prendete la falce e impugnate il martello

ho sempre cercato di difendere i deboli, di crescere in un mondo più giusto. fossero operai o bambini di un asilo nido picchiati da maestre sadiche, o cani,  poco importava, io scendevo in Piazza. ho consumato molte paia di anfibi e sono sempre stata in testa al corteo. foto di illustre fotografa lo dimostra. e lo faccio anche adesso, quando corro per il paese e m’incazzo con chi parcheggia male le auto, a rischio di essere picchiata di brutto, e aiuto le vecchine sole con quattro chiacchiere fino al panettiere. che poi la civiltà non ha nemmeno bisogno di lotta, è una cosa che s’impara da piccoli e non è così complessa.

l’uguaglianza invece è  un gran casino da far capire, giacché “ciò che mio è mio e ciò che è tuo è mio”, diceva di un noto localaro romano negli anni ’70 mentre fotteva i musicisti sulla paga della serata, ed è un motto che impera ancora oggi, anzi soprattutto, con questo vuoto ideologico che io ho riempito di caramelle alla frutta e petali di rosa appassiti, e voi con questa fissazione che vi è presa di fare soldi con tutto, dimenticando che atei o credenti, giovani o vecchi, da morti avremo tutti l’espressione da imbecilli presi in fallo.

la politica me l’hanno insegnata i miei quando litigavano davanti alla Tribuna in bianco e nero, e l’ho scritto già che preferivo quei tizi che rubavano comunque ma con discrezione, ma il loro lavoro lo facevano, e avevano comunque un eloquio pacato e usavano un linguaggio che metteva soggezione, al contrario di questi, che ti sembrano amici ma poi fanno cascare interi istituti credito facendoli pagare poi sempre a noi, alzando gli interessi del conto corrente, eliminando dagli interventi gratuiti quello alla cataratta. perché tanto i vecchi vanno rottamati.

ma più di tutto, più che i bambini che uccidono altri bambini con le parole, ciò che mi preoccupa è l’impoverimento culturale. il bavaglio che le maestranze mettono  a chi pensa con la propria testa e si ribella al gusto imposto, il Fondo Unico per lo Spettacolo già impoverito che finisce nelle mani dei soliti noti, i giovani che si appiattiscono al gusto degli altri anziché crearne uno proprio, nuovo, geniale, rivoluzionario, i giovani che partecipano ai Talent facendosi forma e sostanza richiesta dal Mercato, i giovani che oggi sognano una pagina su “Chi” e fino a ieri sognavano l’isola di White.

così oggi la politica mi annoia. non c’è passione ma soltanto calcolo, è mestiere per ragionieri, è ideologia da bancari senza cuore.

 

 

non credo nella vendetta né nel perdono

mi pesa scrivere questo post perché sto leggendo un meraviglioso romanzo di Gary che educa all’amore, perché ho paura di ritorsioni, un paura folle come della violenza in generale, ossia l’azione volontaria di un soggetto su un altro che lo porti ad agire in modo contrario alla propria volontà; perché temo che quel qualcuno, di cui non farò il nome per paura, vada a scovare un mio peccato capitale di gioventù, facendomela pagare poi con la pubblicazione di una mia vecchia foto e conseguente gogna pubblica, gettando così discredito su di me; o che, (dio non voglia), trovi uno dei sette refusi presenti in Pioggia Dorata e che lo mostri al mondo intero, o peggio, decida di parlar male di ciò che scrivo senza mai avermi letto e soltanto perché dissento da lui e da ciò che ha fatto, distruggendo nel giro di mezzo minuto ciò che in sette anni ho faticosamente costruito dopo il mio fallimento imprenditoriale (e senza neppure arrivare a tanto); temo che quel qualcuno possa decidere di “educarmi al rispetto”, pur non avendolo io insultato e neppure citato, facendo a pezzi in nemmeno mezza giornata la fragile stima di cui godo, al contrario di lui, che appunto ha mille milioni di fan al seguito.

ora è ovvio che sto esagerando, è il grottesco della vicenda che mi affascina e mi repelle, quindi non importa sapere di chi parlo, né a quale vicenda io mi riferisca, se al licenziamento di un orchestrale a seguito di un insulto irripetibile, quindi da punire sicuramente, o di un operaio edile o di un insegnante. parlo dei social in generale, e del peso che iniziano ad avere nella vita di ognuno di noi, e del fatto che, come scrissi sul post in difesa di Tiziana Cantone, non credo nella vendetta né nel perdono, come il Maestro Borges, e non credo neppure nella giustizia fai da te, soprattutto se perpetrata da chi è più forte di me. perché l’etica è una soltanto, e se la violenza mi è insopportabile sulla vittima, mi è insopportabile anche sul colpevole. non ho due bilance diverse. son troppo povera.

pensate che incubo, immaginate per un attimo soltanto se ogni VIP della terra, giornalista o “influencer”decidesse di occuparsi dell’educazione di ognuno di noi, o di ciò che votiamo: perché per molti anche un “NO” al Referendum può essere disdicevole, roba da trogloditi e ignoranti. immaginiamo se dovessimo affidare l’applicazione della legge non più alla Giustizia (lenta ma inesorabile) ma chi ha più potere, a chi ha più seguito, che sia il Papa o Fedez non ha importanza, e che ognuno di loro potesse decidere di fare giustizia come più gli garba, purché puniscano pubblicamente il malfattore di turno, senza che il proprio giudizio sia vagliato da una giuria o deciso unitamente ad altri.

non so, immaginate, e poi ditemi se vi sembra salutare, o civile.

che mondo sarebbe

che mondo sarebbe se oggi il web si ribellasse per l’oscura morte di un operaio di 55 anni, Abd Elsalam Ahmed Eldanf, residente in Italia e padre di cinque figli http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/09/15/news/piacenza_-147800573/; o se qualcuno con un grande seguito, che so, un noto blogger, giornalista, scrittore, si fosse svegliato con la precisa idea di “farla pagare” a qualcuno a caso, alla Procura di Piacenza che non fa chiarezza, al sindacato (http://www.today.it/cronaca/proteste-operaio-morto-gls-piacenza.html), al web, al camionista, per la morte di un operaio che chiedeva equità e un contratto assieme ai suoi colleghi.

che civiltà, eh, se non si fosse già passati a dibattere di tatuaggi e di Asia Argento che condurrà “amore criminale”, dimenticando Tiziana Cantone, che invece vorrebbe una legge, subito, contro il revenge porn, com’è in America, dove ti danno diciotto mesi di reclusione più ammenda, e ci si dovrà accontentare di una pena per istigazione al suicidio, e calunnia, che sarà inflitta ai suoi persecutori, se il fatto sussisterà e tutto andrà bene, forse tra alcuni anni, tra ritardi e soffitti di aule di tribunale crollate, o giudici in sciopero, e soprattutto spese legali da pagare.

perché leggete qui,  https://medium.com/@bknsty/perch%C3%A9-non-%C3%A8-stato-il-web-a-uccidere-tiziana-cantone-56243ad4d8b#.s2ls716at vi prego, aprite gli occhi anche voi, perché è al di là della retorica che si trovano i veri colpevoli, e sono uomini e donne di legge, sono istituzioni, sono spese processuali, tempi lunghissimi, attese in sala d’aspetto, passacarte distratti, timbri e protocolli, segreterie, ammissioni al ruolo, spese di registro e cazzi. perché se il web è rapido e ingoia notizie e le digerisce in meno di una notte, la nostra giustizia continua a essere quella che è, e basta fare una gita al Tribunale di Roma per darmi ragione, nei cortili dove si ammucchiano faldoni, nei corridoi dove armadi fatiscenti vomitano quintali di carta e di documenti riservati.

ma tutto questo resterà lettera morta, perché manca la giusta dose di retorica e perché di Tiziana ce ne ricorderemo quando si suiciderà un’altra Tiziana e un’altra ancora, e il povero Elsalam non procura la stessa attenzione, lo stesso prurito da sagrestia, e non ha dalla sua un video hard, che in troppi, ieri, sono andati a cercare.

amore vuol dire anche “no, mi dispiace”

tempo di feste e di cambiamenti, di abiti nuovi e di pagine voltate, di promesse e speranze, come se l’assetto dei pianeti fosse responsabile del nostro destino, come potessero i mille riti di mezzanotte cambiare ciò che fa parte della nostra indole di Miss Zerbino.
ma fa parte del DNA della creatura insicura, perché anche la splendida Monroe è stata lo zerbino di qualcuno, perché spesso più si è belli più si spera di essere accettati interamente, anche per ciò che c’è dentro e che pensiamo non si veda, almeno non a un primo sguardo.

allora a fine anno si fa ciò che non si vuole, nonostante le promesse e i “non ci ricasco più”, ci si spende fino all’ultimo con esseri inutili, che sanno di non essere mai stati necessari a qualcuno e per una volta almeno si prendono la propria rivincita. conosco ragazze speciali che si sono date via per niente a vecchi spilorci che avrebbero dovuto distendersi sul loro cammino a mo’ di tappeto. conosco donne che hanno speso una vita intera perché il proprio inutile maschio si realizzasse e la piantasse di farle sentire come fosse colpa loro. ho conosciuto donne che hanno fatto del perdono il loro martirio. del silenzio la loro condanna.

tra i buoni propositi mettiamoci quello di aiutare un’amica a uscire dall’inferno. ma diamole una casa, una stanza, una mano vera. perché le parole non bastano, e non basta una denuncia in un paese dove la giustizia manda prescritti troppi imputati.
mettiamo tra i nostri obbiettivi quello di sollevarci dalla schiavitù. di affrancarci dal giudizio degli altri, nonostante questo inutile ciarlare ci sembri così necessario.

Avvocati

E’ tutto sbagliato. Dovremmo imparare dalla medicina orientale, dai saggi.
Gli avvocati dovrebbero rischiare così come tutti gli altri liberi professionisti. Dovrebbero pretendere il pagamento della parcella soltanto a vittoria ottenuta.
I medici anche. Soltanto a guarigione avvenuta.
Così è facile!
Così nessuno si ribella alla lentezza dei processi.
Immagino plotoni di avvocati mettere via la proverbiale flemma all’idea di avere il conto pagato -metà cash e metà bonifico Le raccomando!, a sentenza pronunciata. Li voglio vedere sudare e non a recuperare insoluti! Perché se io vinco la causa ti pago subito e ti offro anche da bere!
Cazzo avvocato!, se mi fa vincere la invito a cena sulla terrazza dell’Hilton! Per me un po’ pacchiana ma per lei andrà bene.

Siamo vittime di una giustizia lenta (ma inesorabile) che bastona il condannato e non chi lo ha difeso. Figli del: “famo poi”, che intanto il conto si allunga, che intanto tra un po’ andrò in pensione (spero) senza aver fatto altro nella vita che pagare debiti.
Vorrei un mondo fatto di albi professionali VERI, con tanto di curriculum e di gol ottenuti. Un archivio consultabile da tutti online per conoscere i costi reali di ogni causa, di ogni appello, di ogni maledetta controversia.
Vorrei un Paese con più trasparenza A FATTI e con un po’ di Giustizia!