debito pubblico e altre soluzioni

mia madre li chiama “i conti della serva”, il due più due sbrigativo che tutti siamo in grado di fare, (o almeno crediamo), soprattutto da quando abbiamo imparato a leggere i titoli dei quotidiani più diffusi (mai l’intero articolo), e abbiamo facoltà di parola sui social e la possibilità (tra l’altro) che qualcuno (non sia nostra moglie) ci dia ragione.

ma l’italiano è così, si dà da fare. chiede soluzioni al debito pubblico ma non paga le tasse. costruisce case abusive, se facciamo un giro a Ischia ne troviamo a migliaia di hotel Rigopiano, in posizione strategica proprio a un metro dal dirupo, o dal belvedere, dipende dai punti di vista; l’uomo medio si strappa le vesti in piazza per ottenere il selfie con il cantante di XFactor, ma saputo della sua dichiarazione dei redditi, lo manda al rogo, felice di gettarlo giù dalla torre in nome della giustizia sociale, sebbene all’amico che gli ha domandato duecento euro in prestito abbia detto di avere l’acqua alla gola.

è solidale l’italiano. sempre il nipote di quello che ha messo via fez e camicia nera al momento giusto. è femminista, sebbene sua madre abbia lavato i pavimenti in ginocchio fino all’altro ieri, mentre il padre ruttava in poltrona leggendo la Gazzetta dello Sport.
e adesso dispensa consigli, perché siamo tutti opinionisti, ed è chiaro come il sole che chiudendo Sanremo gli Sponsor daranno i quattrini ai terremotati. perché basta un po’ di logica.

e quindi, giacché l’italiano conosce approfonditamente solo la musica di XFactor, ama l’arte ma il biglietto del Museo non lo paga, legge ma soltanto i bugiardini delle medicine, sa di recitazione ma non ha mai messo piede a Teatro, non mi meraviglierebbe se proponesse di eliminare anche gli scarsissimi fondi che ci restano (teatri chiusi, orchestre soppresse da anni, compagnie di balletto inesistenti, cori ammutoliti), per mandare le attrici a prostituirsi sulla Salaria, i jazzisti ai mercati generali, gli scrittori a “fare i cartoni”.

 

Molière in bicicletta

Fabrice Luchini, nato il 1° Novembre 1951 è un attore francese, bravo, bravissimo, sorprendente vederlo in originale, e Molière in bicicletta da lui anche sceneggiato è un bellissimo film, un film nel film e un film intelligente.
la trama è presto digitata: un attore famoso ma poco talentuoso cerca l’amico Serge, fuggito al nord dal mondo del teatro che l’ha ferito e matrattato, perché lo aiuti con la messa in scena del Misantropo. Serge, che avrebbe meritato la celebrità, si rifiuta d’interpretare l’amico ottimista di Alceste, Filiente, e anche di confermargli che parteciperà all’impegno.
Gautier Valance (Lambert Wilson) accetterà qualunque condizione, e l’invito a rimanere lì per alcuni giorni di prova pur di coinvolgere Serge.
e il film monta, monta scena dopo scena, tra minuscole comicità e battute intelligenti, e realtà e finzione scenica diventano un tutt’uno, con tanto di comparsa femminile e tradimento maschile.

i francesi fanno bei film. lasciando stare la vecchia insuperabile tradizione (parlo di oggi!), i francesi al contrario di noi provinciali presunti colti (su twitter pare che tutti abbiano un abbonamento in prima fila), non lasciano che i teatri chiudano. sicuramente anche lì ci saranno centinaia di MILF che mandano i figli a Londra ma non comprerebbero mai un biglietto per la prosa, ma credo che oltralpe gli attori e la tradizione siano da sempre più rispettati.
qui è tutto così approssimativo che non vale neppure la pena dannarmi per aver perso un’occasione.
qui, al solito, ma lasciate che lo dica ancora e ancora e ancora, non servono diplomi di Conservatorio, non Accademie, non anni e anni sulle punte per poter campare dignitosamente.
qui si fa tutto tra le quinte. lo so ci sono stata. anche all’arte si accede grazie a per parentele e amicizie. così negli anni ottanta così oggi.
nella patria di Goldoni si guarda a YouTube, si esalta la stupidità che fa audience, non la perfezione della parola che accarezza l’udito. perfino i doppiatori più giovani hanno l’accento romanesco, in barba alla più grande tradizione dei Gazzolo degli anni cinquanta.

pazienza Sorrentino e Garrone. la produzione media dei film francesi di cassetta è ben altro. ma noi qui ci accontentiamo del poco che resta. finché resta.

vittima di parente creativo

si scrivono così tanti libri, e a questo punto non importa più se leggibili o meno, si fa così tanta attività creativa (mai più interessante del “selfie” di tette), che parenti di scrittori, musicisti, ballerini e pittori, si sono riuniti in comitati.
pare si chiameranno “comitati per la protezione del parente e dell’amico creativo“.

in Italia, l’interesse per l’arte (degli altri) è talmente diminuito che i locali di musica dal vivo ti danno date soltanto se garantisci loro un tot di pubblico pagante.
in Italia l’amore per il teatro è così inesistente che sono le compagnie a doversi assicurare, le compagnie a provvedere a tutti gli oneri di legge un tempo a carico delle amministrazioni dei teatri di prosa. che intanto chiudono. sotto lo sguardo indifferente dei giornalisti che hanno berciato per più stagioni di seguito contro i comitati giovanili che li occupavano, e almeno, dentro, qualcosa ci facevano (vedi teatro Valle)

in Italia, l’interesse per l’arte, quella studiata non quella circense della tivù, va talmente poco di moda che quando muore un attore non ne scrivono neppure i blogger.
di contro, per la presentazione del tuo libercolo devi prenotare la libreria almeno un mese prima.
poi farne una pagina fan.
poi metterlo in bella mostra come copertina del profilo.
poi provare a far sì che qualcuno lo compri.
infine che lo legga. ma è difficile. l’amico ti guarderà con aria confusa, il parente cambierà discorso, e la domanda “ti è piaciuto?” sarà scansata come la peste.

magari, puoi provare a catturare l’amico ipocrita e il parente sfuggente davanti alla libreria. o quando lo incontrai casualmente, un paio di anni dopo l’uscita del tuo fantastico thriller, magari per il matrimonio di tua cugina.
provando a legarlo a una sedia potrai domandargli le ragioni per le quali non ti ha letto.
magari, torturandolo, potrai provare a fargli digerire l’incipit.

ma non avevano lo stesso ufficio stampa di Veltroni

Daniele Tittarelli e Mario Corvini scrivono musica straordinaria, quella, pare che Veltroni no, ancora non la sappia comporre, per fortuna.
anche se le mani sul jazz l’ex Sindaco aveva provato a metterle, fondando la Casa del Jazz approdata al nulla per anni, ora finalmente nelle mani di musicisti veri, non più in balia di direttori artistici designati dalla politica.

comunque loro sì, qualcuna delle maestranze sotto botox avrebbe dovuto vederli, magari avrebbe potuto anche ascoltarli i giovani della New Talent Jazz Orchestra, così bravi e pieni di un’energia che gli zombie approdati ieri sera all’Auditorium Parco della Musica nemmeno sanno cosa sia, che nemmeno possono vederla sui propri figli viziati, l’energia di chi viaggia dalla Sicilia fino a Roma per partecipare al laboratorio di Mario Corvini e che nemmeno se la sognano, di contro, la folla sorprendente di intellettuali stregati da Walter.
loro, i ragazzi snobbati anche dalla sinistra democratica italiana, hanno però il desiderio di crescere; lavorano per pagarsi gli studi, magari all’Autogrill dell’autostrada Frosinone Roma, per poi imbracciare lo strumento, e suonarlo da dio.

ma loro non avevano lo stesso Ufficio stampa di Veltroni.
da un lato il Jet Set dall’altro il Jazz Set.
una bella differenza.
anche di sovvenzioni.
New talent Jazz Orchestra ZERO EURO.
film di Veltroni chissà.
e i soldi a Franceschini li hanno anche domandati i ragazzi ma i denari del FUS (Fondo unico per lo spettacolo) sono andati ai soliti noti e nonostante le numerose date sold out della New Talent Jazz Orchestra http://www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/index.php/contributi-extra-fus/478-musica-jazz-italiana-contributi.

tra tanti hanno sfilato per omaggiare il Premier ombra del PD: Antonello Venditti nero pece, la Di Gregorio scrittrice, la Cuccarini e Silvio testi, Bonolis spacciatore di programmi culturali, Ministri, Sottosegretari, leccaculi e Ladylike con auto di lusso parcheggiate davanti al teatro e un dispiego di polizia in divisa e non, che farmi una canna in santa pace, come ogni signora per bene dovrebbe poter fare, è stato un rischio altissimo.

Il docufilm di Veltroni parlava dei bambini e del loro domani: il loro presente, il presente che arranca, era nella sala accanto a registrare http://video.huffingtonpost.it/culture/da-venditti-al-ministro-boschi-alla-prima-del-nuovo-film-di-veltroni/3882/3873

comunque complimenti, al prossimo appuntamento di recording studio faremo una colletta per l’ufficio stampa di Sky.

#verybello farà schifo in tutte le lingue del mondo?

cinque milioni di euro che, sarebbe carino, se lei, Ministro Franceschini, giustificasse per un sito istituzionale #verybrutto. tra l’altro pochi anni fa furono spesi altri milioni di euro, credo UNO, per un sito mai messo in rete sempre sulle bellezze italiane che, a causa di strade dissestate e di amministrazioni un po’ ladruncole e un po’ messe a dieta. nessuno visiterà mai.
E Pompei?, a proposito che cosa sta facendo per Pompei?

ma no no… veniamo alla genialata partorita dal tuo prezioso staff.
il sito è grossolano, brutto a partire dal nome, vecchio, un enorme banner con l’Italia in notturna dove però non si clicca da nessuna parte e NIENTE di più, nemmeno un inno di sottofondo, perché queste sciocchezze le abbiamo fatte tutti Ministro, o chiunque abbia quarant’anni, niente di più che LINK. una serie di LINK a siti esistenti e basta, che andranno upgradati e che lo saprebbe fare anche un bambino di cinque anni.

non può costare CINQUE MILIONI di euro un sito con pagine GIUSTAMENTE lunghissime, anche se si poteva fare di meglio, e nessuna possibilità di tornare alla HOME PAGE: e scorri, e scorri escorri…
CATEGORIA, PERIODO E LUOGO.
CATEGORIA, PERIODO E LUOGO! Franceschini, la prego, mi ascolti e non ci faccia sentire dei poveri idioti che se anche glielo infilano nel culo son contenti (io certamente sì ma non quando si tratta di soldi): è un semplicissimo data base, Onorevole Ministro… e un data base non può costare cinque milioni di euro.
quelli avanzati, i soldi che non sono serviti a costruire questa emerita schifezza, dovrebbero andare veramente alla cultura, ai giovani che si pagano le sale prova mentre lei fa domandare preventivi in giro per un sito istituzionale soltanto in ITALIANO e che poiché verrà tradotto non si sa quando, avrebbe fatto bene a mettere on line una volta ultimato, ma che LE GARANTISCO sarà vergognoso in tutte le lingue del mondo.

Guardi, fossi in lei oggi li prederei tutti per le orecchie e me ne farei rifare uno più decente…
oddio, è come quando esco con uno che penso ce l’abbia veramente enorme e mi ritrovo a cercarlo tra il cambio e il volante. son frustranti certe scoperte lo sa?

che vita di merda.