compassione non è solidarietà

ci ragionavo stanotte, durante la rituale toilette, che la compassione tanto sbandierata sui social comincia a starmi sul culo.
nonostante rifiuti categoricamente di capire come funziona il “piuttosto che”, la Massa ha imparato, ma forse si tratta di DNA cattolico, che a mettere una faccina triste non si sbaglia mai, a ripostare l’articolo sul poverino delle bolle di sapone nemmeno, e certo è meglio che muovere il culo e andare di persona a prendere a pizze in faccia chiunque lo abbia offeso.
è ovvio che il giorno della festa della mamma la foto di mamma profuga ottiene almeno 100 like.

quando si tratta di umanità, l’azione del piccolo è grande e il pensiero del grande assai piccolo, e non lo dice T’ien T’ai e lo sanno anche le guarnizioni vecchie delle macchinette dal caffè; nel darsi una mano non è il pensiero compassionevole che conta, quello vale dopo morti, ma è l’azione.
certo che oggi già pensare alle disgrazie altrui provando dolore e non un senso di superiorità per essere in condizioni migliori è già un miracolo, ma muovere un dito per alleviare il dolore altrui è quasi santità.

solidarietà, sostantivo inventato dai cugini mangia baguette, è azione gratuita a favore degli altri, è impegno etico e sociale, che nulla ha a che fare con la preghiera.
la solidarietà è laica, attiva, immediata.
solidarietà, oggi, non vuol dire soltanto fare donazioni e adozioni a distanza, che comunque servono, ma parlare con l’amico imprenditore che sta fallendo e organizzare per lui una raccolta fondi per pagarsi le spese del tribunale, è andare al concerto del musicista bravissimo anche se è martedì e riempirgli il locale.
comprare libri, e leggerli, e parlarne agli amici in pizzeria, anziché raccontarvi l’ultima serie di Gomorra, giacché a guardarvi da qui sembrate tutti letterati.