caro Franzen, i gatti, però, lasciali stare

è vero, lo scrittore statunitense non usa i social, non sa che la gran parte degli utenti non legge oltre il titolo e, quando lo fa, il più delle volte non comprende la differenza tra un discorso per assurdo e una proposta di legge. si è persa l’abitudine a ragionare senza giungere necessariamente a una soluzione, sentirlo fare agli altri ci dà noia, abituati a ricettine per la vittoria fatichiamo a pensare a qualcosa che sappiamo già non troverà soluzione. tipo, appunto, il problema dell’inquinamento e della sensibile diminuzione degli uccelli.

no, dai, siamo seri, sto parlando di volatili. il dialogo qui è tra lo scrittore di Libertà e il rappresentante della Lipu Italia in occasione dell’ultimo lavoro dello scrittore birdwatcher in libreria in questi giorni La fine della fine della terra (Einaudi), una serie di RIFLESSIONI sulla complessità dell’oggi e sulla salvaguardia della natura. nell’articolo si fanno proposte inaccettabili e ovviamente provocatorie, come la soppressione dei felini, già proposta da Franzen in Libertà, attraverso un personaggio che studia la maniera per fare fuori il gatto del vicino. e dìaltra perte che cosa aspettarsi da un birdwatcher?

ma le soluzioni non sono certamente tra quelle fatte nell’articolo, e lo sa anche l’autore. forse non sa, però, che il pubblico non coglie più le provocazioni, non distingue le variazioni di colore, il rosso è solo rosso e un’idea esposta per assurdo è già convincimento. dopo lo shitstorming sulla scrittrice fiorentina ecco una nuova sagoma per il tiro al bersaglio delle proprie convinzioni (leggere i commenti degli utenti).

a Franzen consiglierei una strategia pubblicitaria diversa, ipotizzare anche solo per assurdo stragi di gatti gli farà perdere molti lettori, sebbene creda che, se questo nuovo disprezzo per gli scrittori portasse a una sensibile diminuzione di chi occupa le redazioni di brutti manoscritti, sarebbe già una gran vittoria.

qui il mio ultimo romanzo serio

qui i miei racconti porcissimi

le correzioni

«che poi ti confesso che Le correzioni di Franzen l’ho lasciato e preso quattro volte senza mai finirlo, e mi succede soltanto con lui».

«sì, lo capisco, Elena, a me succede con certi uomini che le mie amiche di contro adorano, quando m’illudo che abbiano qualcos’altro da darmi e invece si limitano al solito frettoloso invito a cena per concludere qualcosa di sopra da me, o peggio per ridursi ubriachi sul mio divano a farmi la cronaca pedissequa del proprio inferno matrimoniale. perché per alcuni il sesso è veramente un inferno, buio, e freddo, e pieno di insidie».

«oh, poverini… », io che immagino i loro corpi da discoboli vorticare in una nube infernale disegnata da Gustave Dorè.

«sono stata anche in grado di terminare e rileggere qualche mattone di Grossman, consigliato con veemenza da autorevole firma dello Struzzo, e scoprendo invece che lo scrittore per primo non lo aveva mai letto.
ma ho bisogno di buona prosa come assumessi farmaci, vado alla ricerca dell’effetto curativo e della metafora meno scontata piuttosto che di una trama coinvolgente, voglio capire se sia meglio la terza o la prima persona, e come siamo messi sull’uso dei tempi ora che non ci sono più regole se non un tocco appena originale, un plot che si racconti in tre parole e amicizie influenti che ti presentino all’editor giusto, con la speranza che ti faccia entrare nella propria scuderia… ».

«scuderia… oddio che brutto termine, peggio di quando facevo la Escort per un’Agenzia di Napoli».

«ma sì, gli scrittori servono a vincere gare, non a definire una nuova narrativa».

Maria Teresa, la mia amica che fa marchette per fare la spesa, mette su del jazz. sento la voce di Sinatra e acqua scorrere nella vasca al quarto piano della sua casetta ai Navigli, e immagino perle di muschio bianco trasformarsi in schiuma sulla sua pelle ambrata.

«insomma, ieri ho discusso su twitter con una… ».
e non so se ridere o piangere per quanto questa storia mi deprime, perché figlia di una generazione analogica che le correzioni le auspicava, e anche se impartite pubblicamente ringraziava. e mi trovo a sopravvivere della mia maturità tra gente che non soltanto non conosce la grammatica di base, ma pretende anche di poterne fare a meno in nome del contenuto, e di avere ragione.

«te l’ho detto di farti i cazzi tuoi e di lasciare i loro maledetti accenti dove sono, no?».
sbuffo.
penso sia profondamente ingiusto non poter reagire all’assassinio della nostra lingua.
«l’attitudine all’insegnamento non è una dote apprezzata, e qualsiasi suggerimento, anche dato in forma di battuta come hai fatto tu ieri, sarà letto come un atto di arroganza».
«pensi che i populisti conoscano altri termini oltre quello di “arrogante”?».
«certo che sì: fascista».