amministrazioni locali

sono una donna d’altri tempi non una Influencer agguerrita, per me le sconfitte non sono macchie infamanti, anzi, e non imbraccio mai io per prima l’arma. nel mio vocabolario compare così poche volte la parola “guerra” e “combattimento”o “vittoria”, che si può dire a ragione che io sia una pacifista, parola obsoleta, lo so, giacché oggi siete tutti in guerra, da quella che intraprendete con i figli per non cedere ai loro ricatti finanziari, a quella con i genitori perché vadano dal geriatra e si mantengano a lungo in pensione, a quella di emergere come artisti, pur senza alcun talento e con già un buon lavoro.

io non ho mai combattuto, ho soltanto atteso l’istante in cui tutti erano distratti per prendere ciò che mi spettava, ma odio con tutta me stessa l’inciviltà, quella dalla quale a forza di qualche buffetto, i miei mi hanno messa in guardia. le regole è bello trasgredirle una volta ogni tanto, perché la prassi diventa sempre noiosa, che sia il furto o il tradimento. così, al mattino, prima di mettermi a lavorare allo scrittorio (scrivo su un vecchio secretaire), prendo contatto con la realtà del mio paese dove i vigili urbani sono inesistenti, e se li chiamo per denunciare un’infrazione grave mi rispondono sbuffando, perché la norma qui è fare ciò che piace: perché lei, signora, giacché ama le regole si dovrebbe mettere in lista civica e fare politica, come mi rispose uno di loro un giorno, nella divisa candida. e invece no, perché preferisco essere cittadina e rompervi il cazzo, come risposi io.

e così prima della corsa decido di dare anch’io battaglia, e fotografo il furgone che sborda di mezzo metro dal marciapiede e finisce sulla carreggiata, con le vecchine armate di trasportino della spesa costrette ad arrampicarsi sul cofano delle vostre maledette auto, e le automobili gigantesche delle madri apprensive che arrivano davanti scuola un’ora prima dell’uscita dei figli,  e posteggiano beate proprio dov’è proibito, sì, proprio tu, madre dal culo quadrato, che dovresti provare a spegnere quella sigaretta e fare più moto anziché pagare per il pilates. provo a cronometrare quelli che corrono a mezzo metro dall’uscita della chiesa, dell’ambulatorio medico, del veterinario.

fotografo, prendo appunti, smadonno. torno a casa con l’idea di denunciare tutto all’assessore preposto, di scrivere, di allegare prove. poi mi faccio la doccia. fanculo a voi e alle automobili. ho marciato abbastanza per sapere che denunciare non serve a niente, perché ciò che non può l’ignoranza può un’amministrazione locale.

sabato ti porterò sul lago per insozzarlo per bene

io corro, ogni mattina parto da qui e faccio un percorso di circa sei chilometri tra salite e discese.
qui ci sono più bestie che persone, il che significa che la mia corsa è accompagnata dai saluti -talvolta sorprendenti- degli amici pelosi, botolini e non, che si affacciano ai cancelli delle ville. dai fiori, tanti, perché qui le persone son riservate ma ci tengono ai propri giardini pieni di dalie, ortensie, petunie e rose. e tengono ai vecchi, che mi salutano alzando lo sguardo dal giornale.

il bello di Anguillara Sabazia, cui facevamo il filo in verità da anni, sono gli anguillarini, i discreti abitanti del lago. quelli che passeggiano in “piazza”, che per noi è il lago di Bracciano, raccontandosi i fatti della giornata e commentando di politica.
sul lungo lago passeggiano ogni giorno gli stessi personaggi. Tommy e il suo padrone Giovanni, un ex atleta che mi dà consigli sugli esercizi per l’epicondilite, la mamma della botolina Betty che a casa ha anche cinque gatte, il papà di Willie, microcane che al contrario di tanti suoi colleghi non ha l’abbaio isterico, Salvo, con cui chiacchiero della tecnica migliore per il canottaggio.
e ce ne sono a decine di cani e gatti che ancora non ho conosciuto, ma di cui saluto i padroni, come si fa nei paesi, perché qui ci si conosce proprio tutti.

tutti, a parte gli stranieri, i romani che portano soldi ai commercianti, sì, ma che vengono con il loro cesto da pic nic per lo più a insozzare il lago, e la cui spazzatura io raccolgo, quale sostenitrice dell’educazione civica applicata singolarmente nonostante la “cafoneide” generale, ma che mi auguro d’infilare nella bocca del primo “insozzatore” che vedrò gettare un bicchiere di plastica vicino alle acque pulite del lago.
perché io una mano la do volentieri, cari incivili lanciatori di pannolini dei vostri urlanti neonati, aiuterò ogni mattina a limitare i danni della vostra imbecillità partendo da casa con la bustina da riempire di VOSTRI rifiuti, ma la mano la spezzerò con vigore -assieme alle braccia- a chiunque dovessi sorprendere nell’atto di abbandonare la bottiglia d’acqua in riva al MIO lago. a chiunque vedessi alzarsi pago, dopo una giornata di sole, e lasciarsi dietro la propria merda.

la televisione della De Filippi non ha ancora aiutato i trogloditi, gli stessi che poi si “selfano”, e che “laikano” a più non posso le petizioni ecologiste, a capire il senso della parola “civiltà”. è perciò che vorrei si ritornasse al web 0.0, affinché la massa delle capre nullafacenti ricominciasse a brucare il prato della propria ignoranza anziché illudersi di essere civile perché in grado di commuoversi alla vista di un cane malmenato.