aridinghede: per i cultori del vino

c’è sempre un cultore del vino che, a ogni festa, o pizza tra amici, Natale e Capodanno, si mette a discutere con me, felicemente sobria da 13 anni e senza grossi traumi, sull’opportunità che mi faccia un goccio alla sua salute e in nome della cultura del vino. e io ne avevo di cultura enologica, ereditata da padre, zia e nonno. non c’è racconto o romanzo nel quale non compaia la vineria di Luca in via dei Serpenti, Roma, Rione Monti, dove ho abitato per trent’anni. conosco alla perfezione anche le abbondanti opportunità sentimentali che dai vent’anni in poi lì dentro mi si sono aperte. c’era anche Valentino Parlato al pomeriggio verso le diciotto e trenta, con il suo giornale sul bancone, e al primo bianco ghiacciato già si discuteva del Partito.

conosco la cultura del vino. quella del tartufo, che in vineria si spacciava come fumo, dello spaghetto a mezzanotte nell’attico, mio o di chiunque abitasse in zona e fosse abbastanza sobrio per accendere il fuoco sotto la pentola e apparecchiare per quattro amici. ammetto di aver sempre amato i bianchi californiani, ne potevo buttare giù una buona quantità senza risentirne. erano i superacolici nei locali, più tardi, a darmi qualche fastidio. ricordo che al mattino mi alzavo comunque presto per andare a fare l’Amministratore della mia azienda e badare al mio primo marito fedifrago e megalomane (lui lo conoscete, lo avete già incontrato sotto falso nome nelle mie storie). per arrivare all’Università della Musica facevo a piedi da via Cavour, altezza salita Borghese dov’era casa mia, fino alla via del mare, via Ostiense, Garbatella, dov’era la scuola.

mi astenevo fino all’imbrunire, quando la mia sobrietà iniziava a svelarmi il baratro di disamore nel quale mi trovavo da qualche anno.

ma non basta che mi sgoli a spiegare al cultore del vino che un goccio equivale a riprendere per un alcolista sobrio, che “un solo bicchiere” è un’utopia, e che forse lo è anche per lui che non ne può fare a meno, di un goccio, ogni sera; che si sente normale tra i normali ma ogni tanto un ceffone alla moglie gli scappa; che si sente fuori pericolo anche se la velocità in strada non è mai quella indicata, con il piede a tavoletta sull’acceleratore; che si sente invincibile cultore del vino ma anziché uno se ne fa quattro, tanto nessuno lo vede, tanto son tutti alcolisti.

leggete le statistiche sulle morti per cirrosi epatica, incidenti stradali, femminicidi. c’è sempre un cultore del vino che da qualche parte fa Superman, che prende contromano la strada provinciale e ne fa fuori cinque in una botta, un minorenne in Piazza destinato alla violenza domestica, per di più, autorizzato dal Monopolio di Stato.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi Editore.