli amici del padre, o dai vecchi nei cessi della stazione, anche dai poliziotti, mi disse un pomeriggio accarezzandomi la mano. labbra carnose e capelli lisci, biondo come un angelo e scaltro come un gatto di strada. e per strada viveva. almeno da quando i suoi erano impegnati a discutere del loro divorzio nella villa a Casal Palocco. da quando nessuno si occupava più di lui.

le strade del crimine sono così affollate di perdenti che vorrei abbracciarli tutti.
chi s’illude e chi è illuso.
tutti al margine.
tutti fratelli di disperazione. per colpa di chi ha deciso che che avere un cellulare conta più che preservare il proprio culo, che uccidere è un gioco da nulla, e che apparire è più importante che essere.