#liberando

liberando istinti e paure ci scopriamo svogliati, poco entusiasti, sempre più tristi.
non abbiamo più buchi della serratura, barbieri dai quali leggere fumetti pornografici, zie da spiare sotto al tavolo durante le feste comandati, amici più grandi che ci conducano in pineta in un tardo pomeriggio d’autunno per insegnarci l’amore. sappiamo tutto. abbiamo liberato ogni tabù eppure ancora non ci basta.

su twitter Lucrezia si fotografa ogni mattina mezza nuda liberando il proprio desiderio d’amore per il vicino brizzolato, chiunque egli sia, pazienza non lo conosca, l’importante è che sia impossibile da conquistare, eterno sogno sul cuscino, mai corrotto dalla realtà che ci rende imperfetti.

intimità vergognose parlano per conto di nickname volgari sentendosi Yates,
branchi si muovono nella notte alla ricerca di ostilità interiori da liberare, immuni dalla colpa e immuni dalla pena, felici della libertà conquistata, dell’attenzione che avranno l’indomani dalla rete, pazienza se per un giorno soltanto.

ma la nostra prigione è l’autocompiacimento, il bisogno di apparire e di essere apprezzati, di venderci; il desiderio di possedere tutto ciò che il mercato ci offre durante le pause della nostra serie preferita è il naturale confine dei nostri piccoli sogni.
la nostra prigione è la capacità di amare il prossimo soltanto a parole, lasciando cadaveri putrefarsi nell’appartamento accanto, è il selfie che ci vede felici nonostante abbiamo la morte nel cuore, la malattia che diventa anch’essa un’opportunità per farsi notare.