quelli che il consiglio

capita , soprattutto quando stai per pubblicare, che taluni, troppi, si facciano gran consiglieri di redazione e soprattutto critici letterari. a me è successo che uno mi scrivesse all’incirca ogni sera per domandarmi cosa pensassi dell’erotismo altrui. con la James nemmeno ci provò. iniziò col Marchese, di cui non aveva letto che i titoli, scappando quindi con la coda tra le gambe, poi passò alla Nin, che confesso di aver letto in gioventù, forse durante le medie, di nascosto, e di non aver amato allora né di voler riprendere oggi. e lui, ogni sera, dacché aveva scoperto il mio punto debole, mi scriveva lunghe email sulla straordinarietà della Nin e sulle sue qualità di scrittrice che erano assai superiori alle mie. Un giorno gli domandai se avesse letto Justine 2.0.  rispose ovviamente di no. ed io, felice di aver trovato una risposta: beh, allora mi faccia la cortesia di parlare di letteratura erotica direttamente con la Nin, dall’oltretomba, oppure di leggere prima come scrivo, anziché farmi perdere tempo.

non mi scrisse più, mi bannò, sparì e grazie al cielo si eclissò negli inferi di quelli che elargiscono consigli mai richiesti.

così succede sempre con i social network. arrivano come api sul miele o meglio come mosche sulla merda, a insegnarti come e cosa devi scrivere, e senza mai aver scorso due righe dei romanzi che hai pubblicato con tanto amore e fatica. per non parlare di quelli che ti offrono abboccamenti con agenti letterari previa cena a due, ma questa è un’altra storia, o meglio sempre la solita, con cui l’italico buffone cerca di ricavare pompini gratis.

i più fastidiosi, comunque, sono quelli che ti fanno i complimenti, che ti elogiano per tre o quattro e mail, e naturalmente scopri che non conoscono nemmeno il titolo del romanzo per il quale inutilmente ti lodano. sono gli scopritori preventivi di VIP, quelli che: magari questa me diventa famosa!, e cercano di carpirti l’amicizia in anticipo, abbandonandoti come un’inetta se non ti fai sentire almeno in radio dalla Lipperini.

ve lo dico adesso: scrivo per vendere, per pagarci le bollette, almeno una. e non è che ho scelto il mestiere sbagliato, è che non ne ho trovati altri.