consulenti esterni

ero da poco finita sul lastrico.
sentivo ancora su di me la vergogna e l’ansia.
perché fallire non è un modo per ricominciare. fallire significa vedersi arrivare l’amministratore del Tribunale in ufficio, essere sollevati dall’incarico, diventare osservati speciali.
fallire non vuol dire ottenere retweet con frasi consolatorie. significa affrontare il giudizio del Tribunale. e nonostante i soldi li abbia messi tutti personalmente, dilapidando un patrimonio, il mio, pur avendo una responsabilità limitata, per pagare gli amici che avevano lavorato per me. per imbecille onestà.

comunque non sto a raccontarvi la tragedia. l’ho già fatto in un romanzo senza sesso che non vedrà mai la luce.
ma se sono fallita so di doverlo ai consulenti.
certo ci sono quelli giusti, lo so, e sicuramente li conoscete tutti voi che mi leggete, ma io ho trovato sempre quelli sbagliati. fatevene una ragione.

in Italia non c’è impresa che non voglia i suoi cazzo di consulenti, gli unici in grado di muoversi agevolmente tra i menù dei bandi di Concorso da loro stessi redatti, delle Gare d’appalto, delle nuove S.r.l.
consulenti che macinano quintali di leggi e codicilli per non far sbattere contro il muro della burocrazia la start up del giovane entusiasta.
è così, nonostante la Ministra Madia e le parole dei governi passati, i corridoi dei Ministeri sono calpestati quotidianamente, ancora oggi, dalle costose scarpe dei consulenti http://www.repubblica.it/economia/2016/02/21/news/pa_dipendenti_trasferiti-133912044/?ref=HRLV-5

quello dal quale mi recai alla famosa cena qualche anno fa, era consulente presso il MIUR da TRENTACINQUE anni, mi disse servendomi un ricco vassoio di antipasti acquistati da Volpetti.
mi guardai bene dal domandarle perché il Governo non l’avesse mai assunta.
mi raccontò con fierezza di aver acquistato quell’appartamento ai Parioli con le consulenze del marito, anche lui attivo e stimato capoccione dello Stato per più di TRENT’ANNI anni. Lei, comunista fino all’osso per carità, con le sue consulenze si era rifatta denti, naso, e aveva acquistato due attichetti in via delle Carrozze.
e poi, domandatemi ancora perché non voto più.

impuniti

cioè mi state dicendo che un dipendente pubblico, un cazzo di statale assunto, può ancora oggi, nella crisi nera in cui ci troviamo, abusare dei giorni di permesso, prendersi tutte le malattie possibili, timbrare e andare a fare canottaggio o a fare la spesa, senza essere cacciato a calci nel culo? Pardon, licenziato? Fermo restando che di onesti ce ne siano invece tanti la cosa mi pare folle.

aveva ragione Gary, gollista DOC, dagli anni settanta in poi tutti hanno cercato il teatro facendo uscire il teatro dalla propria sede e portandolo per strada, nelle vie, nelle proprie esistenze, perché Otto ore al giorno in ufficio, più due ore di traffico, non sono un argomento di vita, sono delle esequie.

son sempre stata ingenua, ho sempre pensato che gli uomini avessero bisogno di me e del mio amore, non di una qualunque con la quale scopare, è forse perciò che oggi leggendo i titoli dei quotidiani non mi capacito. trovo veramente ingiusto vivere in un paese che di meritocratico non ha nemmeno la giustizia, e nel contempo non avere neppure la possibilità di comprare del fumo nel negozio sotto casa e pagarci sopra l’IVA. che ci siano dei privilegiati?

siamo il buco di culo del mondo qui dove si viaggia sempre in ritardo nonostante i costi dei treni. mi pare una cosa fuori dal tempo che una fetta di itaGLIani, che poi sono account Facebook, anonimi urlatori di Twitter, Milf e Cougar attivissime nella ricerca di diversivi, nonché scrittori, abbiano un congruo stipendio ma possano anche fottersene di tutti senza essere passibili di licenziamento.

qui non dev’essere come in Germania, dove essere sorpresi sulla propria posta personale durante le ore di lavoro può costare il posto anche a un dirigente.