lettrice da letto

no no no, niente di particolarmente erotico eh.
è che da lettrice da letto mi faceva piacere smentire categoricamente l’insistente voce di chi sostiene (proprio tanti) che il letto sia nemico della narrativa.
per me è esattamente il contrario, perfino Murakami mi conduce rapidamente sulle rive tiepide del sonno se mi metto a leggere in pieno giorno in giardino, all’ombra di un albero, come normalmente dovrebbe accadere in questa stagione.
uno volta mi addormentai in un caffè a Montparnasse: BUM, sul tavolino e su A perdifiato di Covacich, che pure è un romanzo che tiene svegli.

da lettrice notturna mi bastano 60 pagine a notte per tenere un buon ritmo.
il mio uomo (il Man) lo sa che se voglio andare a letto presto non è per accoglierlo dentro di me con ardore, e che se sospiro non è per un altro. c’è chi farebbe meglio a non tenere la TV in camera e chi i libri.

come mi disse una volta l’editore Cesare De Michelis parlando di uno dei libri di maggior successo della sua Casa Editrice, al termine di un incontro con gli studenti Luiss al Master in editoria e scrittura creativa, un buon libro è come un appuntamento fisso, il desiderio di tornare a casa e mettersi in poltrona per eclissarsi altrove. un desiderio che ti tiene sveglio come un amante. (questa del desiderio è mia, non del noto editore).

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture

storie vere

e insomma sì, mi telefona Pietro disperato e urla: «Non posso più battere i tasti, Elena, cazzo, ho perso tutte le falangi, giuro, mi son cadute così, d’un tratto, mentre ero alla scrivania, su FB, incapace di decidere cosa digitare sull’ultimo romanzo di… di… di non ricordo più chi, ma insomma di quello straordinario, indimenticabile, unico, inimitabile, che tutti leggono,  morto, pubblicato da TappoTappo Editore che infatti grazie a lui, che culo, lo sai, non accetta più manoscritti, e insomma, sai, vai, dai, mai… ».

e poi la tizia che ne legge sei al mese e se ne vanta tutto il giorno sui gruppi di lettura fottendosene del marito. così le scrivo: «Ma che cosa diavolo leggi se te ne fai sei al mese?, che cosa ti resta alla fine? non sono mica uomini, che poi anche agli uomini un tantino di attenzione la devi pur dare, perché sennò, insomma, te li dimentichi, sia gli uomini sia i romanzi, o li confondi un con l’altro, perché a ben guardare parlano tutti della stessa cosa, all’incirca, e lo stile è quello dell’editor che li ha curati, perfino il loro aspetto segue la moda del momento».

e poi c’è quella che va in libreria per farsi fotografare accanto al libro, all’autore, al cugino dell’autore, allo zio di secondo grado dell’autore, all’amante del fratello del cugino dell’autore, e tagga, e tagga, e poi te la trovi anche in Fiera: Torino, Milano, Roma, una specie di majorette della CULtura, che infine riesce anche a pubblicare, che poi si però si suicida per il mancato successo, sebbene scrivesse per se stessa, così almeno dichiarava sulle sue decine di biografie, non per fare il “botto editoriale”, come dice invece la mia fruttarola, che  è più sincera e che di marketing editoriale se ne intende, e perciò sborsa circa tremila euro all’agente, per non pagare l’editore e pubblicare uno splendido noir sulle banane.

e a certe storie non ci avrei mai creduto, non fosse stato per Osvaldo, morto per indigestione, dopo aver ingurgitato una trilogia in ventiquattro ore.

qui Conversazioni Sentimentali In Metropolitana (Castelvecchi Editore)

#vivalalettura

ogni giorno, su twitter, il social dove meglio ti esibisci più seguaci ottieni, nasce un hashtag del genere: #natiperleggere #leggerefacrescere e via dicendo.
tutte stronzate.
quelle che scrivete.
perché i numeri delle vendite di libri son sempre quelli, e vi basta gugolare per leggerne delle belle, anzi l’applicazione generale all’attività peggiora, e così i dati sul livello culturale dell’italiano medio che passa troppo tempo sullo Smartphone a condividere GIF, piuttosto che concentrato per più di 15 minuti su un romanzo.
nessuna folla in libreria se non per la presentazione del romanzo di Guccini e Volo.
sbaglio?

è possibile anche sia io, assieme a mia madre e un paio di amiche, a far salire in classifica un #TT del genere, ma è più probabile che gli account che stan lì a fotografarsi nascosti dietro le copertine dell’ultima novità libraria, siano millantatori. e poi ci sono le vendite dei libri di genere, quei polpettoni dalle copertine luccicanti che io, personalmente, non me ne vogliano le creative rosa, metto sotto il cartello “al macero”.

la percezione che si ha a scorrere i social è del tutto diversa, lo so. per quanto si chiacchiera di editoria sembra anzi un mercato vivo, pieno zeppo di gente che si agita e urla, ma io conosco persone tristi che comprano libri senza portarne mai a fondo una lettura. basti leggere qualche recensione su ANobii, dove perfino il “tramoso” e “iperplottista” Murakami è definito dal lettore medio: noioso.

e adesso c’è anche la moda che lo scrittore deve leggere, cosa che ha fatto trasecolare molti portandoli evidentemente alla conclusione che, scrivere il proprio amore per la lettura sulla biografia del profilo equivalga ad applicarvisi.
ma non si leggeva neppure nel 1975, tranquilli, ne è testimone Bianciardi, che lancia il suo appello disperato ne “Il lavoro culturale” che consiglio di leggere a chiunque speri di fare “il botto” scrivendo.

comunque a leggere s’impara, e non è mai troppo tardi.