sei donna più femmina soltanto se piaci

ieri, su twitter, un tizio, un account senza nome, ha digitato la solita frase da baci perugina: “la donna si sente più femmina quando è desiderata“.

è ora che tolga le tende da twitter, che è pieno di foto anonime e senza fantasia che digitano idee imbecilli e spacciano sintassi impropria, che non retwittano notizie interessanti e che scrivono soltanto sciocchezze e talvolta tutte di loro pugno.
comunque sono intervenuta.
mi è partito il nervo.
bisogna dar sapore a certe giornate insipide.
è necessario che qualcuno li aiuti a tenere a bada le parole, che evitino il luogo comune e capiscano quanto la loro mente sia piena di preconcetti.
e anche la mia.

ovviamente il tizio ha digitato in risposta che è un problema mio se mi sento più donna se corteggiata, e che lui, da grande sociologo e intenditore sa che è così.
e ha insistito anche quando gli ho fatto notare che forse, in questo modo, avrebbe escluso dal sentirsi femmina più femmina tutte, le donne che si sentono realizzate invece nel lavoro, per esempio, anziché attraverso la seduzione del maschio di turno, come me, che finalmente dopo anni di sudditanza e nonostante sia ancora fertile, mi sono liberata dalla passione da noia e dall’innamoramento: aleatorio, ispiratore ma il più delle volte falso, e mi sento invece realizzata, e felice, e femmina, soltanto quando il lavoro va bene. fatti miei se l’uomo che ho scelto di avere accanto è sempre pronto a sostenermi.

l’account non ha reagito quando gli ho dato dell’arrogante.
non è la prima volta che devo combattere con qualcuno per fargli entrare nella zucca che la felicità del gentil sesso non consiste soltanto nell’essere portate a cena, o amate, o corteggiate fino alla noia, e che ci sono una quantità di ragazze che la pensano come me e badano alla carriera, e alla propria sopravvivenza.

perché è il solo modo per rimanere in vita, per noi ragazze, casomai ci s’innamorasse di uno stronzo che all’ottavo mese di gravidanza decide da fare un falò del nostro corpo.

 

fusioni

ieri mi è arrivato l’impaginato e ho provato più di un attimo di terrore. il rischio di non piacere è sempre in agguato ed è sempre grande, l’ansia che una virgola del cazzo cambi il significato di tutto, pure. il mio editore lo sa, non ho avuto un editing, né questa né la prima volta ho avuto un editor famoso a cambiare i connotati al testo cercando di farlo diventare un best seller. non sono una ventenne bonissima, né un diciottene capace. non sono una youtuber né una fashion blogger. il mio editore lo sa, noi lavoriamo artigianalmente. e anzi vi consiglio di leggere questa intervista per capire meglio cosa intendo: http://www.edizioninottetempo.it/it/news/view/i/che-cosa-e-cambiato-ginevra-bompiani-sul-corriere-della-sera.

comunque è così, lo aspetti e arriva. arriva il giorno della copertina e il giorno del pdf e il giorno del comunicato stampa e il giorno dell’uscita. così arrivano alle fusioni tra Rizzoli e Mondadori anche quelli che fino a un minuto prima si stavano autoscattando il pranzo, prendendo poi a digitare banalità: che minchia hanno fatto dacché lo hanno saputo alla firma ufficiale?

niente hanno fatto. son cose, queste, contro le quali nessuno fa niente. né i servi né i padroni fanno niente. solo che i servi non hanno nemmeno il buon gusto di tacere. come quando commentano gli articoli di “trucco e parrucco” sui giornaletti on line di “trucco e parrucco” e fanno le femministe, quelle del “non facciamo razzismo estetico” manco stessero leggendo Repubblica. e mentre acclamate blogger scrittrici rizzoliane continuano a blaterare che “chi ha successo ha ragione”, vietando il diritto di critica a chiunque non abbia al proprio attivo almeno 3 pubblicazioni importanti, pena l’accusa d’invidia cronica, io spazzo foglie secche dal giardino e vado a correre.

ritorno al social

per le quaquaqua nostrane, cougar dalla battuta pronta con sottinteso caliente come ce ne sono ormai a milioni sui social, esistono soltanto tre tipi di donne, le “cesse” che non scopano, le “troie”che lo fanno troppo e le “perfette”, ossia loro, donne fuori dal comune ma dentro le comunelle, anonime signore senza storia vera ma con una decina di account dai nickname fantasiosi, che si spalleggiano finché ci son follower da dividersi e che, giuro, a incontrarle live senza intervento di photoshop capisci quanto sia vero che per essere belli fuori bisogna esserlo prima dentro.
così ieri son tornata a fare un giro su #twitter.

immergermi nel fango dei social mi piace quanto guardare “4 matrimoni Italia”, mi solleva pensare che il 70% della popolazione femminile sia fornita di pessimo gusto, ignori del tutto la buona letteratura come il fatto che esistono moltissime donne cui del sesso importa poco o niente e che sono perfino fedeli ai propri compagni.
scorrere le bacheche delle anonime moralizzatrici del web con tette in primo piano mi fa sentire felicemente un pesce fuori d’acqua. chi mi conosce sa quanto io abbia già scritto sulle fashion blogger de noantri, sulle poetesse e sulle predicatrici “acultural”, quelle che mai sia usi troppi condizionali e ti bacchettano in privato consigliandoti un linguaggio più terra terra per non apparire “supponente”.

e son sempre lì, ancora uguali a loro stesse, che urlano con quanto fiato in corpo la propria fragile opinione come se al mondo importasse poi qualcosa di certe beghe di condominio.
sulle mie #deriveditwitter http://www.bibolotty.blogspot.it/search/label/%23derivaditwitter, ho fatto il ritratto a tante di loro, ma si sa, l’insulto è sempre a portata di mouse e la madre degli imbecilli sempre incinta, e fare i conti con la realtà del popolino della rete, quello per il quale è bello solo ciò che piace, e che continua a sguazzare beatamente nella propria ignoranza spacciandola per saggezza, mi fa bene, soprattutto adesso che mi sto preparando a ritornare “social”.