affidarsi al caso

Dario mi fa tanta tenerezza. ma potrebbe chiamarsi Luca, Mattia, Franco, anche Maria, Susanna. parlo del ragazzo che pochi giorni fa si è incatenato davanti agli studi di Cinecittà per portare avanti la propria protesta: il grande Fratello è pieno di raccomandati e figli di, mentre io sono 10 anni che faccio la fila qua davanti e nessuno mi seleziona.

i nostri sogni sono a un passo da noi, sempre in perfetta corrispondenza con le nostre reali capacità; la loro realizzazione impedita sempre dal prossimo della fila, che ha un padre, che ha un amante, che ha soldi. negli anni ’70 Romain Gary sosteneva saremmo stati distratti da un senso di continua emergenza. io aggiungerei l’enfasi puerile di chi pensa che pubblicare, o partecipare a un Talent show, cambi la vita.

fa tanta tenerezza vedere giovani che si affidano al caso. ma come dar loro torto, in un Paese che prevede l’obbligo a pagare anche per accedere alla roulette. non esiste ascensore sociale, ce lo raccontano i dati, le migliaia di giovani in fuga. per cambiare la propria esistenza in Italia hai poche possibilità: vincere un Talent Show, vincere al video poker, suicidarti.

ma per l’ultima opzione devi essere fortunato ad avere pubblico.

qui il mio ultimo romanzo serio

qui i miei racconti porcissimi

editing per il GFVip

io non so chi sia Giulia de Lellis e vi giuro che la questione mi è del tutto indifferente. credo sia la fidanzata di qualcuno, nella foto da cui ho tratto questo penoso messaggio, immagino sia quella con la mano sulla propria tetta.
non conosco neppure la sua antagonista, tale Antonella, perché non tutta l’Italia guarda il Grande Fratello Vip, e c’è chi come me accende la TV dopo cena e giusto il tempo di vedere un film.
anziché ringraziarmi per il servizio di editing gratuito, qualcuno mi darà della bestia arrogante. ma il mio punto di vista, io che non sono Giulia, né Asia, né Antonella, è che se ti esponi pubblicamente io sono autorizzata pubblicamente a dire ciò che penso. abbiamo già molti dialoghisti asini nel doppiaggio, scrittori asini, giornalisti, e, più in generale, se un documento viene reso pubblico, giacché i contenuti sono del tutto risibili, dovrebbe essere almeno educativo nella forma.

proverò quindi a mettere in ordine qualcosa che poteva essere riportato in modo più incisivo anziché pubblicato così com’è. e vi garantisco che non c’è bisogno di scrivere con i piedi per risultare sinceri, né c’è necessità di studiare alla Bocconi per saper usare gli accenti, basta aver frequentato la scuola dell’obbligo.

tra l’altro sono stati i commenti dei lettori, per una volta dalla mia parte, a spingermi a fare questo giochetto: basta, vi prego, basta con questo scempio televisivo. De Lellis.pngDurante la puntata di lunedì qualcuno deve aver travisato le mie parole, il che ha innescato una inutile polemica a catena e incresciosi strascichi che, mi costa dirlo, se portati avanti dalla signora Mosetti, con le minacce di cui già sapete e avete ascoltato voi stessi durante la diretta, mi costringeranno ad adire le vie legali. Perché quando l’ignoranza parla, la giustizia agisce. E poiché il Grande fratello Vip è un programma popolare, credo che ognuno si sia già fatto un’idea di come si sia svolta la vicenda che mi tocca comunque chiarire.
Non ho zittito nessuno (azzittito è scorretto, e basta un buon orecchio per capirlo), tantomeno una donna come lei, e madre, ho soltanto risposto a una domanda, facendole educatamente notare, come poco prima Ilary, quanto fosse congelata*, e che, da regolamento, un comportamento di quel genere poteva costarle l’espulsione.

Non ho mai parlato in nome dell’Italia intera, era che l’Italia intera ci stava guardando e quindi non c’era bisogno di aggiungere altro, che in definitiva il pubblico si era già fatto un’opinione di chi fosse la ragazza e bastava lasciare le cose così.
La mia opinione in merito, invece, non ha alcun peso, perché non me ne ho alcuna: la vicenda mi è del tutto indifferente. C’è una sola persona sulla quale sento di poter dare un giudizio, ed è il mio fidanzato,  che dio lo benedica!
E se qualcuno ha la coda di paglia, o pensa di potermi far dire cose mai dette sia accomodi pure, la mia giovane età non presuppone debolezza, anzi. E sebbene pensiate che proprio grazie a ciò, forza e carattere, sarei potuta intervenire durante la diretta, ma vi confesso che stavolta l’emozione ha giocato un brutto tiro. 
Se vi ho annoiato, scusatemi, era l’unica maniera per mettere tutto a tacere, soprattutto perché si parla di questioni inesistenti e parole mai pronunciare. eccetera eccetera…

(*secondo le regole dell’orrendo show, evidentemente, i concorrenti devono necessariamente reagire, e stando al suggerimento di un lettore del blog questa la corretta traduzione di “frizzata”)

credo non basti più rifugiarsi nelle Case dei Lettori, la diseducazione linguistica che stiamo subendo, la volgarità esibita con gioia, i “piuttosto che” congiuntivi e l’arroganza con la quale loro, e non noi, trattano la materia, ci impone di usare metodi più efficaci.

telcamere

volevamo starci davanti alle telecamere e adesso è così, sempre e ovunque.
se avete l’amante lo scopriranno, se gli inquirenti vorranno ci troveranno anche avessimo ideato la fuga meglio architettata, la rapina, l’omicidio perfetto.
è così per tutto è così ovunque. anche qui al lago, in paese, ci sono telecamere.
non più liberi di disporre del nostro tempo né dei nostri quattrini perché non possiamo più usare contanti, la nostra carta di credito traccia i percorsi fisici e mentali di ognuno di noi, cosa ci piace, dove ci piace comprarlo, quando, con chi. la telecamera del bancomat è sempre in funzione.
al supermarket, nei negozi di abbigliamento intimo, nei sexyshop, in libreria.
niente lo segnala, a parte un cartello che ormai non vediamo neanche più. come l’occhio indiscreto del grande fratello sembra innocente e discreto, finché non commetterai il fatto.
Chiunque avrà un giorno di gloria, senza nemmeno bisogno di fare la fila per il talent del cuoco.

non è strano che un genio come Orwell sia stato sottovalutato.
non è strano che chiunque pensi con la propria testa sia un potenziale nemico.