semi umanizzanti

ogni volta che vi leggo mi domando dove abbiate imparato certe cose, dove si acquisisca tanta sicurezza e una cultura legislativa da far impallidire Davigo & C. nonostante i “si” affermativi senza accento, i “se stesso” invece fieramente accentati e i condizionali sbagliati. perché una buona sintassi talvolta chiarisce i pensieri.

ma guai a contraddirvi. a difendere la “straniera” che ha ucciso involontariamente si rischia con voi, nonostante si sia pentita ed è comunque in semilibertà, e porta sulle spalle un passato offensivo per qualsiasi donna, come minimo a difenderla si rischia l’etichetta di “radical chic”, unico insulto che vi sembra calzante nonostante sia passato di moda, e che indica il comunista colto e col maglione di cachemire che parla parla dei diritti altrui ma se ne sta con il culo al caldo. ed è vero. come è vero che  la lotta di classe esiste ancora. tra chi ha il soldo e chi no. tra chi ha accesso ai privilegi e chi no.

ma così, per vostra informazione, vorrei avvertirvi che la cultura ormai è a portata di mouse, ed è così diffusa che nessuno se ne occupa più, e che magari, se non potete trovare in voi un po’ di umanità potreste almeno leggere un articolo da cima a fondo e cercare di capire, prima di domandare la forca.

invece no. siete in grado di fare da soli e decidere chi deve morire e chi no. nonostante il diploma in ragioneria preso grazie ai calci in culo dello zio o del parente più prossimo amico del Preside e il posto in Regione ottenuto a forza di favori, guai ad affermare che ci sono competenze che non toccano a voi, o leggi che non sono scritte da nessuna parte, o pene, come quella di morte che voi invocate, che in Italia, grazie al cielo non esistono.

voi siete quelli che “la droga uccide sempre”, ma che al sabato vi sfondate di alcol e vi mettete alla guida col bimbo a bordo, e che magari, un par de ceffoni alla Signora scappano sempre.
mi domando, a proposito di droghe, se oltre i semi femminilizzanti usati per la cannabis non si possano produrre semi umanizzanti per voi, o intelligentizzanti, che vi aiutino a pensare, anche.

l’odio

Doina è in semilibertà dopo aver scontato 9 anni di carcere, e Raffaele, la cui colpevolezza non è stata provata, in carcere ha studiato e si è laureato e condurrà un programma come esperto di giustizia. quindi? cos’è?, più scandaloso forse di Asia Argento, che sta ancora sui nostri schermi nonostante in anni  di carriera non sia riuscita a mostrarci nemmeno uno dei suoi talenti? togliendo il posto a chi magari ne ha?

almeno quei due hanno pagato la loro pena, checché ne pensiate voi, giudici popolari dall’animo candido che, per scaramanzia e non per rispetto, perdonate ogni defunto sulla terra, anche se non amato in vita; voi, cui nessuno ha domandato nulla, esseri dotati dell’intelligenza di un granchio che sui social fondate Gruppi d’incitazione all’odio, che inviate raccolte firme contro Sollecito; difensori dell’umiltà a parole che vi arrogate il diritto di giudicare ciò che non conoscete, che nutrite il vostro odio sorseggiandolo assieme al caffè, dopolavoristi della creatività letteraria e giurisprudenziale che inviate contro-note alle professoresse di vostro figlio.

se non è abbastanza, non ciò che penso di voi, Massa che cresce dietro la spinta dell’acrimonia nei confronti del potere, se non è sufficiente la pena pagata da Doina e Raffaele, è una questione del tutto ininfluente. vivete sul territorio italiano, pagate le tasse (non sempre) per  respirare quest’aria e avete questa Giustizia, lenta, problematica, talvolta ingiusta. ma Doina ha pagato e sta pagando. Raffaele anche.

provate a ridimensionare il peso della vostra opinione, cercate di leggere certi incitamenti alla pena di morte, da parte di account apparentemente innocui, come espressione della frustrazione e del malcontento che alberga dietro un’immagine del profilo falsamente felice.

chi incita all’odio non può essere felice. chi è felice non ha bisogno d’infliggere ad altri punizioni esemplari o di vendicarsi, anche perché non saranno questa a cambiare la nostra esistenza a darci soddisfazione o a rendere meno dolorosa la nostra esistenza. impariamo piuttosto a dire ciò che pensiamo a chi ci ha ferito, non a chiedere la gogna per chi ha pagato già la propria pena e ha soltanto l’ambizione di continuare a esistere.