casalinghitudine lacustre

ciò che invidio in certe donne è la capacità di essere madri anche in assenza di figli, o dopo, quando ormai sono grandi e sposati. e questa maternitudine innata che si esprime anche nel sorriso, prevede un’organizzazione che io proprio non conosco, una propensione al panino in carta stagnola e all’acqua in borraccia, il talento per la torta fatta rigorosamente in casa infilata nei contenitori di plastica riciclati dal banco verdure, e della frutta ben lavata e infilata in buste trasparenti riciclate invece dal banco dei formaggi. il perché di questo scambio di competenze tra banchi del supermercato non lo so spiegare, forse perché l’organizzazione di una vera mamma prevede una revisione delle competenze e non certamente il panino fragrante preso in rosticceria e riempito di salame profumato. il panino della mamma deve sapere di mamma e di frigorifero, di avanzitudine da non sprecare. perché è tutta lì la felicità.

e così il bimbo che diventa uomo cercherà una donna che gli dia lo stesso calore e lo stesso senso di protezione: l’ombrellone con il telo bianco a definire la tana perfetta per il maschio adulto reduce dal pagamento delle tasse di giugno, il piccolo spazio per il cambio costume ricavato da quattro sedie e il telo CocaCola avuto in omaggio nel 1985, la radiolina portatile del Mulino Bianco che gracchia attaccata a un ramo perfetto che lei ha individuato, all’ombra dell’albero occupato ora da borsoni e borse frigo, mentre lui parcheggiava con il metro in luogo sicuro.

lui sa che nessuna delle tigri che ha sognato, e voluto, e frequentato, potrà mai riciclare quell’inutile plastica del banco frutta, né pensare di mettere il sale nella stagnola così da condire l’uovo sodo, o rubare all’Ikea le bustine di olio e aceto affinché ci si possa condire l’insalata di cetrioli. diverse madri perfette, a quest’ora, si muovono all’ombra dei castagni e apparecchiano tavolini.

obesi

mangiate male e siete un brutto spettacolo.
dopo i trent’anni, una volta accasati, mettete su stress e pancia.
poi ci si lamenta della spesa sanitaria. basta guardarvi in costume da bagno, al lago, e capire che bevendo birra alle 09:00 del mattino sarete ridotti all’ictus prima dei cinquant’anni. ed è del tutto inutile che facciate scongiuri. sarà colpa dell’IVA troppo alta anche stavolta?, o della pigrizia?

ma io vado più in là. rimuovo, dimentico. il mio senso estetico non può resistere. e dopo essere inorridita per mezzo chilometro alla vista dell’adipe italica, mi sposto allo sporting club, dove canoisti troppo giovani per il mio cuore ma non per i miei occhi, si preparano a entrare in acqua facendo esercizi di riscaldamento. E niente boxer, per carità!, soltanto costumi ridotti. però non si fa così… dio che spettacolo!, dovreste per lo meno avvisare con un cartello prima della curva: adoni nostrani in mostra.

non mi sento in colpa. osservare e riferire è il mio mestiere. guardare è ciò che faccio da sempre. come descrivere altrimenti i miei personaggi?
vorrei però mettervi sull’avviso, se non continuerete a muovervi, dopo i trent’anni sarete ridotti come quelli laggiù, lo sguardo bovino e la bocca impastata di birra.

sabato ti porterò sul lago per insozzarlo per bene

io corro, ogni mattina parto da qui e faccio un percorso di circa sei chilometri tra salite e discese.
qui ci sono più bestie che persone, il che significa che la mia corsa è accompagnata dai saluti -talvolta sorprendenti- degli amici pelosi, botolini e non, che si affacciano ai cancelli delle ville. dai fiori, tanti, perché qui le persone son riservate ma ci tengono ai propri giardini pieni di dalie, ortensie, petunie e rose. e tengono ai vecchi, che mi salutano alzando lo sguardo dal giornale.

il bello di Anguillara Sabazia, cui facevamo il filo in verità da anni, sono gli anguillarini, i discreti abitanti del lago. quelli che passeggiano in “piazza”, che per noi è il lago di Bracciano, raccontandosi i fatti della giornata e commentando di politica.
sul lungo lago passeggiano ogni giorno gli stessi personaggi. Tommy e il suo padrone Giovanni, un ex atleta che mi dà consigli sugli esercizi per l’epicondilite, la mamma della botolina Betty che a casa ha anche cinque gatte, il papà di Willie, microcane che al contrario di tanti suoi colleghi non ha l’abbaio isterico, Salvo, con cui chiacchiero della tecnica migliore per il canottaggio.
e ce ne sono a decine di cani e gatti che ancora non ho conosciuto, ma di cui saluto i padroni, come si fa nei paesi, perché qui ci si conosce proprio tutti.

tutti, a parte gli stranieri, i romani che portano soldi ai commercianti, sì, ma che vengono con il loro cesto da pic nic per lo più a insozzare il lago, e la cui spazzatura io raccolgo, quale sostenitrice dell’educazione civica applicata singolarmente nonostante la “cafoneide” generale, ma che mi auguro d’infilare nella bocca del primo “insozzatore” che vedrò gettare un bicchiere di plastica vicino alle acque pulite del lago.
perché io una mano la do volentieri, cari incivili lanciatori di pannolini dei vostri urlanti neonati, aiuterò ogni mattina a limitare i danni della vostra imbecillità partendo da casa con la bustina da riempire di VOSTRI rifiuti, ma la mano la spezzerò con vigore -assieme alle braccia- a chiunque dovessi sorprendere nell’atto di abbandonare la bottiglia d’acqua in riva al MIO lago. a chiunque vedessi alzarsi pago, dopo una giornata di sole, e lasciarsi dietro la propria merda.

la televisione della De Filippi non ha ancora aiutato i trogloditi, gli stessi che poi si “selfano”, e che “laikano” a più non posso le petizioni ecologiste, a capire il senso della parola “civiltà”. è perciò che vorrei si ritornasse al web 0.0, affinché la massa delle capre nullafacenti ricominciasse a brucare il prato della propria ignoranza anziché illudersi di essere civile perché in grado di commuoversi alla vista di un cane malmenato.

Pianifico il trasloco come una relazione clandestina

rapido, indolore e che non lasci strascichi. Nessun addio straziante né recriminazioni. Nessun “ti prego” che mi violenti il cuore.
Vado via e cambio, come per una relazione clandestina. Le nuove stanze sono il muovo corpo, le voci attorno, il suo respiro. Le luci delle case lo sguardo nuovo dell’amante su di me, tutto da scoprire.
E me ne vado. Lascio questo paradiso che ho già pianto abbastanza in questi mesi. Così il mare mi ha salutata piangendo, guardandomi correre ogni giorno della sua estate piovosa ha manifestato il suo dissenso.

E’ ora di cambiare, di dormire altrove, di vedere altri panorami, di guardare altro cielo dalla mia nuova camera da letto. Ho voglia di altri rumori e altre storie.
Per esempio io non lo so come respira il lago. Non so nemmeno se respira.
Non so che odore abbia. So che è maschio, profondo e oscuro.
Che mi riserverà delle sorprese. Che m’incanterà con i suoi colori.

Qui m’incantano l’inverno e la solitudine perfetta. Le giornate grigie e freddissime. le burrasche. M’incantano le coppie di anziani che le guardano stringendosi nei cappotti e tra di loro. M’incantano le onde argentate. Il treno che corre alcuni metri più in là e che mi fa pensare all’umanità indolenzita come me dalla lotta, all’umanità ferita e frustrata per non avere avuto scelta.

Vado in cerca di un punto di vista diverso. Dell’opportunità di gettar via ogni zavorra, a ogni trasloco mi libero di ciò che mi ha ferito, o peggio ignorato.