bambini all’Ikea

a volte capita che una cosa si debba acquistare per forza lì. che ci si debba andare al sabato perché il trasloco è dietro l’angolo. che si decida anche di suicidarsi con polpette avvelenate e di fermarsi al ristorante.
capita, a noi proletari capita, per noi umani può essere un incidente di percorso, decidere per un sabato all’Ikea.
e succede proprio mentre sto seduta lì con il mio vassoietto di salmone sul tavolo che mi rendo conto di quanta umanità mi circondi e di quanto sia anche brutta, maleducata, urlante e sporca.

Basterebbe dargli uno strattone e farlo sedere per evitare che il mio culo o quello di altri debba sporcarsi con la sua maleducazione, un piccolo ceffone sulla bocca per farlo stare zitto affinché non ci perfori i timpani. invece no, la nonna lo lascia fare, gli permette di restare tranquillamente in piedi sulla sedia. sì, i suoi piedini che hanno camminato sulla strada e raccolto merda come quelli di un adulto, insozzeranno il suo culo e quello di un altro. così fa anche la sorella, imitandolo, conscia dello sconto di pena riservato a lei dagli adulti che la circondano, della grazia quotidiana che le verrà concessa, starnazza anche lei in piedi sulla sedia e urla inutilmente verso il padre, incastrato come un imbecille in una fila chilometrica.

Se saranno loro il mio futuro preferisco morire adesso. Se lui, il piccolo mostro urlante, e sua sorella, saranno il mio impiegato delle poste, del comune o della USL, il mio barista, il mio tassista, il mio consulente fiscale, allora no.
Non so cosa ci voglia a educare un figlio, ma far pagare agli altri la vostra inadeguatezza di genitori mi pare una follia.