storie di burini e amore

non so che cosa spinga un essere umano pacifico ad acquistare una moto che fa tanto insensato rumore. perché il rumore è perfino accettabile se serve a scavare strade, a costruire palazzi e ponti. ma per il mio vicino, evidentemente no, e la sua marmitta di merda è il prezzo da pagare per questa estate già inclemente. qualcuno deve averlo convinto fosse il top, lui che martella a tutte le ore come fosse l’unico abitante del paese, il loro cane che abbaia anche ai piccioni, e la moglie che, anziché farlo smettere, abbaia più sguaiatamente del cane.

ma non so di preciso che cosa spinga un cinquantenne anguillarino a montare sulla sua moto, infilarsi il casco, allacciarselo, uscire dal proprio garage e dal cancello a motore spento, tirare su la lampo del chiodo in ecopelle, chiudere il cancello, estrarre lo SmartPhone ultranuovo dalla tasca, chiamare non si sa chi, accendere il marmittone di merda e restare come un coglione davanti al suo cancello, a cinquanta centimetri dal mio curatissimo giardino e dalle gatte, con motore acceso e cellulare all’orecchio.

ieri sera ho urlato. oggi ho sfidato ogni pericolo e sono uscita in pigiama, (un cotone lilla dignitoso), mostrandomi dietro il cannucciato con tazza di caffè in mano e faccia allibita. ma l’idiota non capirà che c’è gente che magari torna dal lavoro alle quattro del mattino. l’idiota vede da sé alla propria marmitta di merda, il resto gravita attorno al proprio rumore, e pensa che alle 08.30 del mattino lui abbia tutto il diritto fare come gli pare, anche far scorreggiare la sua cosmica marmitta mentre la madre gli detta la lista della spesa.

se scrivesse un romanzo (e forse lo ha già in stampa), il nostro burino scriverebbe che l’amore è la cosa più bella che c’è, ed è l’unica che conta, ed è sacrificio. della moglie però, e mio.

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