i senza dubbio alcuno

sono quelli che sotto i post dei concorsi letterari, ben scritti, con tanto di link e PDF del Bando da scaricare, fanno domande del tipo: si possono inviare anche racconti; entro quando; quanto si paga.
sono quelli che non si sono mai posti come servitori del pubblico e dell’arte, ma come valenti innovatori e straordinari geni incompresi. cui senza dubbio alcuno andrebbe tolto computer, penna e taccuino; cui l’amico del cuore dovrebbe dire: smettila.
ma i senza dubbio alcun non sono Kafka. non lo hanno mai letto. i loro amici non sono Max Brod.

i senza dubbio alcuno sono persone che appestano l’aria, la consumano di parole inutili e banali, che riempiono le redazioni di manoscritti e chiamano le segreterie, e scassano i coglioni, e pagano fior di quattrini. che controllano libreria per libreria la posizione in scaffale del loro capolavoro. sono quelli che incontri ai Festival letterari (tanti, troppi, orrendi) e ti spiegano il loro metodo di scrittura senza che tu gliel’abbia domandato, mettendo in fila tutti i luoghi comuni ascoltati in giro per corsi e presentazioni: scrivere significa infilare le mani nel fango; scrivere è doloroso, scrivere significa crescere.

i senza dubbio alcuno si sentono Flaubert. anzi, rispetto a loro Flaubert è sopravvalutato. così scrivono sulle pagine FB di letteratura. masticano di scrittura con la stessa superficialità con cui parlano di politica.

si dice che di Andrea Pazienza ne siano nati altri, ma che con tutto questo chiasso non sono riusciti a farsi sentire.

questo è il mio libro da leggere con due mani benché erotico

qui il romanzo edito da Castelvecchi: Conversazioni sentimentali in metropolitana

ricchi e altolocati

questa idea che il ricco altolocato non sia in grado di interpretare i bisogni delle persone, della gente come si preferisce definire la massa indistinta d’individualità, manco Karl Marx fosse nato tra cumuli di spazzatura anziché da una agiata famiglia di avvocati e industriali, futuri fondatori, tra l’altro, della Philips. o vogliamo dire che Marx non ha saputo interpretare le necessità del proletariato, leggere nel cuore del popolo?

penso sia sbagliatissimo far passare il principio che soltanto chi si è fatto un gran culo e ha lavorato in un call center sia in grado di capire, e interpretare, e scrivere la ragioni del popolo. talvolta, invece, ci vuole uno speciale distacco per meglio analizzare e trovare soluzioni. odio il razzismo al contrario. sono fiera della mia natura snob, di aver avuto la possibilità di studiare, senza, peraltro, toglierla ad altri.

se San Francesco non avesse avuto ricchi abiti da togliersi non sarebbe mai diventato una leggenda della cristianità. se San Francesco fosse stato povero, non avrebbe mai ceduto i propri ricchi abiti. e poi Leopardi, Flaubert, Balzac, Ginzburg, Morante, Manzoni, Moravia, ma fino ai più attuali Mari, Covacich, non mi pare abbiano lavorato in fabbrica ma credo, mi sembra, fossero e siano ben calati nel loro tempo e nella loro realtà.

un’ultima cosa, cara Michela Murgia: l’editoria è l’ultimo posto dove trovare meritocrazia e accoglienza, lo vedi anche tu che a parte rarissimi casi si pubblica solo per via parentale.

qui il mio ultimo romanzo serio

qui i miei racconti porcissimi

 

tra assorbenti e salvaslip

quando si parla di letteratura, non immaginate Balzac che chiacchiera per gli Champs Elysée sottobraccio a Victor Hugo sul destino di Flaubert e dei suoi capolavori, e di quanto quest’ultimo fosse schivo, e disgustato dalle cronache mondane, dalla critica e dalle invidie tra colleghi, tanto da voler tenere soltanto per sé anche la Bovary.

togliamoci dalla testa che l’editoria sia  punto di osservazione o di arrivo di persone come Paolo Volponi, ingegnere prima di tutto e uomo politico interno al PCI, sostenitore dell’autonomia delle regioni e dell’organicità dell’intellettuale, che negli uffici Olivetti disquisiva assieme a Carlo Emilio Gadda sulla lingua italiana, i dialetti, e la funzione dell’intellettuale nella società.

non pensiamo a Calvino, che nella redazione Einaudi faceva riunioni fiume con Munari per decidere la nuova grafica di una collana editoriale. no. immaginate due ventenni prive di qualunque pulsione vitale non sia twittare sciocchezze su se stesse, i propri umori e amori, litigare circa la paternità di una cosa, un affare, un oggetto che starebbe bene, non fosse così spesso, sotto la gamba di un tavolo, e che loro definiscono romanzo, con buona pace di Kundera; un prodotto che ha venduto milioni di copie a milioni di figli di milioni di genitori incapaci di mettere loro in mano qualcosa di più formativo.

è così che tal @dueditanelcuore, Denise d’Angelilli, di cui non trovo né biografia né titoli pubblicati, venti ore fa su twitter digita “La storia è questa: “Succede” di @sofia_viscardi. Pensate che lo abbia scritto lei? No. Sapete chi lo ha scritto? IO. L’HO SCRITTO IO“.

e tra screen shot e maiuscole si scatena un putiferio cui partecipano fan increduli, fan addolorati e fan insultatori. una discussione così terra terra, che farne un riassunto sensato mi pare impresa titanica, non di certo il carteggio tra Gary e Geneviève Dormann sulla paternità dei romanzi di Ajar, e che non verte su sintassi, vizi di forma o voce poetica, ma su mestruazioni e nervosismo, ipocrisia e sete di celebrità.

una cosa soltanto l’antagonista della spalla di Augias in TV l’ha detta giusta: “Basta gente di talento messa in disparte da ‘sti quattro youtuber. Ma trovatevi un lavoro vero“. ecco, cara “dueditanelcuore”, tu che a 20 anni e sostieni di aver vissuto mille vite, mettiti una mano intera sul cuore, e prova a trovartelo anche tu un lavoro.