voi Morandi io Ciprì

perché anche se ho l’influenza ho lavorato lo stesso. dalle dieci del mattino alle ventuno e quaranta non mi sono mai alzata dalla mia postazione di lavoro se non per ovvie pause tecniche. perché sull’impaginato i refusi si vedono tutti, le inesattezze, quelle cose che proprio suonano male e le senti stonare all’improvviso, come un canto che si leva dal monitor e che dice: “correggimi”. perché il lavoro più importante è badare ai particolari e a questioni tecniche come le interlinee e il tipo di carattere, elementi che poi non correggi più e che costituiscono la leggibilità di un testo. sperando che gli amici non si limitino a selfie con libro, il che è un’utopia.

così alla fine son capitata su un film delizioso stranamente trasmesso da Sky, La buca, con la regia di Daniele Ciprì, prodotto e scritto, tra gli altri, da Alessandra Acciai, un anno avanti a me alla Silvio d’Amico. è quando vedo film come questi, grande scenografia, musica gershwiniana a firma di Pino Donaggio, storia esile e funzionale, dialoghi e nessun effetto speciale, mi sento fiera di essere italiana. mi piacciano le produzioni che danno lavoro a un sacco di persone, a scenografi, costumisti, macchinisti, casting. Castellitto poi è un fenomeno come caratterista, un mago della controscena, un dispensatore di buongusto recitativo. Rocco Papaleo è umano e misurato. perfino la Bruni Tedeschi è giusta. nessuna parlata romanesca, nessun doppiaggio in doppiaggese, nesssua fichetta con patata in bocca.

insomma lo consiglio di cuore.