Io e il Minotauro

il romanzo sta piacendo soprattutto agli uomini. forse perché mi astengo dal giudizio, perché da frequentatrice del sesso estremo penso si debba fare un passo indietro di fronte alle scelte di coppia, per quanto suonino assurde, perché ritornare e non fuggire è in qualche modo una scelta, perché la libertà prima di tutto, perché volevo che il lettore provasse per il carnefice Gimmi la stessa compassione che per lui prova Adele, e che la tiene in gabbia.

Antonello su Amazon scrive “Per uomini: un romanzo che ci fa capire quanto siamo stati noi Minotauro, stessa identica considerazione fanno Vittorio, Stefano e Tommaso. che stia ricevendo solo il massimo dei voti su Amazon, che il distributore ne richieda in numero maggiore di settimana in settimana, che ottenga ottime recensioni, alcune commoventi, come quella uscita a firma di Stella Grillo su Sul Romanzo, non fa che accrescere il mio coraggio: vado avanti nonostante la merda in vetrina.

perché un anno di lavoro su un romanzo, due anni o quattro come per la distopia in lavorazione, non si ripagano mai. a questo punto non mi resta che il fine filantropico, così come quando recitavo che mi davo in egual modo davanti a 200 come a 3 spettatori.

a me non spettano trilogie, né una rubrica su Cosmopolitan, né la citazione dell’attore di teatro.

ma almeno votatemi qui  

 

Sul Romanzo recensisce Io e il Minotauro

su

“Lo stile di scrittura è asciutto e per niente prolisso: scritto in prima persona, elegante, dagli alti toni lirici ma anche capace di toni bruschi, impregnato di pathos, accattivante ma senza fronzoli. Un romanzo crudo, sottile, senza inutili orpelli. Una fotografia del reale che analizza con minuzia anche la società borghese fatta di parvenza oltre che un argomento complesso come la violenza. Io e il Minotauro di Elena Bibolotti, non è solo un dipinto del realismo delle violenze di genere: privo di prolissità, è anche una forte critica a un mondo fatto di apparenza e alle dinamiche perverse che ne derivano”.

Stella Grillo.

Sul Romanzo

qui la recensione completa su uno dei più importanti e-zine di letteratura

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tutte studiose con le botte delle altre

solo quest’anno credo siano usciti cinquanta romanzi sulla violenza di genere, a essere ottimista. va di moda. il che non mi rende felice, poiché è evidente che siamo troppe, sia a prenderle sia a scrivere.

il mio “Conversazioni sentimentali in metropolitana” (in uscita per Castelvecchi editore a fine estate), racconta carnefici e vittime sorpresi ancora allo stato larvale, soprattutto non individua la vittima soltanto nella donna, gioco fin troppo facile, ma fa del dramma un “Girotondo” di manipolazioni, pensando a Schnitzler, appunto, dove il manipolato a propria volta cerca qualcuno da piegare, una coazione a ripetere per lo più automatica in deviazioni affettive di questo genere. perché la vittima impara dal carnefice, e se sopravvive gliela fa pagare.

ma non è di questo che voglio parlare, avrò modo di svelare un po’ della storia, tra l’altro piuttosto leggera, in altri post. ciò che mi preme evidenziare (e senza voler fare polemica) è che talune colleghe tanto affezionate alla carnalità della scrittura e al racconto personale, soprattutto quando muovono critiche verso le altre incolpandole di essere poco autentiche, si dichiarino stavolta quasi tutte estranee al fatto, (almeno quelle lette), quasi preferiscano non essere protagoniste del dramma ma soltanto spettatrici, quasi che essere “manipolate” e picchiate sia un’onta all’intelligenza femminile.

tutte hanno studiato, letto, ascoltato decine di storie di altre donne, un buon modo per testimoniare la propria capacità investigativa o di tenersi alla larga dall’odore acre della lotta e sentirsi al di sopra di questo umiliante percorso? non ne ho idea, non lo so e forse non m’interessa. io invece le botte le ho prese sul serio, e ne ho prese talmente tante da dover uscire di casa con le maniche lunghe anche con 30° all’ombra, tanto da giocarmi un enorme patrimonio, tanto da bere fino a crollare sul marciapiede. il che non significa che il mio romanzo valga più del loro, ma che non mi vergogno di essere stata una vittima.

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sotto scorta

non so se lo hai conosciuto mai. ma il manipolatore cerca una relazione stabile già a tredici anni, da infilare nella voragine che genitori assenti o divorziati hanno lasciato. il padre manesco gli ha già insegnato quello che deve sapere e come fare: perché alcune sono pigre, distratte, altre sono soltanto troie e bisogna che qualcuno dica loro come vivere.

quando ti sceglie te lo fa notare: sei tu la più bella, e quasi ne vai fiera che lui  ti aspetti davanti scuola e ti accompagni a casa, fin dentro il portone, che poi mangi un pezzo di pizza al volo per scortarti a danza, o dalla tua amica per fare i compiti. all’inizio non ti manca l’aria. anzi lo trovi gentile, pieno di premure. in grado di restare in attesa sul motorino un pomeriggio intero sembra quasi un eroe. qualche amica te lo invidia.

poi cominci a domandarti quando studia, giacché il suo mestiere sembra di farti da scorta anche se non serve, e perché ti tiene d’occhio anche se sei con tua madre. non capisci perché ti segua pure adesso che è finita la scuola, che tu pensi già al mare mentre lui s’immusonisce ogni giorno di più, fino a strapparti promesse assurde: che sarai sua, che non guarderai nessuno, che lo ami e non lo tradirai.

poi te ne dimentichi.
e ti andrà bene se ti dimenticherà anche lui, anziché farsi trovare sotto il portone con un mazzo di fiori in mano e una voglia pazzesca di sapere che cazzo hai fatto senza di lui.
inizierà a dirti come ti devi vestire, elencandoti difetti che non pensavi di avere e che ti ricorderà in continuazione, perfino davanti a gente estranea; poi ti dirà come tenere la casa, come lui la vuole trovare: potrebbe tenerti sveglia fino all’alba a elencarti la lista dei tuoi doveri.

e un giorno ti mostrerà anche come morire, perché anche la morte vuole dedizione.

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