mai fare nulla per piacere agli altri

anni e anni fa, Luca Ronconi mi chiamò per un provino, o meglio fu la sua assistente, la Ninni,  a telefonare. Sulle prime pensai a uno scherzo, poi seppi che era vero e richiamai Milano con tanto di scuse.
all’epoca, studiavo alla Silvio d’Amico, ero una nevrotica ragazza punk seduttrice di attori anziani e fissata con certe pratiche dolorose. Mia zia e la mia agente mi convinsero a cambiarmi i connotati e “farmi” come piaceva al Maestro: gonnellina a pieghe, camicetta con colletto bianco, scarpette basse, capelli tirati, poco trucco.
il risultato fu che sembravo Mercoledì Addams, e che Ronconi non fu colpito dalla mia personalità e quindi non mi prese. avessi tirato fuori un coltello insanguinato dallo zaino sarei stata più credibile.
credo che nella creatività valga una sola regola, mai fare nulla per piacere agli altri. che sia un uomo, i lettori, il pubblico, nostra madre. perché il più delle volte la creazione nasce proprio da ciò che l’uomo non è.

cambi di pelle

una cosa che mi fa veramente impressione sono le persone che non cambiano mai. che invecchiano portandosi dietro negli anni lo stesso taglio di capelli e lo stesso tipo di eyeliner sugli occhi. tipo A. che ho rivisto dopo 25 anni a una manifestazione sul Tevere, e che nonostante fosse andata a vivere a Boston e avesse un nuovo marito milionario che le aveva comprato anche un figlia, era uguale a come la ricordavo io, nemmeno un capello diversa, stesso atteggiamento da barbie stupita delle cose del mondo e stesso stile da femminista che non ricordi la strada degli anni settanta. come allora, quando dividevamo casa, la sua unica preoccupazione era il reperimento dell’hashish e non farsi scoprire dal marito.

ma anche L. non è cambiato . pare che i favolosi anni ottanta -con tanto di lancio di monetine contro Craxi- si siano impossessati di lui e della sua proverbiale forza di volontà. come si fosse cristallizzato al giorno in cui l’assistente sociale gli disse che ormai poteva lasciare metadone e controllo settimanale, che la roba non l’avrebbe toccata mai più. è da allora che vive come un ricercato. che ha paura di uscire e che se qualcuno gli domanda qualcosa risponde di “no” senza neppure ascoltare cosa vuole. i suoi occhi sono sempre azzurrissimi, mette ancora due gocce di patchouli dietro l’orecchio e odia ancora le donne. o meglio ne fa volentieri a meno. prima le picchiava, adesso gli basta guardarle come fossero un oggetto inutile.

anche mia cugina I. ha gli stessi capelli e lo stesso modo di parlare di allora, e nonostante siano trascorsi 40 anni mi pare identica alla bambina che con generosità interessata mi passava il fard sul viso. mentre osserva se stessa in sua figlia, mi dice che sono io la più fortunata, carezza la copertina del mio primo romanzo e scorgo in lei una scintilla di compassione.

forse avrei dovuto evitare di cambiare tanti tagli di capelli, penso guardando l’opulenza di cui si circonda, forse, troppe trasformazioni hanno confuso le idee alla fortuna. forse, la mia esistenza positiva non mi ha riconosciuta ed è passata oltre, portando il suo pacco dono a qualcun altro.