l’odio non si disimpara, è come l’amore

di Romain Gary si conosce per lo più “La vita davanti a sé”. le altre opere sono altrettanto sorprendenti, tutte pubblicate da Neri Pozza, introvabili nei supermercati Feltrinelli ma ordinabili.
ve le consiglio, Gary era un uomo politico, un diplomatico oltre che scrittore. e fornisce una straordinaria lettura della condizione della nostra vecchia Europa, che non è andata avanti granché.

questo che segue è un brano tratto da “Educazione europea”, suo romanzo di esordio, scritto mentre combatteva in aviazione durante la seconda guerra mondiale. è una storia sulla lotta partigiana in Polonia, sulla Germania e sull’impossibilità di costruire l’Europa, ieri e oggi. La guerra è vista da un gruppo di studenti che combattono nella foresta. Uno di loro, Tadek, è morto.

Educazione europea

“Dobranski tacque. I partigiani erano immobili, a testa bassa. Solo Pech bestemmiò fra i denti e più tardi uscendo dalla tana, disse a Janek: «Ci vengono a raccontare storielle per bambini all’inizio della nstra vita, e delle storielle per bambini anche quando stiamo per morire. Siamo fermi ancora nello stesso punto e dopo migliaia di anni questo è tutto quel che sanno fare di noi… ».

Tadek Chmura sorrideva e l’amica, che gli accarezzava dolcemente il capo, con gli occhi chiusi e la massa dei capelli scuri che le ricadeva sulle spalle, serena in volto malgrado le tracce delle lacrime, rimase per sempre nella memoria di Janek come una polena che nessuna notte, nessuna tempesta poteva offuscare o colare a picco.

Più tardi, molto più tardi, quando le buche dei partigiani nella foresta polacca divennero meta di pellegrinaggio per il popolo che celebrava la gloria dei suoi eroi, e quando di Wanda Zalewska, torturata e giustiziata dai tedeschi, non rimase che un nome inciso su una piastra di bronzo accanto a quello di Tadek Chmura, all’ingresso del luogo sacro, quel viso rimase per Janek altrettanto vivo delle parole di suo padre, “nessuna cosa importante muore”; e ogni volta che lo rivedeva, era un po’ come se suo padre gli avesse mentito”.

per dimenticare Angela ho sognato Colin Farrell

sulla Grecia non ho mai scritto niente. eppure l’uscita di Varufakis non mi era piaciuta.
il referendum ci aveva resi gioiosi: finalmente si alza la testa, si lotta, daje alla culona! (e piantatela di fare i tolleranti perché la Merkel è quello è: una faccia come il culo che ha dimenticato quanto il suo popolo sia stato aiutato dopo i casini fatti durante la prima e la seconda guerra mondiale; faccia di culo, come il mio vicino di casa tedesco, che lancia i suoi pacchetti di sigarette nel mio secchio della carta appena pulito).

invece si torna ai sacrifici, e ciò mi rattrista, perché penso a noi liberi professionisti senza garanzie né reddito minimo garantito, e all’IVA sempre più alta e quindi agli evasori sempre più furbi, e a tutti quelli che sbavano sui social contro chi non paga lo stato e poi trovano scorciatoie per evadere.
dispiace perché noi cittadini siamo soltanto un mezzo, quando dovremmo essere il fine. visto che la politica degli uomini dovrebbe servire gli uomini. ma forse, lasciatemi dire una banalità, la politica serve soltanto certi uomini.
e allora perché sacrificarsi.
cosa cambia?
siamo ostaggio di questa cazzo di Europa e non ci libereremo mai dal giogo del debito.

così il referendum sull’uscita dall’Europa è stato un fuoco di paglia, non credo una mossa demagogica, penso piuttosto a un tentativo di calmare gli animi all’interno; un uomo appassionato che ha moglie, che si è ubriacato, e dopo la nottata in albergo di sesso sfrenato e passione travolgente si risveglia nella dura realtà. Come Colin Farrell nel sogno di stanotte, che leggeva e commentava i fatti greci con un giornale sportivo in mano e nel frattempo mi teneva d’occhio, possessivo come un maschio latino, poi mi prendeva il braccio mentre ignara passavo davanti alla sua stanza, infine… beh, infine non vi dico altro, tranne che aveva un notevole attrezzo.
cosa non si fa per dimenticare la Merkel, la sua intolleranza un po’ sadica, e il pignoramento del Partenone.