solisti

ieri ero al concerto di Fabrizio Bosso, nella favolosa cornice di Palazzo Venezia, sotto una luna velata di umidità, tra plotoni di zanzare. seduta alle mie spalle una coppia che mi ha deliziato per circa mezzora. non mi sono mai voltata a guardarli. amo immaginare l’espressione da cui provengono certe banalità. erano due come io non sarò mai, neppure lavorandoci sopra, e che si sono raccontati anche ciò che non hanno visto, letto o ascoltato, che vanno dietro a ciò che si dice in giro e non sanno distinguere un quadro da un poster. ogni frase dava all’altro l’input ad alzare la posta, una gara a chi ne sapeva di più. e in poco più di trenta minuti siamo andati dallo “ius soli” allo Strega passando per vaccini, economia, Ciabatti, vacanze e Renzi.

i due usavano la cautela del primo appuntamento. stesso ambiente, stessa cerchia di amici. mi sono domandata come potesse essere il primo bacio tra due così, intrappolati nelle loro certezze, in un odore che sembrava lo stesso per entrambi: antizanzara e nicotina. e chissà se anche per persone dall’agenda così fitta di mondanità a poco prezzo esista un baratro, e se sia più piccolo del mio, di diametro minore così come di profondità.

quando è iniziato il concerto hanno smesso di parlare. forse hanno incrociato le braccia sul petto per impedirsi di toccarsi furiosamente, ma non credo, forse, come me hanno iniziato a stare nella musica. al termine del primo incredibile “assolo” di Fabrizio hanno applaudito, fischiato, urlato, erano caldi come la notte romana, già bollenti di entusiasmo. poi, quando l’orchestra ha completato il pezzo, tra virtuosismi e micro espressioni musicali, i due hanno ripreso a parlare.

perché il mondo è pieno di gente che applaude soltanto i solisti.

da parte mia un grande applauso a Paolo Silvestri, direttore e arrangiatore, alla splendida orchestra (il Man tra loro) e a Fabrizio Bosso, che, tutti assieme, hanno contribuito a farmi passare l’emicrania.

se ti conosco ti vedo

per amore della musica ho perso un attico in via Leonina di 120 mq con terrazza, a Roma, nei pressi del Colosseo. chi mi conosce lo sa. che in prime nozze mi sia unita a un megalomane che ha reso vano ogni mio tentativo di nobilitare, nel mio piccolo, la musica jazz in Italia, è un problema secondario. che non mi abbia mai letta in tanti anni ed io possa scrivere di lui ciò che voglio, è per me un risarcimento.

ma parliamo di musica e della responsabilità che un po’ è anche vostra, perché non ci sono soltanto i figli di Maria de Filippi a fare musica di merda per voi. perché mentre gli artistoidi senza voce né talento o capacità di lettura a prima vista, ma soltanto visibilità, salivano in ciabatte sul prestigioso palco del 1° maggio per fare le prove del concerto che vi avrebbe ammorbato la giornata, (leggo critiche asperrime a tal proposito), alla fine di via del Corso, esattamente in via dei Greci, presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, quindici trombonisti al di sotto dei 25 anni, (il trombone, vi raccomando, non è il basso tuba, fate sempre lo stesso errore), salivano sul palco dell’Auditorium per accompagnare Marcello Rosa. quest’ultimo, per dire come è bizzarro il mondo, trombonista ormai ottantenne di fama tra gli extracolti, ma completamente ignorato in gioventù dalla televisione che invece sceglieva Arbore, chiamato dagli addetti ai lavori il maestro dello zum pà pà ed eletto comunque Presidente onorario della Casa del Jazz, un paio di anni fa, per motivi a mio avviso assai oscuri.

il problema non sono soltanto i figli di Maria, ma voi ascoltatori incolti, che non andate a sentire chi non conoscete, così come leggete soltanto libri in classifica. muovete il culo ogni tanto e leggete i programmi del teatro Garbatella, per esempio, da pochi anni realtà della capitale straordinariamente fuori dagli schemi, o dell’Auditorium, o dei centri sociali tanto contrastati dalla politica capitolina. perché oltre i figli di Maria che vivono poco come le falene, ci sono bambini che a cinque anni ascoltano Ellington e decidono di prendere lezioni di trombone jazz.

qui la pagina della New Talent Jazz Orchestra orchestra giovanile di grande raffinatezza

qui il mio ultimo romanzo

stasera c’è tanto Jazz

è difficilissimo schiodarmi da casa, soprattutto se ha piovuto tanto, ho il frigo pieno e sono alla stesura dell’ultimo capitolo. ma per Massimo si può fare, lui è stato il più grande, come spiego qui a chi se lo fosse perso http://bibolotty.blogspot.it/search?q=Il+jazz+l%27ho+conosciuto , e in ricordo di lui c’è una rassegna a Monte Mario, anche stasera domenica 11 settembre, una tre giorni di grande JAZZ organizzata con tutto l’amore del mondo, e grazie al cielo anche con un finanziamento pubblico. qui il comunicato http://www.vignaclarablog.it/2016090864082/ricordando-massimo-urbani-festival-jazz-monte-mario/).

per cui si va, le gatte si son consegnate spontaneamente e già dormono. certo, non potrò indossare i sandali nuovi perché il cielo è tutto grigio, e poi il Man mi intima di prepararmi che sono appena le cinque, perché lui, giustamente, deve arrivare presto. oggi me la sento giusta. ascolto jazz da quando approdai qui a Roma per studiare alla Silvio d’Amico, spinta dalla mia amica Lavinia dalle grandi tette, negli anni ’80, quando tra noi ragazze perdute si diceva che i maschi veri li trovavi soltanto nel buio dei Jazz Club.

oggi di Jazz Club ce ne sono sempre meno, e stasera infatti siamo a Monte Mario, zona Santa Maria della pietà, che chissà se il Comune si degnerà mai di assegnare a chi ne possa fare qualcosa di utile, come avrei fatto io con l’Università della Musica e l’enorme finanziamento milanese che, i passacarte del Comune di Roma, 10 anni fa, nemmeno presero in considerazione. il Jazz riapre in me ferite che sanguinano ancora tanto. succede ogni volta così, e il Man, che è comprensivo, mi dà un buffetto sulla guancia e un bacio: dai lascia perdere, dai, ora hai la scrittura.

sì, è vero, e resta anche tutto il bello del jazz, gli ex studenti dell’UM che quando mi vedono mi fanno le feste, gli amici, e stasera ce ne sono tanti, perché il ricordo di Massimo e dei tempi del Music Inn unisce proprio tutti, c’è anche Nicola Puglielli che non vedo credo da 15 anni. e sul palco c’è veramente molto bel Jazz romano, tutto quello che conta sul serio, e pubblico, tanto, tra addetti ai lavori e gente del quartiere, e ci sono anche le Apette di Street Food e i bagni chimici. anche se questo è un parcheggio c’è veramente tutto ciò che serve, anche la macchina due passi.

i Corvini Bros (il Man e suo fratello Claudio), sono chiamati sul palco da Mauro Verrone (che dio come suona bene), Maurizio Urbani prova il suono, e il suo è sempre una bella certezza per tutti noi, al contrabbasso Massimo Moriconi (sì, sì, quello di Mina ma mica solo quello), Gianpaolo Ascolese, vestito etnico, accarezza la batteria, Ettore Gentile, che tira, ammazza quanto tira. e poi Roberto Gatto, e Toni Formichella, Francesco Puglisi, Biseo, Faraò, Rosciglione, Ghigliordini. c’è così  tanto bel jazz che non respiro più.

e a voi non so chi ve la fa fare a stare in casa con tutto il Jazz che c’è qui a Monte Mario.

 

 

c’è miseria e miseria

confesso che non ne posso più. ed è anche più terribile riuscire a superare gli eventi, che anche se non mi riguardano in prima persona mi fanno malissimo, quando devo risolvere misere questioni di danaro con misere persone. perché il problema sta anche qui. che non solo non siamo in trincea perché la trincea è ovunque, che non sentiamo i colpi di mortaio e non abbiamo armi per poter reagire, ma dobbiamo anche badare alla nostra esistenza quotidiana come se nulla fosse, e farci insozzare dalle miserie di chi ha la fortuna di restare in vita, dall’avidità di chi in assenza di fede, e preghiera, e forse anche di letteratura, tratta gli affari e i propri guadagni come fosse la sola cosa che importi.

allora parlo di questo. non scrivo di Nizza, dove mia sorella ha vissuto ed io amato. non ho voglia di ricordare la Promenade dove tutte le sere incontravo Nic, giovane tunisino bellissimo e infoiato che mi voleva sposare.

vi racconto un’altra guerra, quella tra poveri, senza morti ammazzati né rivendicazioni di gruppi terroristici, la cui arma è l’avidità, il pettegolezzo usato da irreprensibili occidentali di nascita cristiana, per screditare chi è in difficoltà e non abbia l’aspetto di un bancomat. persone, che si dicono artisti, perché è di questo che io vivo da 30 anni ed è questo il mio ambiente, che parlano di principi acquisiti e leggi sindacali andando contro chi, fino a ieri, poteva elargire cachet altissimi e oggi è in difficoltà, e non può  pagare l’amico artista per la serata che è andata in vacca causa pioggia.

e ci sono. esseri abietti entrati nel mondo dell’arte attraverso mezzucci, artistoidi malpensanti e sicuramente del tutto privi di talento e della capacità di entrare nella storia. gli stessi che sparlando e godendo della mia disgrazia, quella di aver sposato un cretino megalomane, anni fa mi hanno portata a non essere lucida e ad agire avventatamente pur di farli star zitti.

eppure io conoscevo il mondo dell’arte che era solidarietà, comprensione, miseria condivisa, strette di mano.

ma non avevano lo stesso ufficio stampa di Veltroni

Daniele Tittarelli e Mario Corvini scrivono musica straordinaria, quella, pare che Veltroni no, ancora non la sappia comporre, per fortuna.
anche se le mani sul jazz l’ex Sindaco aveva provato a metterle, fondando la Casa del Jazz approdata al nulla per anni, ora finalmente nelle mani di musicisti veri, non più in balia di direttori artistici designati dalla politica.

comunque loro sì, qualcuna delle maestranze sotto botox avrebbe dovuto vederli, magari avrebbe potuto anche ascoltarli i giovani della New Talent Jazz Orchestra, così bravi e pieni di un’energia che gli zombie approdati ieri sera all’Auditorium Parco della Musica nemmeno sanno cosa sia, che nemmeno possono vederla sui propri figli viziati, l’energia di chi viaggia dalla Sicilia fino a Roma per partecipare al laboratorio di Mario Corvini e che nemmeno se la sognano, di contro, la folla sorprendente di intellettuali stregati da Walter.
loro, i ragazzi snobbati anche dalla sinistra democratica italiana, hanno però il desiderio di crescere; lavorano per pagarsi gli studi, magari all’Autogrill dell’autostrada Frosinone Roma, per poi imbracciare lo strumento, e suonarlo da dio.

ma loro non avevano lo stesso Ufficio stampa di Veltroni.
da un lato il Jet Set dall’altro il Jazz Set.
una bella differenza.
anche di sovvenzioni.
New talent Jazz Orchestra ZERO EURO.
film di Veltroni chissà.
e i soldi a Franceschini li hanno anche domandati i ragazzi ma i denari del FUS (Fondo unico per lo spettacolo) sono andati ai soliti noti e nonostante le numerose date sold out della New Talent Jazz Orchestra http://www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/index.php/contributi-extra-fus/478-musica-jazz-italiana-contributi.

tra tanti hanno sfilato per omaggiare il Premier ombra del PD: Antonello Venditti nero pece, la Di Gregorio scrittrice, la Cuccarini e Silvio testi, Bonolis spacciatore di programmi culturali, Ministri, Sottosegretari, leccaculi e Ladylike con auto di lusso parcheggiate davanti al teatro e un dispiego di polizia in divisa e non, che farmi una canna in santa pace, come ogni signora per bene dovrebbe poter fare, è stato un rischio altissimo.

Il docufilm di Veltroni parlava dei bambini e del loro domani: il loro presente, il presente che arranca, era nella sala accanto a registrare http://video.huffingtonpost.it/culture/da-venditti-al-ministro-boschi-alla-prima-del-nuovo-film-di-veltroni/3882/3873

comunque complimenti, al prossimo appuntamento di recording studio faremo una colletta per l’ufficio stampa di Sky.