nessuno è pulito se vuole guadagnare

è la prima volta che mi trovo d’accordo con Saviano, di cui non sono una fan e non ho difficoltà ad ammetterlo, perché chi mi conosce sa che sono onesta. ma ha ragione. e bisogna dirlo forte.

comunque un tizio, uno che mi stava dietro fino a qualche mese fa, finché gli ho chiesto di non dirmi cosa fare e cosa no, giacché non gli ho mai nemmeno stretto la mano, sosteneva dovessi dimenticare il fallimento dell’Università della Musica.
io ci provo, ma è difficile, soprattutto perché se non avessi deciso d’investire ancora su quella maledetta impresa, oggi avrei una rendita netta di quattromila euro mensili.
e non sono pochi.

il primo grido di allarme lo lanciai nel 1995, quando andai a Palazzo Chigi e riuscii a parlare con il segretario di Bertinotti ottenendo molto più di una promessa (lecita e non sottobanco). ma il governo cadde dieci giorni dopo, se non ricordo male grazie all’appoggio di Mastella alla maggioranza.
poi riuscii a ottenere l’attenzione di una grande azienda che investiva sulla cultura.
l’A.D della mega S.p.A. milanese che aveva appena comprato l’accademia di Danza a Milano, venne a Roma e mi disse di sì.
tanti quattrini e il rilancio.
avrebbe rilevato l’UM e tutti i suoi problemi.

al Comune di Roma (giunta Veltroni e poi Alemanno), il compito di assegnarmi una cazzo di sede da rimettere a posto e avere in comodato per 80 anni. e come scuola che opera da più di 20 anni sul territorio, elargisce borse di studio annuali di tasca propria, ha una mediateca a disposizione dei ragazzi del quartiere, offre aule gratis per lo studio, stampa un giornale di tecnica e teoria musicale… invece no.

niente sede, niente riconoscimenti e quindi liquidazione, chiusura, fallimento, pianti.
avevo trentasei anni.
sì, un romanzo ce l’ho nel cassetto su questa storia di merda. anche sui consulenti, avvocati e commercialisti che un po’ sono maldestri e ignoranti, un po’ non riescono a stare dietro ai cambi di normative che questi pasticcioni e ladri che ci governano applicano a ogni maledetto cambio di governo.
ma è troppo deprimente.
non me lo pubblicano.

quando gli stessi politici che dovrebbero aiutarti ti domandano prestazioni sessuali in cambio d’informazioni su chi può aiutarti a salvare l’azienda sulla quale hai investito TUTTO, non c’è nulla che sta più in piedi.
se sei alla canna del gas e qualcuno ti domanda la mazzetta gliela dai pure dimenticandoti di filmare le prove.
quando scopri che un direttore di banca ti concede uno scoperto di trenta quarantamila e senza garanzie, grazie alla percentuale cash sottobanco, significa che vivi nel mondo di Ali Babà e i 40 ladroni.
e che siamo alla resa finale.
e che non si può cambiare.

non vendiamo Riina

scusatemi se insisto, ma ieri è stato tutto un fiorire di vetrine con la scritta: “in questo libro non si vende né si ordina il libro di Totò Riina” e vi garantisco che più che fastidio non mi ha dato.
intanto perché è un segno di disistima verso il lettore.
poi perché di cagate ne vendono già a quintali, i librai, e anche con fierezza, perché come mi rispose una volta una commessa di Feltrinelli, Largo Argentina, Roma: se vuoi leggere la scrittrice svedese femminista e lesbica, la ordini, non puoi pretendere di trovarla qui.
per cui non parliamo di correttezza.

è un atto di buona volontà, me ne rendo conto, una plateale manifestazione antimafia, immagino, anche se credo più a un’esibizione.
il fatto è che la Mafia è dentro di noi. tutti, senza eccezioni. il morbo mafioso è anche nel papà incorruttibile che però, senza farsi vedere, accetta il colloquio per il figliolo con tal dei tali.

ho misurato l’entità del fenomeno quando ho iniziato a cercare lavoro, ormai 10 anni fa, quando anche nelle librerie di paese, dove a servirmi c’erano ragazzi di poche parole e ancor meno capacità, il mio curriculum non è mai stato preso in considerazione.
e non soltanto dai librai non sono stata mai scelta, ma anche dai manager dei supermercati come la Feltrinelli, o  CONAD.
eppure, cazzarola, ho fatto milioni di cose nella vita.
ho anche diretto due aziende.

ma nonostante gli spazi appositi del “lavora con noi”, so per certo che da noi in Italia non funziona per curriculum o colloquio. ci sono liste d’attesa parentali incredibili, so di aziende che tengono occupato il posto per il nipotino della nuora del cugino che nascerà tra sette anni.
che cazzo parlate di antimafia!

poi, nell’ambiente letterario, dove i meccanismi reali sono esclusivamente quelli dell’inciucio, checché ne dicano gli addetti ai lavori che ci ammansiscono su FB con la favoletta che si scrive per se stessi, mentre loro e i loro amici son già prenotati per la Fiera del libro 2020 e in lista per lo Strega del 2030.

lo sport preferito dei creativi italiani e il salto nella cerchia giusta. perché devi essere nelle corde del direttore editoriale di sinistra, o di quello sperimentalista, o di quello gay o di quello che se lo fa ciucciare soltanto da quelle bionde sotto i trenta. basta fare due conti, signori miei, scrivere dei nomi su un foglio e collegarli tra loro.

a casa mia si chiama Mafia, a casa loro forse si chiama stima.

quelli che se la tirano se la tireranno ancora

l’anno appena trascorso è stato positivo. è stato per me l’anno del perdono, del ricongiungimento, dell’emendamento delle cose guaste.
mi sono sposata.
ho trovato un editore che legge i manoscritti che gli arrivano, e con lui ho pubblicato una raccolta di racconti secondo la morale bigotta impubblicabile: sta andando bene, me lo dicono i lettori, i pochi rimasti, che si passano le notizie come fossero fiori di cannabis.

ho deciso di non inviare copia del libro con dedica a chi non l’avrebbe apprezzato. le copie costano care quando qualcuno rischia su di te.
ho invertito senso di marcia.
non ho fatto gli auguri con riverenza a scrittori “importanti”, giornalisti “importanti”, amici “potenti”. gente che se la tira e la cui corda ancora non si spezza nonostante il peso di un ego ipertrofico.
quest’anno, a chi mi domanderà: perché non hai chiesto aiuto, risponderò che di aiuto, io, non ne voglio.

l’Italia è un paese medievale dal carattere omertoso. qui nessuno da niente per niente. e non basta il talento per riuscire.
è perciò, che almeno io sia libera di scrivere ciò che voglio. fame per fame, preferisco pisciare in testa ai potenti, a chi mi ha scritto: non parlarmi del tuo passato disastroso, non domandarmi aiuto, non chiedermi d’introdurti da nessuna parte, se saprai servirmi come si deve, penserò io a te.

e allora ciò che auguro a tutti è un pensiero indipendente, la capacità di esprimerlo e la forza per divulgarlo.
non facciamoci mortificare da chi compra a saldo le nostre idee per rivenderle a peso d’oro.

se c’è il corruttore esiste anche il corrotto.

certe trasmissioni mi mettono “kappa o” per un’intera settimana.
mi riferisco al servizio di PiazzaPulita sui musei siciliani.
nessuna novità visto che vi posto qui un articolo del 2012 http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/regione-sicilia-assunzioni-camminatori-palermo-1234494/.
nessuna novità, ovvio.
però una cosa la devo mettere nero su bianco.

il mio ragionamento, sarò banale, è che siamo tutti pronti a condannare i corruttori ma anche i primi che di fronte a un’offerta allettante non diremmo mai di no.
dai, ogni tanto un esamino di coscienza andrebbe fatto.
inutile negare.
tutti santi quando si tratta di manifestare.
a me se mi si offrisse una pubblicazione grossa in cambio di favori di letto o altro non direi mai di no.
il lavoro per il figlio, la sistemazione per la ragazza… e dai…

una sera mi trovai a cena accanto a una bella signora. si parlò delle giovani sistemate “in cattedra” grazie a passaggi di letto.
con epiteti forti la signora condannò fermamente questa pratica, salvo poi venire a scoprire che venti anni prima aveva ottenuto la cattedra grazie al marito.

ecco, del servizio di Piazzapulita più che farmi schifo il direttore mafioso, e il suo sguardo in tralice al giornalista, mi hanno fatto schifo gli inutili guardiani che guardavano basso.
il corruttore sopravvive grazie al corrotto.
forse bisognerebbe iniziare a condannare anche chi accetta.

condannare… che inutile verbo.

beni culturali

non parlerò della “giornta della memoria”.
altri più letti lo faranno per me.

ho lavorato in teatro per molti anni, dopo aver frequentato l’accademia nazionale di arte drammatica a Roma, la silvio d’amico, una scuola prestigiosissima e a numero chiuso che soltanto a pronunciarla fa fatica e che dovrebbe aprirti tutte le porte.
no, ma certo che non apre porte.
non le apriva allora e non le apre oggi.
figuriamoci.
e inoltre, le persone che analizzeranno il mio curriculum, se mai lo faranno mentre cerco lavoro da sette anni in poste, supermercati, negozi di abbigliamento e di copisteria, anziché lavorare per i beni culturali, naturale sbocco per la mia laurea, nemmeno sapranno che cosa sia l’acc.naz.diart.dramm.s.d’am.
e non conta nulla. che loro non lo sappiano o meno, intendo.
e se Expo 2015 pagherà ben otto milioni di euro al cirque du soleil , in televisione non va meglio.

certe cagate di programmi televisivi sulla politica non le guardo più.
m’innervosiscono.
ho smesso di farlo da quando il mio ex partito non mi rappresenta più. cioè da pochi anni. ma ogni tanto capita che si faccia un po’ di zapping e si abbia la sfiga di vedere un servizio come quello di ieri, su alcuni musei siciliani e sullo scandalo delle assunzioni, e d’imbattermi in uno Sgarbi che nemmeno risponde, che ha la faccia come il culo di driblare agilmente (cioè berciando), alla semplice domanda: PERCHE’ 50 IMPIEGATI ASSUNTI (vd puntata di Piazza Pulita del 26 Gennaio 2015) e ben SEI DIRIGENTI per un Museo che ha pochissimi visitatori l’anno? Perché pagare sessantamila euro l’anno a un dirigente se il museo ne guadagna quarantacinquemila pur ospitando opere di enorme valore?

E perché Sgarbi non soltanto non risponde alla domanda semplice semplice del giornalista ma propone, avallato da Oscar Giannino (appena uscito dalla penna di Vamba) l’assunzione di ALTRI esperti in organizzazione museale?
ma lo sapete che i Musei assumono dietro pressione di Regione e Provincia?
ma li avete mai visti questi quattro parassiti che chiacchierano ad alta voce tra loro mentre voi cercate d’interpretare linee e segni?
e lo sapete o no che i Direttori dei Musei non scelgono i propri collaboratori perché non possono farlo e devono assumere non esperti del settore ma amici e parenti dei politici?
che è ancora così e non cambierà mai?

e voi vi scandalizzate ancora per de Sade, il povero marchese che raccontava soltanto verità.
e che cosa cambia tra De Sade, i monaci sodomiti e le ragazzine consenzienti con questa presa per il culo quotidiana e le notizie che sentiamo ogni giorno.
e devo anche combattere con mia madre che insiste perché dia fiducia a paciuchino Renzie e alle sue ladylike… romane e genovesi.